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19 giugno 2015

Sergio Maglietta

Terremoti – Una vita e un sax nella Napoli degli anni ’80

2015 - Vololibero Edizioni - pp.138 - €. 13,00 - Uscita: 14 maggio 2015

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«Ci piaceva mischiare suoni, generi e suggestioni con spregiudicata irruenza...ma sempre tenendo bene in vista l'obiettivo di creare qualcosa di esplosivo e irrefrenabile. Ipercinetico. In fondo, inconsapevolmente esprimevamo inconsapevolmente lo spirito del tempo nelle sue versioni più trasgressive e genuine; quelle meno addomesticate. (…)

 

Il terremoto aveva mischiato le carte e dappertutto sentivi energia e voglia di muoversi. I legami “Tribali e di Banda” si andavano sgretolando (…)

 

L'eroina cominciò a essere più reperibile del fumo e lentamente si affermava come la regina delle pratiche “ludiche” di quella generazione.»

 

 

Terremoti in senso stretto, ma anche musicali, emotivi, politici, sentimentali, urbani scuotono le pagine del libro di esordio di Sergio Maglietta, sassofonista e cantante dei Bisca, gruppo centrale nella scena antagonista partenopea. Chi conosce già la musica dei Bisca, chi ha assistito alle loro, davvero vulcaniche, esibizioni live, sa che “Serio”, questo il suo nome di battaglia, è tanto irruento quanto sincero, poco incline a compromessi o a bisca2indorare la pillola; ebbene questa forza e questa schiettezza li ritroverà nelle pagine di “Terremoti”. Qui Maglietta mischia realtà, filtrata attraverso i ricordi, e finzione, la prima ci restituisce soprattutto il ritratto di una città, Napoli, di un'epoca, gli anni Ottanta, di un'esperienza musicale, quella dei Bisca. La seconda gli serve a fare i conti con la propria vita, senza compiacimenti e senza infingimenti, come il contorto e controverso rapporto, gioco pericoloso di attrazione fatale e repulsione, con Sara, figura multiforme che si presenta volta a volta quasi come un alter ego del protagonista, ora tossica, ora punk radicale a Berlino, ora alto-borghese con villa a Positano.

 

La vicenda, come annuncia il sottotitolo, è ambientata negli anni Ottanta, e inizia proprio col terremoto che il 23 novembre del 1980 sconvolse l'Irpinia e Napoli, creando così un nuovo inizio, un decennio turbolento e ricco, il punk, l'autonomia da un lato, la rivincita 05-biscaliberista e consumista dall'altro, la repressione e l'eroina dall'altro, un decennio che Maglietta definisce “anni Sessanta senza il Sessantotto”. Una grande vitalità, una prorompente voglia di esprimersi, perfino radicalità, ma con un senso di sconfitta che si fa sempre più presente e che rende impossibile pensare la rivoluzione. Ecco, nelle pagine di Maglietta c'è tutto questo, c'è la Napoli dei primi centri sociali, i concerti dei Bisca, gli scontri con i fascisti e con le forze dell'ordine, il perfido dilagare dell'eroina, la Napoli che attirava artisti come Andy Warhol e produceva cultura altra, come il teatro di Martone. Il tutto narrato con un linguaggio diretto, che va dritto al centro delle cose e molto abile nei dialoghi che ci restituiscono la vitalità e le coloriture del dialetto. Qualche sbavatura IMAGE_FILE_547306quando si trova ad affrontare un terreno a lui meno congeniale, come la descrizione della lussuosa villa di Positano, cadendo così in qualche luogo comune («Le maioliche di Vietri addobbavano le pareti del bagno, e tra un conato e l'altro ne apprezzavo la squisita fattura ed eleganza»). Ma sono infimi particolari in un racconto vivace e coinvolgente, che ci restituisce le atmosfere e le complessità dell'ultimo decennio della Prima Repubblica. E se vogliamo fare le cose per bene e per nostra maggior soddisfazione ascoltiamo anche il recente “Collezione 1982-1984” che raccoglie la produzione dei Bisca realizzata proprio negli anni protagonisti di “Terremoti

 

Ignazio Gulotta

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