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17 giugno 2016

Massimo Padalino

Space is the Place

2016 - Meridiano Zero, Bologna, pp. 656

cover-padalino-spaceStorie di spazio, storie di spazi. La storia che ci racconta l’Autore in "Space is the Placeè una storia vasta e senza confini, imbevuta di un pizzico di follia o evanescente, profonda e avvincente, rocambolesca e affascinante, piena di mistero e piena di realtà centrifugate e riassemblate da fortuite e bizzarre coincidenze. Insomma si tratta di una sguardo gettato in un oltre che ci supera e ci sovrasta, uno sguardo curioso e stupito che prova a far propria la vastità e che riesce a coglierla nel momento stesso in cui, con fare scanzonato, la rapporta alla propria interiorità, cogliendone la stessa intelligibilità. La domanda a cui si cerca di dare una risposta è: che cosa è lo spazio? Ecco però che questa stessa domanda prova a incanalare chi se la pone verso una serie di punti fermi, di certezze da predisporre l’una sull’altra per tentare di impalcare una sorta di verità. La verità di chi e di cosa c’è da chiedersi, visto che autorevoli fonti filosofiche e scientifiche ci fanno sapere che: Lo spazio è assoluto; Lo spazio è relativo; Lo spazio è a priori. Come può la nostra realtà oggettiva contenere la vastità inconosciuta dello spazio? Ecco allora che il calderone cosmico può essere facilmente trasformato in calderone co(s)mico di tutte le astrusità che caratterizzano il nostro caos post moderno.

 

Ecco che l’uomo può provare ad abbattere la sua solitudine spirituale mettendo in atto tutte le più strampalate variabili che la sua finitudine gli consente per stabilire una convivenza armonica, un sincronismo con l’universo, per dirla con le parole del musicologo e compositore Kyle GannE forse l’Autore decide di muoversi 5d_ep2proprio sulla base di questo assunto per tentare di dissipare le nebbie siderali. Nella nostra piccolezza andiamo a costituire un microcomponente di quella complessa struttura che costituisce lo spazio, non siamo in grado di leggerlo o di comprenderlo ma di fatto rappresentiamo un punto di contrasto al suo vuoto pneumatico. Siamo il non silenzio della sua silente ed ermetica vastità. Quindi è lecito sbizzarrirsi e irridere contro tutta quella serie di eventi accidentali che ci involgono e ghermiscono nelle loro funeste spire, facendosi scherno della nostra pochezza. La nostra pochezza è quella microvariazione infinitesimale che dimostra che il silenzio non esiste. Per cui è lecito un uso irriverente dell’umorismo per tentare il più incredibile viaggio co(s)mico alla ricerca di quella scintilla, di quella consonanza che ci pone in relazione con l’altro da noi, di quella scia di polvere di stelle impalpabile come la nostra anima e forse, chissà, composta della stessa sostanza.

 

La riflessione è liberamente disarticolata, parte dalla tomba di Tutankhamon, scoperta per pura casualità -nemmeno a farlo apposta- per muovere una serie di associazioni sciolte che legano l’antico Egitto alle stelle e alla volta celeste, le origini primordiali e le costellazioni. Il nigger del profondo sud, Herman Poole Blount, figlio della Sun-Ra_Changed-my-lifediscriminazione e dello sfruttamento perpetrato nelle piantagioni di cotone può diventare Sun Ra, dio del sole e figlio dello spazio. John Cage può comporre 4’33” ed appigliarsi a quella magica vibrazione ancestrale che è custode del nostro mistero. Leon Theremin potrà suonare l’aria con lo strumento di sua invenzione e, di pari passo con l’inizio delle prime esplorazioni oltre l’orbita terrestre, anche la musica conoscerà la sua più illuminata stagione esplorativa del suono. I musicisti, come i filosofi e i ricercatori più eccentrici saranno protesi verso una sempre maggiore ampiezza di vedute, verso infiniti senza nome, attraverso i quali cercheranno di appropriarsi della loro identità perduta. Da Paul Hindemith a Aleksandr Nikolaevič Skrjabin, da Syd Barrett a Edgard Varese o ancora Schonberg, Schaeffer, Stockhausen, Maderna, Bowie, Lou Reed, Coltrane, Miles tony-conrad-with-faust-outside-the-dream-syndicateDavis, Kraftwerk, Throbbing Gristle, Tony Conrad, Can. In queste numerose pagine c’è davvero tutto. Si balzella in una ideale macchina del tempo attraverso le epoche più disparate mettendo in atto collegamenti arditi e suggestivi.

Ventures, lo space age pop dei JetsonMan or Astro-Man? Ma la musica è sempre riagganciabile a testi, a spunti filosofici, ad una multidisciplinarità davvero ampia, in cui trova posto la mistica, l’occultismo, la scienza, le serie televisive, la cinematografia, l’arte, la poesia e la religione. Tra Onniverso, Kosmos, Multiverso, Cyber e Inner Space di ballardiana memoria si viaggia tra mondi paralleli e trasversali come nel racconto fantastico di Lewis Carroll di Alice nel paese delle meraviglie cercando -o forse no- di districare l’ingarbugliata matassa del simbolismo che cela una sempre fuggevole rivelazione di senso. Alan Silva, Funkadelic, Parliament, Byrds, Subotnick, Sender, fino al sintetizzatore di Donald Buchla e l’LSD di Albert Hofmann. 

 

DVD 960La vera meraviglia di questo libro è leggerlo come se fosse un romanzo avventuroso di Giulio Verne e abbandonarsi al trip caleidoscopico e variopinto che man mano ci viene svelato, magari con l’ausilio dei tanti dischi e supporti visivi che ci vengono suggeriti. L’approccio più sbagliato sarebbe invece cercarvi l’evento spaziale mancante, il bilanciamento, l’esaustività e la linearità analitica. Quello che appare davvero chiaro negli intenti del bravo Massimo Padalino è il voler dare un assaggio sensoriale del meraviglioso mondo dei sogni e delle visioni psichedeliche e sballate che gli appartengono. Bisogna dargli atto che riesce a mantenere una leggerezza e una godibilità di narrazione per tutte le oltre seicento pagine che compongono questo mattone, senza disdegnare una stuzzicante dose di giocosità e humor. Alla fine l’oltraggiato Sun Ra sun_raconoscerà la sua più celestiale rivincita nelle sue visionarie premonizioni. La stessa tecnica che caratterizzò il suo film “Space is the Place” viene sposata dall’Autore in una sorta di tributo alla sua grande creatività e al suo intuito.

«Il sogno è la stanza di simulazione dove è possibile esaminare le varianti della vita del futuro per collaudare situazioni diverse», forse l’ideale punto d’incontro tra spazio esterno e spazio interno che per una specie di perversa logica slegata si affida alla variabile, alla frammentarietà, all’alea. Non resta quindi che tuffarvi in queste pagine delle meraviglie alla ricerca della combinazione giusta per ciascuno, senza dimenticare di mettere tra le cose in agenda l’ascolto dei 500 dischi spaziali suggeriti in appendice più i 30 nostrani a cui forse andrebbe perfino accordata la precedenza.

Romina Baldoni

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