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8 luglio 2014

Ascesa e caduta dell’industria discografica: dal vinile allo store virtuale


Il Vinile. All'inizio fu quel bellissimo oggetto di forma circolare in plastica nera, che vedevamo girare con occhi rapiti sui nostri giradischi, a velocità che variavano dai 33 ai 45 e 78 giri al minuto. L'origine del policarbonato di vinile risale al 1948, sostituendo di fatto la vecchia gommalacca ed ha come primo formato utilizzato il 45 giri, ascesavinyl player (1)molto diffuso al tempo grazie ai leggendari juke box, diventati adesso oggetto di culto collezionistico. Il formato a 33 giri girando ad una velocità di rotazione più bassa permetteva di contenere più musica, con punte massime di 40-45  minuti totali, non oltre per non compromettere una buona qualità della registrazione. Oltre a quello i dischi in plastica nera avevano il vantaggio di avere una confezione esterna, ed interna,  che spesso era una vera e propria opera d'arte. Memorabili rimangono le copertine di molti dischi, in special modo quelle coloratissime della psichedelia dei sixties ma pure gli inserti con testi e poster ed i magnifici disegni che facevano bella mostra di sé sulle opere del famigerato progressive rock, Yes, Genesis ed affini, tanto amato nella nostra penisola. E molto frequenti diventavano fra gli aficionados i viaggi oltremanica, nella Londraascesadischi-45-e-33-giri (1) leggendaria, dove erano custoditi gran parte dei tesori in plastica nera, oggetti del desiderio dei famelici appassionati di musica, pronti a sborsare cifre folli per aggiudicarseli. Ci si ritrovava fra amici per scambiarsi impressioni e visioni della propria collezione. Presto anche in Italia si cominciarono a vedere i primi negozi che importavano dall'estero oppure quelli che tramite le riviste specializzate vendevano per corrispondenza. Ma tutto questo poteva durare per sempre?

 

 

ANNI OTTANTA,  ARRIVA IL COMPACT DISC

 

A rispondere alla domanda ci pensò l'olandese Philips che sul finire degli anni settanta se ne uscì con una delle maggiori invenzioni in campo musicale, il compact disc. Chiamiamola la prima rivoluzione. Di dimensioni ridottissime, con una qualità audio Compact_Disc-Korrosion-00apparentemente stupefacente grazie alle tecnologie digitali, ed una capacità di ben 80 minuti che per molti artisti, e case discografiche, sarà un ancora di salvezza. C'era solo da fissare la data del funerale del vinile e poi il nuovo standard avrebbe sostituito gli obsoleti vinili. Il panico già cominciava a diffondersi fra le migliaia di collezionisti di dischi, come ad un bambino al quale viene tolto il giocattolo preferito. Un castello di carte che crolla improvvisamente, una realtà completamente stravolta, la fine di un sogno. Tra le altre cose i cd presentavano un costo d'acquisto esagerato ed ingiustificato considerato il bassissimo costo di produzione del dischetto d'alluminio. Prima ma non ultima scorrettezza delle case discografiche. I primi cd immessi sul mercato nell'anno 1982 - parliamo sempre di  musica rock - lasciavano alquanto a desiderare in quanto a qualità sonora. Spesso erano soltanto dei trasferimenti e conversioni dall'analogico del vinile al digitale con risultati non sempre soddisfacenti, con bassa dinamica e con un suono freddo all'ascolto. Ma col tempo  le cose migliorarono e con le nuove tecnologie si arrivò a livelli davvero eccellenti. Ma chi aveva le orecchie allenate da anni d'ascolti di dischi in vinile storceva la bocca e voltava le spalle al nuovo arrivato. La cosa più triste èenglish-compact-disc-player-carousel-three-cds che riducendosi drasticamente la fabbricazione del vecchio formato, se un appassionato di musica voleva far sua una nuova uscita discografica era condannato a comprarlo in cd. Un ricatto bello e buono. Ma dobbiamo anche dare qualche merito al cd e sinceramente  non sono pochi. E' grazie alla straordinaria capacità di contenere molta musica al suo interno che sono uscite molte registrazioni di storici concerti contenuti in uno, massimo due dischi, mantenendo uno qualità d'ascolto elevato. Memorabili rimangono molti lost show di grandi artisti del passato che credevamo perduti e che grazie al cd abbiamo avuto la possibilità di sentire per la prima volta.

