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17 dicembre 2016 ,

Paolo Angeli

4 dicembre 2016, Monk Club Roma


Ascoltare Paolo Angeli dal vivo è un'esperienza rara e preziosa: nei suoi dischi si viene coinvolti al punto di dimenticarsi che tutta quella musica così ben orchestrata provenga da un solo strumento, suonato in contemporanea senza sovraincisioni o loop, una musica libera che parte da uno strumento popolare (la chitarra baritona Sarda) per approdare a forme nuove contaminate di folk, jazz, progressive, post-rock, noise, pop e tutto il resto delle definizioni con cui abbiamo sempre etichettato e parcellizzato la musica come se fosse adatta a stare nel porta pranzo di un operaio o di un impiegato d'ufficio sicuro che ad ogni giorno corrisponda la pietanza giusta.

La musica di Paolo Angeli è un banchetto in piena regola dove il pubblico è un cliente affamato ed Angeli veste in contemporanea i panni dell'oste, del maitre, del cameriere, dello chef e del resto del personale di sala; dal canto suo si definisce una angeli5one man-band particolare: in realtà fa sue le esperienze di John Cage nella ricerca e nella pratica di nuovi suoni, non limitando la “preparazione” dello strumento ad un fatto di performance estemporanea (abbiamo molti esempi fra chitarristi come Metheny o Ribot, in cui lo strumento viene successivamente ristabilito e utilizzato in maniera canonica), ma rendendolo funzionale alla sue necessità espressive. Una simbiosi totale che in altri casi, con egocentrici virtuosi, avrebbe potuto creare ibridi Burroughsiani. Ma non è questo il caso, qui c'è sudore, fatica e coscienza compositiva, dall'antipasto tradizionale logudorese in fa diesis, all'ammazza caffé (Mascaratu), splendidamente introdotto da un aneddoto su Peter Gabriel in Gallura avvicinato da Paolo con la scusa di rivelargli delle fungare di ovoli e porcini sul Mascaratu appunto. È doveroso ringraziare Franco Ferguson organizzatori della serata, un collettivo di musicisti che promuove a Roma delle serate d'improvvisazione jazz e di avanguardia, ovvero dei peccaminosi incontri al buio fra musicisti da cui scaturisce musica estemporanea sempre nuova.

 

Lorenzo Vecchio

Foto di Lorenzo Vecchio  

 

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