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7 agosto 2015

Rassegna di musica diversa. Omaggio a Demetrio Stratos 2015

Rassegna di musica diversa. Omaggio a Demetrio Stratos 26-27 Giugno 2015, Rocca di Cento (Fe)


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Nella splendida cornice della tardo trecentesca Rocca di Cento (Fe), si sono tenute le due serate della “Rassegna di musica diversa. Omaggio a Demetrio Stratos”.

La manifestazione in questione ha una storia importante in termini di impegno nella diffusione della musica di ricerca extra-colta e, dopo lo stop imposto dai luttuosi eventi tellurici che colpirono l’Emilia-Romagna nel maggio del 2012, è tornata quest’anno in pista con una serie di concerti di assoluto interesse.

Questo live report è stato scritto dal titolare del progetto solistico Genoma, Alessandro Serravalle, che ha tenuto una performance durante questa rassegna.

 

 

 

Venerdì 26 Giugno: Albert HeraR-11, GenomaExposurensemble, Runaway Totem

 

La due giorni è stata aperta dalla favolosa performance in solo di Albert Hera, vocalist dotato di notevole estensione e di frequenze basse in grado davvero di mandare in risonanza le casse toraciche dei presenti grazie anche ad un utilizzo creativo dell’elettronica. La sua esibizione è stata caratterizzata dall’alternarsi di sezioni albert_hera2quasi droniche dal sapore misticheggiante con cui l’artista di Cuneo esplorava tutto il proprio range vocale affidandosi a tecniche di emissione eterodosse e galvanizzando il pubblico nei suoi lunghi voli vocali, ad altre maggiormente improntate sulla costruzione di grooves mediante la creazione in tempo reale di interessanti loops poliritmici sui quali poi lasciare spazio all’improvvisazione. Hera definisce se stesso “narratore di suoni”. Attraverso l’esplorazione dell’elemento timbrico della voce, nella vita quotidiana per ovvi motivi legata invece all’aspetto semantico, egli ha condotto gli ascoltatori in un vero e proprio viaggio spazio-temporale. Sul palco sono poi saliti i giovani R-11, trio parmense dedito ad una sorta di jazz-rock decisamente obliquo e lontano dall’approccio muscolare ma sterile di molti adepti del genere. La potenza e l’incisività del basso di Michele Della Malva, il fantasioso drumming di Roberto Reggiani e il chitarrismo finalmente libero da clichès e licks pre-confezionati dell’ottimo Andrea Silvestri avevano già impressionato gli ascoltatori più attenti nel loro disco d’esordio, intitolato Waschmachine (Lizard records), assumendo connotati ancora più coinvolgenti durante la loro esibizione dal vivo.

 

genoma Cento 1È stata poi la volta del progetto solistico Genoma, il cui secondo CD, intitolato Silenzioso” è disponibile su etichetta Zeit Interference, costola di Lizard records. Attraverso di esso e alla libera improvvisazione che ne caratterizza le performance dal vivo, Alessandro Seravalle cerca da un lato di giungere ad una sorta di autognosi e dall’altro di curare se stesso mediante le virtù terapeutiche della musica. Affinché questo possa avvenire la conditio sine qua non è l’autenticità che, a sua volta, si scontra in modo frontale e senza possibilità di compromessi con l’idea di cliché applicata alla musica, imperante nella sue forme più becere. Dal punto di vista serravallefenomenico-sonoro-gestuale questo approccio interiore porta alle due citazioni che spesso aprono i concerti di Genoma. Il grande musicista francese Pierre Schaeffer parlava infatti di decondizionare lorecchio, ormai sclerotizzato in un ascolto standardizzato, mentre il filosofo austro-croato Ivan Illich, sebbene in un ambito diverso, ci offre la nozione di decolonizzazione dellimmaginario che Genoma cerco di applicare alla chitarra elettrica, icona stessa della musica rock e troppo spesso costretta in stereotipi sia esecutivi che timbrici ormai insopportabili e certamente non autentici. Il risultato di questo ruminare pensieri vischiosi (Guido Piovene, e titolo di una composizione di Genoma) è una musica astratta e materica al medesimo tempo, timbrica e, quando le cose funzionano davvero, inaspettata persino per chi sta suonando.

 

ExposurensembleAl termine dell’esibizione di Genoma il palco è stato occupato dai corregionali Exposurensemble, gruppo guidato da Mauro Bon che propone un affascinante miscela di post-classica, musica ambient (versante Brian Eno), minimalismo nella sua coniugazione più vicina a Philip Glass con puntate su certo sperimentalismo rock degli anni ’70 (in particolare Henry Cow et similia). La loro musica, frutto evidentemente di un lavoro di gruppo in cui ognuno dei musicisti contribuisce con la propria sensibilità, è sempre morbida ed ammaliante, decisamente credibile ed efficace e mai banale. Chiudono la splendida serata i Runaway Totem, storica progressive-rock band trentina guidata da Roberto Gottardi. Durante l’esibizione del primo brano, una Runaway Totem e Raffaello Regolirivisitazione di Pugni chiusi dei Ribelli, alla band si unisce Raffaello “Stratuz” Regoli, l’autentica mastermind dietro il festival, già allievo e amico di Demetrio Stratos. Regoli risalirà sul palco dei Runaway Totem per gustosi inserimenti vocalici calati all’interno del maelstrom sonoro creato dal gruppo. Una ricerca, la loro, estremamente sincera che, musicalmente, si situa da qualche parte tra lo zeuhl dei Magma e l’amato Frank Zappa. Ciò che traspare in ognuna delle note delle loro lunghe composizioni è un afflato spirituale evidente (Runaway Totem è formato da Esseri Cosmici, si legge nel loro sito), capace di coinvolgere senza riserve.

 

Sabato 27 Giugno 

 

boris_1_600x450La seconda serata ha visto l’esibizione dei partecipanti al corso di sperimentazione ed uso inconvenzionale della voce, seguita dalle performances di Pat Moonchy e Lucio Liguori (in collaborazione con la band bolognese prog-funk Esserelà, autori dell’ottimo Tuorluscito anch’esso per la meritoria Lizard records) seguiti da Boris Savoldelli, altro grande artista nell’ambito della sperimentazione vocale, e da Nevruz e il Collettivo Le Ossa.

Alessandro Seravalle

foto 2: Albert Hera - foto 4: Alessandro Seravalle, Genoma  - foto 7: Boris Savoldelli

 

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