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17 giugno 2013 ,

Dinosaur Jr.

27 maggio 2013, Blackout, Roma


DINOSAURDopo la riconciliazione di J Mascis e Lou Barlow nel 2005, a quasi vent’anni dalla loro separazione, i Dinosaur Jr. hanno credibilmente continuato un percorso che con l’uscita di "Bug" (SST, 1988) aveva lasciato un marcato segno nell’indie rock mondiale. Dopo la reunion tre nuovi lavori, ultimo dei quali "I Bet On The Sky“ (Jagjaguwar, 2012), hanno ridato vita ad uno spirito musicale che pareva essere solo un glorioso e importante passato dei nostri eroi. La cosa sorprendente è che tra la separazione e la reunion del longevissimo trio sono stati scritti altri importanti tasselli della storia dell’indie rock americano. Basti citare i Sebadoh o i Folk Implosion di Barlow oltre che l’anima vera dei Dinosaur Jr. incarnata da tutta la produzione musicale del buon J Mascis che non ha risparmiato il suo genio neanche nelle sue digressioni soliste, dalle magniloquenti opere realizzate con The Fog al drumming selvaggio degli Witch. Assistere oggi a un live dei Dinosaur Jr. tocca profondamente le viscere di chi nei tardi anni 80 si ritrovò ad ascoltare la primissima produzione di tre nerd trasandati quali Lou Barlow, J Mascis e Murph, subendone il fascino da losers che ancora non sembrava sinonimo di coolness, come purtoppo è poi diventato. La rotta del rock contemporaneo subì una forte scossa. Basti pensare che hanno rappresentato con Melvins e Mudhoney tra le maggiori influenze del fenomeno grunge che esplose a Seattle in quegli anni.

 

La crasi melodia+rumore prese già forma dai loro esordi per cambiare per sempre il corso del rock anni novanta e dare vita a una sorta di post-hardcore assolutamente nuovo. E pensare a questo mentre, nel 2013, li vedi ancora sul palco senza necessità di rinnovamento, nudi e crudi come pochi, garantisce un’esperienza sensoriale sconvolgente. E nonostante alla batteria non ci sia l’indispensabile Murph, sostanziale trait-d’union tra due mostri sacri del rock a bassa fedeltà, il tutto fluisce nella mente come il respiro di un gigante che dorme. Ritrovarsi davanti un Mascis gongolante, con alle spalle il suo bel muretto di Marshall, e Lou Barlow, sempre nella sua forma animale post-intimista, è semplicemente sublime. L’anima hardcore, quella distillata della loro primadinosaurjr band, i Deep Wound, è sempre viva e ce lo ricordano suonando Training Ground. L’ispirazione melodica, l’andamento sludge e l’immutata imperfezione virtuosistica del frontman Mascis, fanno parte di un inconfutabile capitolo di contemporaneità di cui i Dinosaur Jr. sono i padri indiscussi. I nuovi mostri del rock restano però le anti-rockstar vere, incapaci poseurs alle prese con il loro personale muro di suono in cui docili melodie si fanno spazio tra devastanti feedback. Sono un fenomeno reiterato nel tempo che perpetra una bellezza talmente immediata che non lascia spazio a interpretazioni. Il concerto di apre con The Lung, dal loro secondo album "You're Living All Over Me" ed è sufficiente per delineare il percorso dell’intero concerto. I cavalli di battaglia Little Fury Things, la rivoluzionaria Freak Scene e l’inossidabile loro versione di Just Like Heaven dei Cure restano le punte di diamante di un live profondamente intenso. Forse troppo per una parte di pubblico (giovane) che in attesa dell’inizio del concerto cantava i Verdena e i Subsonica proposti dagli schermi ai lati del palco. Allora meglio starsene un po’ da parte (con i meno giovani) lontano dalla ressa, in compagnia di Joe Lally (e la sua integrità artistica) simbolico testimone di una storia che è sempre bella da riascoltare ma che purtroppo è impossibile da rivivere.

 

Anthony Ettorre

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