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3 Agosto 2012

PFM in Classic & Le Radici del Rock – Prog Village 20 - 21 luglio 2012, Golf Club, Viterbo


radici_PFM_viterboIl momento è arrivato: venerdì 20 luglio, dopo giorni di febbricitante attesa - a Roma ci sono oltre 40° - nel tardo pomeriggio prendiamo la strada che dalla Capitale ci porta al Prog Village, Viterbo non è dietro l’angolo e la Cassia a quell’ora non fa mai sentire soli. Per fortuna la strada è meno complicata del previsto e il servizio d’accoglienza è degno della location che ci ospita, il Golf Club di Viterbo. Parcheggio immenso, parcheggiatori solerti, all’entrata gentilezza e disponibilità per dare qualsiasi spiegazione. Più che un rock evento è un rock raduno tra persone che si conoscono, si riconoscono, si rivedono dopo un po’ di tempo. È ancora giorno e un enorme verdissimo prato, che invita a stare scalzi, accoglie gli appassionati, molte le barbe bianche infatti, ma non solo, il genere progressive ha una trasversalità di età tra i propri fan molto ampia. Notiamo che non sono tutti occupati i posti a sedere, forse il troppo caldo, forse la distanza da Roma, hanno dissuaso un pubblico più casuale, o forse è soltanto presto. L’inizio dell’esibizione della leggendaria PFM è tra non molto, approfittiamo per un giro tra gli stand (per la verità tra i pochi stand che in uno spazio così grande sembrano ancora più sparuti), vinili, libri sul progressive, magliette e gadget d’ordinanza. In uno spazio espositivo possiamo vedere dal vivo le opere del celeberrimo Paul Whitehead, colui che ha disegnato le cover di Genesis (Trespass, Nursery Cryme, Foxtrot), Van Der Graaf Generator, Le Orme e molti altri, e le tele sono qui in mostra con il loro autore disponibile a spiegazioni, strette di mano, foto ricordo o anche solo una battuta, davvero una manifestazione in un clima meraviglioso.

 

20 luglio: PFM in Classic

In poco più di mezz’ora il caldo si è attenuato, le millecinquecento sedie sono per la maggior parte finalmente riempite e l’attesa ha raggiunto l’acme quando archi e fiati della Ensemble Symphony Orchestra prendono posto sul palco, davanti a loro si posiziona il maestro Bruno Santori.  Al centro del palco Franco Mussida e Patrick Djivas, a destra il luccicore dei piatti della batteria di Franz Di Cioccio, un po’ più indietro Lucio Fabbri, una new entry alle tastiere, Alessandro Scaglione. È l’ouverture de Il Flauto Magico a salutare il pubblico per la performance della “PFM in Classic”, Mozart veste benissimo i panni rock, ma non è il solo, si prosegue con La Danza Macabra, La Danza Slava, Romeo e Giulietta, La Grande Pasqua Russa e infine Il Nabucco e si direbbe, forse rabbrividirà il Maestro Nuti, che anche Prokofiev, Rimsky-Korsakov o il nostro stesso Verdi abbiano sempre avuto in fondo un’anima Progressive e la PFM l’ha scolpita al meglio. Ma non si poteva deludere il pubblico di affezionatissimi desiderosi di sentire le canzoni più amate della Premiata e al centro della serata la contaminazione si inverte e La Luna Nuova con un Di Cioccio scatenatissimo, Promenade the Puzzle, Dove... Quando si animano degli archi e dei fiati dell’Orchestra dell’instancabile Maestro Santori. Una vera e propria standing ovation accoglie Maestro della Voce e Impressioni di Settembre, e a chiudere Celebration. Cadono nel vuoto le richieste per La Carrozza di Hans, forse è tardi, forse gli artisti sono stanchi, i bis non sono previsti e dopo la nota cavalcata del William Tell Overture la Premiata saluta il calorosissimo pubblico della prima serata al Prog Village.

 

