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23 luglio 2016

Leonardo Gori

Non E’ Tempo di Morire

Uscita: 9 Giugno 2016 - Tea Libri

filippo1TempoNo, non è la biografia di un gruppo rock. E’ un romanzo giallo, “Non E’ Tempo di Morire”. Chi conosce le precedenti avventure di Bruno Arcieri, sa bene quanto sia stretto il legame del protagonista di questo e di altri svariati libri dell’autore Leonardo Gori con la musica. L’avevamo conosciuto negli anni '30, giovane Capitano dei Carabinieri che nei giorni della visita a Firenze del Duce e di Adolf Hitler indagava sulla misteriosa scomparsa di alcune ragazze, ma già lo swing all’italiana di Alberto Rabagliati e del Trio Lescano faceva da sottofondo alla vicenda. Nel corso dei successivi romanzi imparavamo a conoscere meglio l’uomo Arcieri, tormentato servitore dello Stato, diviso tra un forte senso del dovere e un superiore ideale di giustizia che lo ha portato spesso a indagare sui suoi stessi superiori, a scavalcare le regole e a combattere poteri e intrighi inevitabilmente più grandi di lui. C’è l’amore irrisolto per Elena, che lo insegue per una vita intera e ci sono poi naturalmente le trame gialle, che vedono il nostro indagare tra le pieghe di alcune delle vicende che hanno caratterizzato la storia italiana del novecento. E qui esce fuori la minuziosa ricerca dell’autore per la ricostruzione degli scenari in cui si dipanano i suoi racconti. I luoghi, a partire dalla sua Firenze (le vie, le botteghe, gli interni degli appartamenti), ma anche l’abbigliamento, il linguaggio dei personaggi, finanche i profumi, nei libri di Leonardo Gori (nella foto sotto a sinistra) danno al lettore quasi l’illusione di provenire dal tempo in cui si svolgono le vicende.

 

E infine la musica. Da raffinato ascoltatore e collezionista di jazz classico, Arcieri già nel precedente romanzo si imbatte nel rock, in “Are You Experienced?” di Jimi Hendrix e negli altri dischi ascoltati ossessivamente da uno dei ragazzi della comune fiorentina in cui ha trovato temporaneo rifugio, rimanendone se non proprio folgorato, quanto meno colpito. La filippoTempostoria narrata in “Non E’ Tempo di Morire” si colloca pochi mesi dopo la fine de “Il Ritorno del Colonnello Arcieri” (Tea, 2015). Siamo alla fine del 1969 e Arcieri, ormai da tempo ritiratosi dal servizio attivo, sembra aver trovato finalmente la quiete, aiutando a gestire insieme ad alcuni dei ragazzi della comune di cui sopra e a Marie (la sua compagna francese che lo ha raggiunto da Parigi), una trattoria nel centro di Firenze. Quella della buona cucina è in effetti un’altra passione di Arcieri che i suoi lettori hanno cominciato a scoprire nell’ultima avventura della serie. Sin dalle prime pagine si capisce però che la calma non è destinata a durare. Per far fede alla promessa fatta a una vecchia amica, il protagonista si sposta dunque a Milano, la sua città natale, per indagare sulla (non?) scomparsa di un industriale fiorentino nella strage di Piazza Fontana.

 

E’ l’inizio della strategia della tensione. Siamo ormai alle soglie degli anni '70 e anche la droga inizia a entrare drammaticamente nella gioventù italiana. Nel suo tortuoso viaggio verso Milano l’ormai attempato Colonnello in pensione sfrutta il ‘passaggio’ su uno sgangherato furgone di un giovane complesso musicale: gli Spettri. Stavolta quindi il contatto con la musica dei ‘giovani’ è piuttosto ravvicinato e Arcieri può toccare con mano leoamplificatori, custodie di chitarre, incontrare gestori di locali da ballo, assistere alle prove (ancora non si usano certo termini come ‘sound-check’) del complesso e assaporare con gli Spettri le gioie e i dolori della vita on the road. Giunto a Milano Arcieri dovrà poi ricucire vecchie relazioni, seguire tracce apparentemente insignificanti e seguendo solo il proprio istinto, cercare di venire a capo dell’intrigo. Quest’ultima, considerando anche le “apparizioni” nei romanzi di Marco Vichi con protagonista il Commissario Bordelli (visita ricambiata, seppur fugacemente, anche in queste pagine), è addirittura la nona avventura di Bruno Arcieri e visto il consistente seguito di lettori ormai raggiunto, c’è da scommettere che questo libro non sia l’ultimo della serie. La lettura del romanzo scorre in modo molto piacevole e può consigliarsi anche a chi non ha ancora fatto la conoscenza con il personaggio in questione.

