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11 gennaio 2013

MARIANGELA MELATO: una vita per l’arte


Se è vero che è il cinema a consegnare alla fama e alla popolarità un attore, è altrettanto vero che Mariangela Melato, che ci ha tristemente lasciato questa mattina non era solo un’attrice cinematografica, anzi, Mariangela Melato era "tutto”. Teatrante, ballerina, pittrice, cantante, contorsionista e donna nel senso più ampio di questa parola. Una donna intelligente, colta, simpatica, modesta, non bellissima ma assolutamente affascinante, ironica, capace di scegliere nella vita e nel lavoro e bravissima nel suo mestiere. Fu un’infanzia non particolarmente felice, che lei non volle mai raccontare nei dettagli, a darle quel senso di rivalsa che le permise di catapultarsi nell’arte della recitazione forte, oltre che suo indiscusso talento, di quella voce profonda, leggermente roca, particolare e riconoscibilissima tra mille che divenne il suo marchio di
Melato-Il-Dolorefabbrica sia quando arrotava la erre come la miliardaria milanese e "bottana industriale” del suo film più famoso, "Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, sia quando in teatro, in "Medea” o in "Anna dei miracoli” abbandonava ogni accento regionale per una recitazione perfetta e così sentita che anche il più cinico degli spettatori non poteva fare a meno di commuoversi.

 

Una vita privata normale con qualche compagno mai sbandierato, felicemente zitella come lei stessa diceva (odiava il termine single) negli ultimi anni, senza figli e senza il minimo rammarico per non averne avuti. La recitazione riempiva la sua vita; nel cinema, dove lavorò in oltre cinquanta film coi più grandi autori e registi italiani e stranieri, in teatro dove fu attrice per Dario Fo, Visconti, Ronconi, Garinei e Giovannini e molti altri, e in televisione, dove dopo una ventina di ruoli interpretati durante la sua lunga carriera ci ha regalato recentemente, quando già era in ostaggio della malattia, la toccante interpretazione di "Filumena Marturano” di Eduardo, accanto a Massimo Ranieri.

 

Un’attrice completa che poteva passare dai ruoli più comici di tanti film brillanti, ai registri più drammatici di un Pirandello ("Vestire gli ignudi”) o di Shakespeare ("La bisbetica domata”), una donna moderna, aperta, ma mai scandalosa, che ammetteva candidamente che avrebbe anche potuto innamorarsi di una donna senza escludere che sarebbe anche potuto capitare. Vincitrice di innumerevoli premi teatrali e cinematografici e di qualche onorificenza istituzionale al merito per il suo contributo allo sviluppo del teatro italiano, Mariangela Melato mi piace ricordarla in due momenti topici della sua carriera, cheMelato-Mariangela- racchiudono i due estremi del suo essere attrice a tutto tondo e completamente in antitesi tra loro: il suo famosissimo e sensuale “sodomizzami” sempre nel film "Travolti… “ rivolto al coatto e sbigottito siciliano Giancarlo Giannini che non capisce neppure di cosa si sta parlando, e il suo ruolo drammatico di donna insoddisfatta, insicura e fragile accanto a Giorgio Gaber (anche autore) ne "Il caso di Alessandro e Maria”.  Mariangela Melato ci lascia con piccolo rammarico: avrebbe voluto mettere in scena e interpretare “Amleto”; non ha fatto in tempo; il rammarico è anche nostro, ma siamo sicuri che l’avrebbe fatto benissimo. Dopotutto Amleto è l’anagramma di Melato.

Maurizio Pupi Bracali

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