 

 

LA GRANDE TRUFFA DELLE BONUS TRACKS

 

Qui entrano in ballo anche le bonus tracks. Alle voraci case discografiche non è parso vero rinfrescare vecchi edizioni di classici del passato infarcendole di pezzi aggiuntivi che molto spesso, nulla tolgono né aggiungono al disco originale. Un vero e proprio  rock'nbonus tracks roll swindle per citare Johnny Rotten e Sid Vicious. In pratica alla tracklist primigenia vengono aggiunti dei demo o le cosiddette alternate versions sfruttando i molti minuti a disposizione sopra il dischetto. Si invita il pesce, l'acquirente, ad abboccare all'amo, offrendogli degli allettanti brani non presenti in origine spacciandoli per inediti assoluti. Raramente si trovano delle vere chicche, al massimo qualche raro retro di vecchi 45 giri ma sono gocce nell'oceano. Si ripesca pure qualche traccia live perduta per giustificare le nuove edizioni. Oppure la doppia versione stereo + mono che all'utente medio interessano ben poco. Merce per fini intenditori che riescono a cogliere le differenze fra le due registrazioni.

 

 

UNA RIVOLUZIONE CHIAMATA MP3

 

ascesaNapster (1)Se il formato compact disc sembrava garantire sonni tranquilli alle major discografiche, esse non avevano fatto i conti con i passi da gigante delle nuove tecnologie. Nuvole minacciose facevano capolino sulle scrivanie dei boss del mercato musicale. La diffusione su larga scala di Internet equivaleva per loro a una coltellata nel petto. Il fenomeno del file sharing era ormai alle porte. Se il cosiddetto World Wide Web risale al 1991, alla fine di quel decennio si profila all'orizzonte un demone chiamato Napster. Si deve ad un italiano, Leonardo Chiariglione la fondazione del Moving Picture Exper Group (Mpeg) che darà come frutto il nuovo formato di riferimento audio, il famigerato mp3. La seconda rivoluzione. Un nuovo state of life per tanti incoscienti ascoltatori. Un must per le young generation. Un diavolo per gli audiofili incalliti. Come dargli torto, se pensiamo che gli mp3 sono in pratica files musicali compressi, quindi di qualità pessima, che hanno l'unico vantaggio di avere dimensioni ridotte, perfetti quindi per immagazzinarne a migliaiaascesa3G_ipod_in_dock sui nuovi riproduttori? I lettori mp3 da tenere in tasca che non possono in alcun modo essere un alternativa ai vecchi giradischi. Ma torniamo a Napster. Lo studente di Boston, Shawn Fanning, 18 anni appena, ha il colpo di genio e sul finire del millennio, nel 1999, inventa un sistema denominato peer-to-peer che permette a milioni di utenti di scambiarsi files musicali in rete senza pagare un solo centesimo, bypassando in pratica le case discografiche. Lo chiamerà appunto Napster ma durerà soltanto 3 anni dopo continue denunce di violazione di diritti d'autore, che avranno come headliner i Metallica, da quel momento odiati da gran parte degli scaricatori folli del web. Pericolo scampato quindi?

 

Niente di tutto ciò. Anzi. Se Napster aveva spalancato una porta, anzi un portale, altre cento se ne sarebbero aperte. E così il fenomeno peer-to-peer ha continuato inarrestabile a germogliare, sono venute al mondo nuove creature chiamate E-mule - il più noto -, Torrent e tutti quegli host che permettono la condivisione ed il download selvaggio. Ci si mette di mezzo anche Youtube, il più noto sito di video della rete, che con qualità audio vergognosa emuleregala ai propri utenti singoli brani o album interi, e film, senza incorrere in alcuna sanzione pecuniaria. Non è chiaro perché un host molto noto come Megaupload abbia pagato per tutti mentre "i tipi del tubo" continuano a vivere indisturbati. Mistero assoluto, forse un giorno ne sapremo di più. Intanto segue inarrestabile l'ondata di files musicali a disposizione della massa, ben contenta di avere comodamente sul pc di casa le discografie complete dei propri artisti preferiti, senza spendere una lira. Il tutto ha conseguenze disastrose sul mercato occupazionale, con licenziamenti a cascatadiscogs-release oltre alla chiusura di molti storici e gloriosi negozi di dischi. Il collasso o proprio la fine anche dell'industria discografica? Incapace di reagire a continui attacchi dei pirati della rete si sente messa alle corde e non sa trovare una via d'uscita. Intanto con l'avvento dell'euro i mancati introiti derivanti dalla vendita dei cd vengono compensati con un aumento mostruoso dei biglietti dei concerti, specie degli artisti più noti, le rockstar. Il tutto più che un risarcimento appare una sorta di vendetta. Ma i dischi si devono vendere ancora, come fare? Una bella mano la danno i siti web come Amazon, Cd Universe, Discogs, Play com o i nostri Feltrinelli e I.B.S. che con prezzi molto ridotti mettono a disposizione degli internauti cataloghi musicali immensi. I cd poi, per sopravvivenza, si vendono anche nelle grandi catene  alimentari oltre che in librerie e negozi di elettronica, stritolando il piccolo negozio privato. Se a Londra prima esistevano diverse decine di negozi in vinile ora ci sono pure le Mostre del Disco, Ebay con le sue aste on line ma qui non ci interessano al momento.