21 luglio: NUOVA RRR, UT, OSANNA, TRIP, BANCO del MUTUO SOCCORSO 

Sabato il turn over dei gruppi è previsto dalle sei del pomeriggio, il meteo garantiva pioggia e invece no, c’è ancora tanto troppo sole per uno spazio così aperto e nonostante l’affetto non siamo stati gli unici scoraggiati dall’afa appiccicosa. Quando arriviamo, anche se hanno cominciato con circa quarantacinque minuti di ritardo, siamo riusciti a perderci la Paul Whiteheadreunion, dopo quasi quarant’anni, degli Analogy di Jutta Taylor Nienhaus e dello scandalo che creò la copertina del loro unico 45 giri che la ritraeva nuda, ci terremo il forte dubbio attorno al reale motivo per cui vadano ricordati. Sul palco si esibisce adesso Luciano Regoli de La Nuova Raccomandata Ricevuta Ritorno, già RRR. Regoli dopo una vita passata a fare il pittore, anche con un certo credito nel settore, da qualche tempo ha ripreso in mano il progetto RRR. Un Carlo Massarini in ottima forma lo prende un po’ in giro per la giacca in stile militare con i risvolti arancio, che sembra presa dall’armadio di Freddie Mercury, e lo invita a raccontare un po’ della storia della band il cui scioglimento sembra sia dovuto alla decisione ferma di non voler partecipare al Festival di Sanremo.

 

Cambio palco, è il momento degli Uno Tempore, più noti come UT, l’anima prog dei New Trolls. Maurizio Salvi e Gianni Belleno con la nuova formazione che li accompagna sono la dimostrazione di cosa sia suonare per davvero. Sfilano una dopo l’altra Studio, XXII Strada, I Cavalieri del lago dell’Ontario, Nato Adesso, C’è troppa guerra, Chi mi può capire dal loro omonimo album del 1972. Teniamo d’occhio il fonico, Concerto Grosso è prevista solo se c’è il tempo, e la serata ha accumulato un piccolo ritardo. Ma non potevano andare via senza suonarla e le note del Concerto Grosso n. 1 scatenano il pubblico che qui per loro è vestito con le magliette della band e porta in trionfo il vinile d’epoca, sotto palco è l’apoteosi. L’essersi ritrovati dopo tanto tempo per la Prog Exhibition dello scorso inverno ha irradiato di nuova linfa vitale il progetto UT e di sicuro non mancheranno sorprese a breve. Il sole è tramontato e mentre il freddo umido della campagna sostituisce il granosanna gianni di leone caldo della giornata salgono sul palco gli Osanna, che nella musica portano il teatro, e infatti Lino Vairetti e compagni sono truccati con maschere di cerone sul viso un po’ alla Peter Gabriel e con le parole dell’ex frontman dei Genesis, Lino Vairetti ricorda come le maschere nel mondo tribale non servissero per nascondersi ma per esprimersi, e con esse gli Osanna desiderano esprimere il loro rock che parte da Napoli. Il gruppo durante una recente tournee in Giappone ha registrato un live che uscirà a breve. Stasera con loro c’è letteralmente una guest star, Gianni Leone del Balletto di Bronzo che con le sue performance un po’ glam ha arricchito l’esibizione della big band napoletana, sul maxi schermo le foto dei tempi d’oro del front man del Balletto di Bronzo.

 

Ma non c’è tempo per abbandonarsi ai romanticismi, inizia un altro viaggio vorticoso nella macchina del tempo, Joe Vescovi e Furio Chirico, unici sopravissuti della storica band dei Trip, dopo la recentemente scomparsa di Arvid “Wegg” Andersen, fanno dimenticare gli anni trascorsi e sopratutto Furio Chirico è davvero incredibile e inarrestabile come sempre, se non ci fosse Wikipedia non ci si crederebbe che sia per davvero uno dei membri della formazione originale, inutile fare i conti, deve aver fatto un patto col diavolo. Anche per loro nuovi progetti sono in arrivo a cominciare dal loro “Atlantide” del 1972. Sono quasi le 23 quando il padrone di casa, Carlo Massarini, annuncia non senza una certa emozione, Il Banco del Mutuo Soccorso. Sono una marea le magliette con su scritto 40 bmsper ricordare che questo è il tour che celebra il quarantennale della carriera del BMS. Ad uno ad uno salgono sul palco i componenti dello storico gruppo, per ultimi Vittorio Nocenzi e il grande Francesco Di Giacomo che basco e maglietta rossa accompagna l’entrata dei pezzi da Nudo a Il Ragno, da Nato Libero a 750000 Anni Fa...l’amore?, ripercorrendo solo una piccola parte del notevole patrimonio musicale del Banco. La conclusione con il giusto tributo di un lunghissimo applauso è ben oltre la mezzanotte, ma con la sensazione di aver vissuto due giorni di grande musica. Dove, per usare le parole che abbiamo raccolto tra il pubblico, sono stati evidenti

“la verve e la voglia di condividere la passione per la musica che hanno manifestato i musicisti nelle loro esibizioni” ...

...e “si è avvertita la gioia di suonare, quella che sicuramente li alimentava da giovani, cardine primario forse dei loro lavori, ma senza la quale non sarebbero forse ancora qui stasera a suonare e a condividere questo sentimento con noi”.

Marina Pinna
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