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1 novembre 2017

Emmanuel Carrère

Propizio è avere ove recarsi

2017 - Adelphi Edizioni, La collana dei casi - Traduzione di Francesco Bergamasco - pp. 429, Euro 22

 

libro carrere propizioPropizio è avere ove recarsi” è un responso dell'I Ching, l'oracolo cinese, ed è il titolo di una raccolta di articoli per riviste e recensioni scritte dal più noto degli autori francesi per testate d'oltralpe, ma anche italiane. Emmanuel Carrère, che ha iniziato la propria carriera con romanzi di stile fantastico (Philip K. Dick è tra i suoi massimi eroi, ed Emmanuel ha contribuito molto a farlo conoscere in Francia), si è convertito da vari anni alla scrittura di stampo realistico, spesso sconfinando nell'“autofiction”, ovvero la narrativa in cui il punto di vista dell'autore è dichiarato e persino preponderante sulla trama. Questi brevi saggi raccolti da Adelphi sono spesso il punto di partenza di più compiute opere successive, come “L'avversario”, inquietante vicenda di un uomo che ha passato l'intera vita fingendo di essere un altro, o “Limonov”, trascinante storia di un singolare teppista, poeta e uomo politico russo (già recensito su queste pagine).

 

Straordinaria la vicenda de “l'uomo dei dadi”, lo psicoanalista americano Luke Rinhehart, che ha deciso di affidare tutta la propria vita al caso. In generale sono i lavversarioreportage dalla Russia post-sovietica, paese di cui Carrère dà un ritratto davvero impietoso, i testi più coinvolgenti; ma tutte le storie, le recensioni, le biografie si leggono con grandissimo piacere: il francese scrive divinamente bene ed ha un fiuto incredibile nello scovare vicende e personaggi sopra le righe. Però. C'è un però. Alla fine c'è un'informazione che ricaviamo dai libri di Carrère, ed è quella che sovrasta tutte le altre: quanto Carrère sia innamorato di se stesso. Quando recensisce un libro che ha amato la morale che ricaviamo dalla recensione è: “...un libro così bello da essere piaciuto nientepopodimeno che a me, il grandissimo Carrère”. 

 

Con una vicenda umana succede lo stesso, che per quanto interessante non riesca ad essere interessante quanto lui che ce la racconta. Alla fine, questa esplosione di egocentrismo è piuttosto fastidiosa. Si rimane quindi con un sentimento di amore/odio verso l'autore, un pò affascina con la bellezza dello stile, un pò irrita facendoci FRANCE-LITERATURE-CARREREconcludere che poi lui non è così interessante. Ma il narcisismo (e il “narcinismo”, come lo chiama la psicoanalista Colette Soler) è la malattia della nostra epoca. Qualsiasi sia il giudizio finale sull'uomo Carrère, e questo vale per ogni autore, i libri di Carrère sono sempre e comunque da leggere.

 

Alfredo Sgarlato

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