 

 

LA GRANDE TROVATA DELLE DELUXE, LEGACY, ANNIVERSARY E DEFINITIVE EDITION

 

ascesadeluxedeluxe edition (1)Per salvare capra e cavoli qualcosa le majors devono inventarsi. Ed ecco quindi l'ultima trovata in fatto di nuove e vecchie edizioni musicali. Quando esce un nuovo album, solitamente di artisti famosi, viene fatta uscire l'edizione regolare, così come sarebbe intesa dall'artista che l'ha registrata. Ma a breve distanza di tempo, a volte anche in contemporanea, viene proposta come alternativa più succulenta, la deluxe edition, sorta di disco allungato di altre 3-4 canzoni che potevano essere stipate tranquillamente sull'album ma che invece ad un prezzo sensibilmente più alto, magari con tanto di lussuoso libretto allegato - che nessuno o quasi legge - fanno tanto arrabbiare quei pochi che ancora acquistano cd originali e che si sentono, a ragione, presi per i fondelli. Lo stesso discorso che si applica per le nuove uscite vale a maggior ragione per i dischi vecchi, i cosiddetti classici. Cofanetti, box set, ristampe col poster originale piegato dieci volte per farcelo entrare. Con frequenza impressionante assistiamo a nuove mirabolanti uscite, denominate a seconda dei casi, legacy, definitive ed anniversary edition. In questoascesaspecialcollectoreditionThick (1) modo quando un disco ha festeggiato i 30 anni dall'uscita ci dobbiamo per forza di cose aspettare una edizione con qualcosa di inedito, non importa se di buona fattura, l'importante è che giustifichi la sua esistenza. Per i 40 anni succederà lo stesso, si dichiarerà sempre che quella è una volta per tutte l'edizione definitiva (conclusiva). A dare una mano all'industria del disco ha provveduto la cosiddetta retromania che ha fatto sì che pure il vinile ha visto una sorta di resurrezione negli ultimi anni, con tanto di festa annessa denominata Record Store Day. Sembra che adesso possedere un disco nella sua edizione in vinile rappresenti una sorta di status symbol.

 

 

EPILOGO:   Spotify - Deezer - Grooveshark - Bandcamp - Soundcloud 

 

bandcampD'accordo sul rilancio del vinile  ma purtroppo ormai il supporto fisico per ascoltare la musica sembra prossimo a tramontare. Il considerevole miglioramento della qualità audio dei files compressi, nelle loro estensioni Flac e AAC (della Apple) hanno fatto sì che gli hard disk degli appassionati siano sempre più carichi di tonnellate di musica scaricata più o meno legalmente. Un artista noto come Neil Young ha lanciato in questi giorni Pono,  il suo lettore portatile per i files flac. Cose inimmaginabili 40 anni fa. E questo non sarebbe nulla se a guastare i piani dei colossi musicali non fossero intervenute anche le nuove piattaforme d'ascolto in streaming via web. Dal primigenio Last Fm, adesso abbandonato a sè stesso siamo passati ai celebri Spotify, Deezer,ascesaSpotify (1) Grooveshark, e agli ottimi Bandcamp e Soundcloud dove migliaia d'artisti indipendenti propagandono la loro musica. Una sorta di terza rivoluzione d'ascolto. Chiunque disponga d'una connessione ad Internet può sentire tutta la musica che vuole eliminando in pratica il supporto fisico. Tutto un mondo virtuale che ci gira intorno. Vi starete chiedendo qualche sarà il prossimo passo? Chissà, forse ci impianteranno un microchip nel cervello e toccandoci la testa sentiremo la musica senza ricorrere alle cuffie. Un triste scenario si profila all'orizzonte, qui scherziamo ma in fondo poi nemmeno così tanto.

 

Ricardo Martillos

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