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15 dicembre 2012

CONCERTI ROCK ED ORARI DA VAMPIRI: UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA


L'Italia è proprio un paese unico al mondo. Pur straordinario per le sue ricchezze artistiche e paesaggistiche è ormai universalmente conosciuta nel mondo per furbizia, disonestà e corruzione. Non è fama perfettamente meritata sia chiaro, la gran massa della popolazione è formata da persone oneste, ma l'argomento che andiamo a trattare inquadra bene la mentalità dell'italiano tipo. I concerti rock sono una delle più belle aggregazioni di persone che si possono trovare, si fanno sempre conoscenze, si ascolta della buona musica, spesso si riesce pure a vedere da vicino gli artisti che suonano. Tutto molto bello insomma. Quello che non va da noi è il modo di proporre promuovere ed incoraggiare tali avvenimenti. La prendo larga. In Inghilterra e negli Stati Uniti, paesi mille miglia più avanti di noi in tale materia gli spettacoli hanno sempre un orario d'inizio per così dire civile, si inizia regolarmente in orario, in una fascia compresa fra le 18.30 pomeridiane fino massimo alle 21.30, anche se quest'ultimo orario molto di rado viene sfiorato.

 

Chiunque arriva  tranquillo alla location, col suo biglietto comprato in prevendita, spesso a prezzo ridotto rispetto al botteghino, perché la fedeltà laggiù viene ripagata e premiata mentre da noi indovinate un pò?  Chiaramente avviene l'esatto contrario, chi compra prima paga di più, molto di più, fino al 20% oltre il prezzo reclamizzato. Prendo ad esempio dei big come i Radiohead che avevano messo in vendita i tickets per la tournée italiana alla modica cifra di 50 euro, poi vergognosamente lievitata a quasi 60 per diritti di prevendita ed altro. Molto grave il tutto ma non è esattamente quello di cui voglio dibattere. Per il povero appassionato di musica quando si tratta di vedere dal vivo i propri beniamini le cose di complicano. E molto. In pratica che succede da noi? Fin quando si tratta di concerti all'aperto o megaraduni di superstar tutto fila liscio, magari lo spettatore non vede nulla per l'enorme quantità di persone però per lo meno non più tardi di mezzanotte il tutto è finito, anche per problemi di quiete pubblica.

 

Come una sorta di vendetta i gestori dei locali più piccoli, auditorium, piccoli teatri, rock clubs o come li volete chiamare applicano ai piccoli concerti la stessa mentalità delle discoteche commerciali. Si fa a gara a chi arriva più tardi, prima di mezzanotte è da sfigati, prima bisogna ingrassare altri locali con aperitivi e giri di alcool a go-go. Nei piccoli locali si vedono le cose da questa identica prospettiva. Non è affatto raro leggere nella home page dei clubs avvisi tipo questi "apertura porte ore 23:00, inizio spettacoli ore 24:00". Cioè in pratica il povero rockettaro per godersi in pieno lo show deve appartenere a determinate categorie di persone. Principalmente sono due, vediamole.

 

La prima è quella tipica dello studente, meglio se universitario, magari figlio di papà, dico questo non per cattiveria ma perché una serata costa cara o molto cara a volte. Oltre al prezzo del biglietto, magari non oltre i 15 euro, ci sono le bevute, il cd da comprare, la t-shirt e menate varie. Dicevo lo studente perché non avendo obblighi così stretti di orario se ne frega altamente se in piena notte è finito il tutto, tanto che gli cambia? Lo stesso si applica ad una ben più triste categoria, i disoccupati. Chi non ha il lavoro ha certo pieno diritto come gli altri di vedersi il suo bello spettacolo, chiaro, visto anche il sacrificio che sopporta,  motivo in più per essere rispettato e considerato. Per ricompensa invece si aspetta sempre l'ora dei licantropi e dei vampiri per dare inizio agli spettacoli. Prima il gruppo di spalla, magari alle 22.30/23.00, sì con calma, poi quando è ora di ritirarsi nel proprio lettino bisogna sforzarsi di rimanere svegli perché comincia lo show vero e proprio.

