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9 maggio 2013 ,

Taras Bul'ba

AMUR

2012 - Wallace, Lizard

Taras Bul'ba - AmurTaras Bul'ba, il nome rubato ad un racconto di Nikolaj Gogol', è un power trio strumentale milanese attivo dal 1996 a cui piace giocare e sperimentare con la materia rock, trovando impossibili arterie di comunicazione tra math rock, industrial rock, pellegrinaggi post (rock, punk), dinamiche funk-blues, perdizioni psichedeliche e slanci hardcore. “Amur”, che poco o nulla ha a che fare con i sentimenti amorosi quanto piuttosto con le linee di divisione e conflitto (l'Amur è infatti un fiume che funge da confine tra Russia e Cina, teatro, in tempi di guerra fredda, di conflitti a bassa intensità tra le due superpotenze), è il loro quinto disco, un lavoro che ci ripropone la band in forma smagliante fare a pezzi la matematica rock con un suono cupo e a tratti industriale, fragoroso, quadrato e metallico, attraversato da distorsioni, rumori di fondo, contaminazioni orientali, voci appena accennate e urla lancinanti. Devastante, raffinato, rumoroso e delicato al tempo stesso, “Amur” si muove a passi da gigante sui confini e sui conflitti regalandoci perle post-rock che esplodono in fragorose deviazioni math-noise (l'opening track Coup De Grace), squarci di violenza post-hardcore dal sapore quasi industrial e dal retrogusto orientale (Short Drop). Psicofonia è un arrembante funk industriale sghembo e schizoide. Hardcore, noise, funk e linee blues vanno splendidamente a braccetto in My Name Is Igor, picco compositivo della scrittura dei Taras, un pezzo che cita Fantomas e Pop Group senza risultare derivativi né degli uni né degli altri. Chiude il lotto la suite psichedelica in salsa post-industrial di Ior, che manda a benedire qualsiasi tentativo di codificazione tradizionale e ci consegna un disco di rock sperimentale a tutto tondo, che può, a seconda dei casi, annoiare profondamente o lasciare ammaliati. Indubbiamente coraggioso.

Leonardo 'Kaosleo' Annulli

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