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8 aprile 2015

Roberto Russo

Too Much Too Boohoos

2015 - Crac Edizioni - pp. 250 - € 15

Quando vivi una storia così, prima o poi devi tirarla fuori dalle viscere, per liberartene totalmente. E così, ecco venir fuori "Too Much Too Boohoos". Un diario di bordo che è una seduta terapeutica dove Roberto Russo racconta non solo i cinque intensissimi anni della sua “band venuta da Marte” ma trenta anni della sua vita. Come se gli uni non potessero prescindere da tutti gli altri. E’ questo, a dare la vera chiave di lettura di Too much Too Boohoos e a dare la giusta prospettiva di cosa fosse “vivere” nella dimensione Boohoos, vivere per intero dentro il sogno del rock ‘n roll e dei suoi eccessi. Fino a portarne addosso le cicatrici. Anche dopo che il sogno è finito. Quello dei Boohoos è finito ventisei anni fa. Nel Settembre del 1989. Di colpo. Spento come un’abat-jour fulminata.

 

Anche se aveva lentamente preso le forme di un incubo, devastando anima e corpo di chi presto sarebbe stato costretto a ridestarsi. I Boohoos, Dio buono. Il fuoco di Sant’ Antonio del rock ‘n roll italiano. Passati come un uragano a spiegarci che ogni cosa era possibile. Un mini LP che radeva al suolo tutto il plotone garage-punk italiano, un album che soffiava lacca e paillettes sul palco funesto del Michigan Palace, un ultimo disco di sano e robusto street rock ‘n roll che si pensava fosse lo shuttle che li avrebbe rispediti su Marte e che invece era una zattera di naufraghi che scivolava a fatica dentro un mare di merda. Un libro su di loro, alla fine, poteva scriverlo solo uno di loro. Pisciando fuori tutti i calcoli della vescica, col dolore urticante che accompagna una minzione di questo tipo. Chi non ha vissuto quegli anni, e in quegli anni non ha vissuto l’ uragano Boohoos non lo comprerà. E magari, rigirandolo tra le mani in libreria, si chiederà se fossero davvero arrivati da Marte, questi signori qui. Poi lo rimetterà sullo scaffale. E se ne tornerà a casa. Felice di essere nato quando gli alieni avevano già lasciato la Terra tornandosene da dove erano arrivati. Infischiandosene.

 

Franco "Lys" Dimauro

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