Migliora leggibilitàStampa
22 gennaio 2015

Syndone + Il Tempio delle Clessidre

17 Gennaio 2015, Genova Bolzaneto, Teatro Govi


FrancescoIn un climaticamente mite sabato sera di metà gennaio, il teatro genovese “Rina e Gilberto Govi” ha ospitato un doppio concerto di due tra i nomi che oggi costituiscono la vera eccellenza del rock progressivo italiano: i Syndone e il Tempio delle Clessidre. Il tutto è stato organizzato da Marina Montobbio, donna coraggiosa che nel nome della sua passione spesso rischia in prima persona organizzando eventi di nicchia di elevata qualità. Pochi mesi fa, è stata la prima a portare in Italia, e per ben tre date, gli ungheresi Special Providence, una formazione strumentale tra jazz-rock e progressive metal che non aveva mai toccato il suolo della nostra nazione.

 

 

Syndone

 

Ma torniamo a questo recente evento genovese: aprono la serata i Syndone e la straordinaria originalità della loro proposta spicca già alla vista nell’istante in cui si apre il sipario, per via dell’atipica formazione, estesa a ben sei elementi ma, al tempo stesso, priva della chitarra elettrica. Il tastierista, fondatore e leader storico Nik Comoglio,Nik 2 infatti, riserva per sé dal vivo esclusivamente le parti di organo Hammond e gli assoli o i riff con un sintetizzatore analogico che, filtrato attraverso una robusta distorsione, non soltanto non fa rimpiangere l’assenza di una chitarra “cattiva”, ma addirittura la simula in modo molto efficace. Comoglio delega invece a Luigi Rivetti le parti di pianoforte, piano elettrico e Minimoog, mentre un’altra nota di deliziosa originalità è data dalla presenza in formazione della vibrafonista Marta Caldara che, nei rari momenti in cui non è impegnata con le quattro bacchette, aggiunge ulteriori parti di tastiere, spesso con suoni di flauti, archi o ottoni, a questo già ricco tessuto sinfonico. Completano la band il cantante Riccardo Ruggeri (impegnato anche alla chitarra acustica nei momenti in cui il robusto sound del gruppo si fa più intimista), il bassista Maurino Dellacqua e il batterista Martino Malacrida.

 

Un’ora circa di esibizione dei Syndone è incentrata principalmente sull’ultimo lavoro in studio, “Odysséas”, uscito all’inizio del 2014. La resa live del disco è ineccepibile e Malacrida non fa certo rimpiangere la presenza tra i solchi in studio di Marco Minnemann Ruggeri(collaboratore, tra gli altri, anche di Steven Wilson). Dal precedente lavoro “La bella è la bestia” viene riproposta, invece, la grintosissima Mercanti di gioia. Il patrimonio musicale dei Syndone attiene più al jazz, e ciò emerge soprattutto nelle lunghe fughe di piano, organo e vibrafono, mentre il Moog e il sintetizzatore suonato “guitar-like” ci riportano a trame legate alla tradizione prog italiana, ma mai banali o derivative, e sempre con una spruzzata di jazz-rock, tra il Banco e Jan Hammer, tanto per offrire due coordinate di riferimento di massima. Inoltre, chi ha ascoltato i lavori più recenti dei Syndone (su una discografia che a oggi conta cinque titoli), sa che questi album sono strutturati come vere e proprie liriche e Ruggeri, con un’estensione vocale impressionante e una grande fisicità sul palco, non incontra neanche il minimo problema nell’interpretare tutti i personaggi, maschili e femminili, che popolano le vicende narrate nell’universo syndoniano. 

 

Il Tempio delle Clessidre

 

Gremo e FabbriDopo un veloce cambio palco, il sipario si riapre sul Tempio delle Clessidre: attorno al nucleo storico costituito da Elisa Montaldo (tastiere e voce), Fabio Gremo (basso) e Giulio Canepa (chitarra e voce) da circa un anno ormai si è pienamente integrato nella formazione il cantante Francesco Ciapica, un frontman che letteralmente “divora” il palco con una forte carica di teatralità, una vena a tratti folle ma anche con la giusta autoironia. In questo concerto troviamo però una sorpresa: il batterista storico de ITDC, Paolo Tixi, è infatti in questo periodo superimpegnato e il suo posto dietro i tamburi è sostituito da Marco Fabbri, conosciuto soprattutto per la sua militanza nei milanesi The Watch, una delle più famose tribute-bands genesisiane a livello Elisa 2mondiale. La band in questo periodo ha dovuto affrontare numerosi impegni lavorativi e familiari (il chitarrista Giulio Canepa è diventato padre da pochi giorni) e ha avuto poco tempo per provare, come la stessa Elisa racconta dal palco durante una delle presentazioni dei brani, eppure ciò non traspare affatto: il sound è omogeneo, corposo, le esecuzioni pulite, senza sbavature, e anche l’innesto di Marco Fabbri funziona, in ogni stacco, in ogni passaggio, in ogni puntualizzazione ritmica.

 

GiulioE, in uno show incentrato soprattutto sull’album “Alienatura”, del 2013, la band riesce a farci assaggiare persino una golosa anticipazione: un brano inedito, intitolato La parola magica, che, dopo un inizio pianistico quasi jazz-rock di forte sapore canterburyano, esplode in tutta l’energia che contraddistingue il gruppo. Tra il materiale del primo album omonimo non può mai mancare dal vivo Danza esoterica di Datura, brano dedicato alle leggende delle streghe di Triora, nel quale la tastierista si porta al centro del palco per recitare le sue formule magiche, delegando al bassista Fabio Gremo il tappeto di Mellotron. Ma spesso gli show de ITDC riservano delle covers a sorpresa e stavolta tocca a Non mi rompete, Gremodoveroso omaggio a Francesco Di Giacomo a circa un anno dalla scomparsa. Concludendo: due band di altissimo livello per uno spettacolo che ha lasciato gli ascoltatori incollati alle poltroncine dal primo all’ultimo istante. Pubblico “delle grandi occasioni”, con musicisti, produttori discografici e giornalisti musicali provenienti un po’ da tutto il Nord Italia e persino da fuori dei nostri confini e partecipazione eccellente se rapportata agli esigui numeri a cui il progressive rock è ormai avvezzo, ma sempre troppo poco in proporzione a quanto meriterebbe un concerto di cotanta caratura.  

Alberto Sgarlato

Foto di Marina Montobbio          Foto 1:  Francesco Ciapica, de Il Tempio delle Clessidre

Inizio pagina