 

Non è infrequente guardandosi intorno, vedere gli sguardi rassegnati degli astanti che tristemente si ricordano di vivere in un paese del cavolo (eufemismo) che non ha rispetto per nessuno. Se parli con gli organizzatori o proprietari ti senti piovere risposte tipo " si comincia tardi perché fino alle 23 non arriva nessuno". Ma di chi è la colpa di tutto questo? Perché da altre parti in Europa non succede mai o quasi mai? Se si cominciasse, parlo dei gestori dei locali,  uno alla volta a dire chiaro e tondo che non è più così, che si inizia ad un orario decente, se non è oggi magari un domani a forza di perdersi l'inizio dei concerti la massa prima o poi si adeguerebbe. Vogliamo poi parlare dei musicisti? I più penalizzati sono proprio loro. Con grande fatica riescono ad autoprodursi i propri dischi, a farsi promozione, ad organizzare piccoli tour spesso con spostamenti giornalieri di parecchi chilometri. I più sovente hanno un altro lavoro che gli permette di mangiare tutti i giorni, perché con la musica underground difficilmente ci si riempie lo stomaco.

 

Fanno quindi tutto solo per passione perché quasi sempre sono ben poco retribuiti, i conti alla fine devono tornare innanzitutto ai clubs, che non lavorano certo per beneficenza.  A peggiorare le cose poi di frequente l'acustica dei locali è deficitaria, essi stessi non sono attrezzati tecnicamente per la musica live, ovvero spesso è meglio per un gestore avere in casa un bravo barista che un tecnico del mixer. Quello che appare palese è che i locali rock, in larga misura, i soldi li fanno - chi li fa - più con le bevande alcoliche che con la musica e tutto quello che c'è dietro. Cioè gli importa meno di zero degli spettatori, che magari hanno lavorato otto ore e sono già stanchi di partenza: non gli frega niente se quelli sono venuti lì per ascoltare la musica, a loro basta che consumino. Meglio se più di una volta.

 

Aggiungiamo poi che spesso le programmazioni dei clubs sono sempre le stesse, nessuno vuole rischiare di portare l'emerito sconosciuto, magari bravissimo, ma che lascia vuoto il locale. Ci ritroviamo infine ad assistere a concerti dove il frontman del gruppo dà il via al concerto trovandosi di fronte folle sbadiglianti che si reggono in piedi a malapena, con lo sguardo fisso sull'orologio pensando alla sveglia del mattino dopo. Davvero terribile l'esperienza per i gruppi stranieri che, come se in Italia esistesse un fuso orario spostato in avanti di 4 ore, devono per cause di forza maggiore esibirsi in orari da pigiama. E poi magari il pubblico si lamenta perché lo show dura poco! Di rimando "All’ una massimo si deve smettere". Idiozie. Cominciare prima no eh?

 

Ma a chi gestisce la musica che gliene importa di questo? Loro non vogliono lo spettatore rock, dell'appassionato se ne sbattono, loro cercano il nottambulo, se alcolizzato meglio, hanno fatto bingo. Mi rattrista molto scrivere tutto questo, è uno sfogo maturato da decenni di delusioni,  ma sono in attesa che qualcuno mi contraddica. Certo come sempre non è la regola fissa al 100% ma la percentuale è solo un tantino più bassa. Mi piacerebbe tantissimo che queste note le leggessero almeno 2-3 gestori di locali che sono soliti adeguarsi alle pessime usanze di cui vi ho parlato fino ad ora. Vi ricordo al proposito che lo spazio sotto all'articolo per i commenti è aperto a tutti, vi raccomando solo moderazione. Grazie per quelli che leggeranno, un loro parere, di qualsiasi natura, sarebbe per me e Distorsioni di grande aiuto, per capire e comprendere il solito mistero all'italiana. 

 

Ricardo Martillos

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