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18 agosto 2013

C’era una volta La Bussola – Ricordo di Sergio Bernardini


"Chi dimentica il proprio passato dimentica il proprio futuro": potrebbe essere questo assioma ad avvalorare e giustificare un ricordo di Sergio Bernardini, a quasi vent'anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 2 ottobre 1993 (aveva 68 anni) per un incidente stradale. Bernardini, sconosciuto ai più giovani ma certamente nella memoria dei più adulti, è stato un grande personaggio, indispensabile per la musica italiana.
Senza di lui, forse oggi saremmo in Italia vent'anni indietro. Iniziò la sua carriera di impresario musicale subito dopo la guerra, aprendo a Viareggio La Capannina e scritturando subito gli Hot Jazz (trio di cui faceva parte anche Piero Angela, sì proprio l'artefice di Quark, che allora suonava jazz al pianoforte). bernardiniContemporaneamente organizzò il primo Festival della canzone italiana anticipando Sanremo. Sempre in Versilia, ma a Camaiore, rilevò La Bussola  che diventerà negli anni 50 e 60 un nodo importante per la musica e lo spettacolo del nostro paese. Grazie a lui, vero e proprio talent-scout, si affermarono artisti come Renato Carosone, Domenico Modugno, Mina, Umberto Bindi, Gino Paoli, Adriano Celentano, Peppino Di Capri, Luigi Tenco e tanti altri che altrimenti sarebbero rimasti nell'anonimato.

 

Uomo galante, manager attento e di gran fiuto ed allo stesso tempo signore dal profondo spessore umano. Furono proprio queste sue peculiarità a renderlo amico e confidente di molti dei personaggi che passavano dal suo locale. Artisti che lui amava chiamare con tono affettuoso 'nipotini'. Era però anche molto coraggioso: balli come il twist ed il madison furono lanciati proprio nel suo ritrovo; riuscì inoltre a portare in palcoscenico anche grandi personaggi del teatro e della televisione, novità assoluta per quei tempi. Negli anni sessanta internazionalizzò La Bussola, invitando celebrità di fama mondiale, quali Frank Sinatra, Josephine Baker, Louis Armstrong, i Platters, Aretha Franklin, Chuck Berry etc ... fino ad allora grandi assenti dalle scene musicali italiane. Il declino bussoladella Bussola incominciò con il 1968 con la famosa contestazione del movimento giovanile che riteneva il locale 'tempio della borghesia italiana'.

 

Bernardini fu costretto a vendere, ma lo fece nella consapevolezza che ormai la Bussola avesse fatto il suo tempo. Nell'intento di interpretare le nuove esigenze giovanili ed i fermenti che sull'onda dei modelli di Woodstock si affermavano anche in Italia, acquistò un tendone che chiamò Bussola Domani, spazio capiente ma non abbastanza da contenere i desideri di evasione che animavano i giovani di allora, più inclini ai grandi spazi aperti ed ai viaggi che non a fissi punti d'incontro. Agli inizi degli anni 80 Bernardini cede anche quel tendone ma rimane sempre nel suo mondo: scrive un libro autobiografico insieme al fratello dal titolo "Non ho mai perso la bussola" e incomincia a preparare un film per la Rai, di cui purtroppo non ha potuto scrivere il finale. Con lui scomparve una berna-minafigura chiave della musica leggera italiana degli anni anni cinquanta e sessanta. Il boom economico di quel periodo incrementò negli italiani il desiderio di balli, musica e divertimenti nuovi: Sergio Bernardini seppe cogliere queste istanze. Egli sprovincializzò la canzone nostrana, dandole una veste internazionale: un eclettico innovatore cui dobbiamo tutti essere grati.

Marco Bellomo

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