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23 luglio 2013

IL BIOPOTERE


L’invasione di politici che affligge la programmazione tv può essere un buono spunto per riflettere su come la classe dirigente ha mutato nel tempo sia la propria immagine che la gestione dei sudditi. Fino all’inizio del secolo scorso il monarca, o il dittatore, cercava di dare un’ impressione di potenza, metafora di immortalità e quindi di divinità: pensiamo alle imprese sportive di Mao o di Mussolini. Così l’immagine del potere era soprattutto quella di un corpo atletico, coperto di medaglie, o di vesti lussuose, come nel caso dei re. Allo stesso modo, come spiega il filosofo Foucault in “Sorvegliare e punire”, erano i corpi dei sudditi ad essere controllati, imprigionati e puniti con la tortura e la morte se tradivano il potere (o la cultura dominante, nel caso degli eretici). Col dopoguerra, complice la sempre maggiore richiesta di libertà, il potere è costretto a cambiare volto ed a mostrarsi rassicurante, sorridente, addirittura simpatico: è J.F. Kennedy, il presidente giovane ed elegante con moglie dal look da modella al suo fianco, il perfetto esempio di quello che il filosofo Regis Debray definisce “lo stato seduttore”.

 

É ovvio che un governante di questo tipo non possa tiranneggiare il popolo. Perciò la scommessa politica non è più imbrigliare i corpi ma le menti. La classe dominante diventa tale non in quanto detentrice di forza militare o economica, ma quanto più è in grado di inculcare nel comportamento dei cittadini i modelli vincenti. É quello che Negri e Hardt chiamano il “biopotere”. L’enorme sviluppo dei media ha permesso l’imposizione  di questi modelli: la famiglia moderna, per es. con uno o due figli e la moglie casalinga è, come dice lo psicoterapeuta Paolo Bertrando, un invenzione del cinema hollywoodiano: ogni figliotoninegri sono quindici giorni di lavoro in più per lo sceneggiatore. Da circa 20 anni poi possiamo notare un ulteriore svolta. Alla rivoluzione, più sognata che reale, degli anni’60/’70 ha fatto seguito una reazione che ha portato al potere una destra populista, i cui rappresentanti cercano di ridurre ulteriormente le distanze tra se stessi e i sudditi, fino addirittura a rinforzare una propria immagine di allegri gaffeurs, come nel caso di Berlusconi e Bush. I modelli di comportamento offerti dai media, ma sarebbe il caso di dire dal medium, ormai unico e trionfante, la tv (che spesso appartiene ai politici o a grandi magnati loro amici) diventano sempre più grossolani e facili da raggiungere, e conditi da pseudotrasgressioni a buon mercato.

 

L’eretico non viene più bruciato, ma invitato a trasmissioni dove ospiti professionisti sanno come farlo apparire ridicolo. L’alternativa, per lui, è affidarsi a piccole realtà autoprodotte, che però arrivano a pochi eletti che già la pensano come lui.Tutto ciò è paradossale poiché, in una società basata sul mercato e la concorrenza, il moltiplicarsi dei punti di vista sarebbe manna dal cielo. Ma il mercante, che raramente è intelligente e quindi è conservatore (o viceversa, che è lo stesso) ha paura di quella libertà che pure invoca in altre situazioni e perciò mette in atto la più subdola delle censure, il “non si pubblica perché non interessa”. Non si sfugge quindi al biopotere? No, l’antidoto esiste, ce lo prescrivono ancora Negri e Hardt, è “essere creativi e profetici”. L’opposizione deve essere in primo luogo estetica: non ci si può adeguare ai canoni estetici dominanti, altrimenti si fa la fine dei Ricci e delle Fallaci, che diventano i figli prediletti del sistema che credono di combattere. Lo strano di oggi è il normale di domani, perciò, come diceva Buddha si deve navigare il fiume del costante cambiamento.

Alfredo Sgarlato

Nella fotografia: Toni Negri e Michael Hardt


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