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26 maggio 2016 , ,

Gabriele Bellini

ACOUSTIC SPACES

1 settembre 2015 - Quarock Records

Atmosfere da film noir che evocano certe produzioni dei Lounge Lizards ci accolgono appena sul lettore CD parte “Acoustic Spaces”, di Gabriele Bellini. Ma dopo questa inaspettata e roboante partenza di colpo tutto si attenua, per dare spazio al virtuosismo belliniano sul manico della sua sei corde.

Ebbene sì, siamo di fronte a un’opera dove la chitarra classica ricopre un ruolo principe. Essa è quasi totalmente assoluta protagonista nelle dieci tracce, anche se qua e là, a movimentare le cose in modo del tutto inaspettato, arrivano i loops elettronici di Franco Poggiali Berlinghieri, la batteria e le percussioni di Michel Agostini, la voce della soprano Claire Briant Nesti.

 

Bellini, un nome da lungo tempo conosciuto e apprezzato, sia nel mondo del metal, sia come insegnante di musica, è chitarrista dal tocco sopraffino e dalla tecnica invidiabile, capace di passare da impennate energiche ad armonici definiti e squillanti, di effettuare scale velocissime, di percuotere la cassa armonica e di andare a “stuzzicare” laddove le corde escono dal manico per congiungersi alle meccaniche. Domina parecchi linguaggi, dalla classica al blues, e li alterna con gusto e sapienza in un’opera veramente completa, nella quale troviamo jazz e new-age, il Brasile e il Flamenco, Django Reinhardt e la fusion. Il suono della chitarra è decisamente ben prodotto, definito, poco riverberato, qua e là trattato in modo tale da non far avvertire l’assenza di un’elettrica. Questo lavoro, a quanto si legge sul sito ufficiale, è stato interamente composto, arrangiato, eseguito, registrato e mixato in meno di un mese presso gli studi “La Fucina” di Firenze, ed ascoltando il risultato sembra impossibile che si sia arrivati ad un’opera di tale compiutezza in così poco tempo.

Probabilmente siamo di fronte a un album che verrà apprezzato di più dagli “addetti ai lavori”, dai chitarristi che coglieranno ogni sfumatura delle tecniche e degli stili applicati ai vari brani e dai sound engineers che si beeranno della produzione del suono “aperta” e dettagliata. Ma le tracce sono talmente eclettiche e imprevedibili da non annoiare mai, neanche gli ascoltatori meno preparati sul piano teorico.

Alberto Sgarlato

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