 

LA “COLONNA SONORA” DEL LIBRO

 

Tra le pagine di Non E’ Tempo di Morire, sono disseminate svariate citazioni musicali, che si tratti di canzoni che il protagonista, Bruno Arcieri, ascolta, più o meno casualmente, da un juke-box o dalla radio -il Battisti di Mi Ritorni In Mente, il Don Backy di Frasi D’Amore- o di dischi appartenenti alla sua collezione, Nuages di Django Reinhardt, “A Love Supreme” di John Coltrane. Come dicevamo in questo libro la parte del leone la fanno gli Spettri, gruppo fiorentino realmente esistente e attivo anche al tempo cui si riferiscono le vicende narrate nel libro. Dobbiamo però distinguere i veri Spettri da quelli che incrociano Bruno Arcieri in queste pagine. Il gruppo (foto a destra) , formatosi addirittura nel 1963 e da allora guidato filippoSpettridai fratelli Ugo (“Gugo”) e Raffaele (“Lello”) Ponticiello -ai quali più avanti si affiancherà il fratello minore, Vincenzo -  dopo una serie di uscite su 45 giri di stampo beatlesiano o comunque di ispirazione british invasion (alcuni sono raccolti nella compilation “Garage Beat In Florence”), sul finire del decennio vive una delicata fase di transizione, che li porterà, dopo alcuni assestamenti nell’organico, ad introdurre le tastiere e a spostarsi verso sonorità che oggi chiameremo hard-prog (anche se nel romanzo, cercando di preservare il linguaggio dell'epoca, si parla comunque di 'pop'). Viene registrato un unico album omonimo sul finire del 1972, ma rimane purtroppo inedito sino al 2011, quando viene pubblicato dalla Black Widow. L’opera prima risente dell'influenza dei vari King Crimson, Jethro Tull, Genesis, ma anche dei Deep Purple e dei primi Black Sabbath e non avrebbe certo sfigurato a fianco di altri classici del progressivo nostrano usciti in quegli anni.

 

Sulla scia del riscontro ottenuto dall’uscita di quel disco la formazione fiorentina ricomincia a esibirsi dal vivo e nel 2015 pubblica un secondo album: “2973: La Nemica dei Ricordi”, che prosegue, stavolta con composizioni nuove di zecca, il discorso musicale iniziato con il debutto circa quarant'anni prima. Nel romanzo, ambientato a fine 1969, il germe del rock progressivo è però ancora in fase embrionale, benché dalle nostre parti non abbia certo tardato ad attecchire. La formazione riportata nel libro vede ancora due chitarre, basso, batteria e voce, anche se già propone in concerto una prima versione di Stare Solo, filippoSpettri albumcanzone che appunto finirà sul primo album, registrato, rispetto alle vicende del romanzo, circa due anni e mezzo dopo. E’ verosimile quindi che una band del genere si trovi ancora un po’ a metà del guado, proponendo nelle proprie esibizioni dal vivo, di varia natura (tra balere dedite al ballo liscio e feste private) accanto a un repertorio più ‘leggero’, brani rock sicuramente più arditi. Nelle pagine del romanzo il protagonista, con il proprio linguaggio e la propria sensibilità, descrive più volte gli Spettri in azione sul palco. Il protagonista ricorre spesso al confronto con i dischi rock che da pochi mesi ha imparato a apprezzare: Jimi Hendrix, ma anche Cream, Doors e Quicksilver Messenger Service. Dal vivo gli Spettri hanno ancora in scaletta pezzi dalla tipica struttura rhythm'n'blues e che all'epoca avevano almeno 2-3 anni sulle spalle, quali Gimme Some Loving dello Spencer Davis Group e Let's Spend The Night Together degli Stones, un vero e proprio tormentone di queste pagine. Si capisce però che le versioni suonate dagli Spettri non si limitino più ai canonici 3 minuti e che il sound si sia dilatato e irrobustito.

 

Altri brani risentono ancor più dei segni del cambiamento di quei giorni. In-A-Gadda-Da-Vida, l’unico hit degli Iron Butterfly, vendutissimo anche in Italia, permette quindi ai musicisti di improvvisare per svariati minuti, a seconda delle necessità o dell'ispirazione del momento, con un'attitudine già piuttosto vicina a quella tipica del nuovo decennio. La versione originale occupava infatti un’intera facciata dell’album, anche se gli Iron Butterly ne pubblicarono, su singolo, una versione molto più concisa. Altro rifacimento eseguito dagli Spettri è Nights In White Satin dei Moody Blues. Il brano in questione viene solitamente indicato -insieme a A Wither Shade Of Pale dei Procol Harum- come prima contaminazione del pop inglese con elementi classici, che porterà poi al progressive rock. Anche per i Moody Blues, in effetti, rappresentava già con i suoi 7' e oltre della versione integrale (finita sull’album “Days of Future Passed” di due anni prima, sempre rispetto alla datazione delle vicende narrate nel libro), un'evidente evoluzione rispetto al rhythm’n’blues del loro primo album. Il brano è stato effettivamente inciso varie volte, in tempo reale, anche da alcuni gruppi italiani: come Ho Difeso il Mio Amore è stata un hit nel '68 per i Nomadi, ma ne esistono versioni anche dei Profeti, dei Bit-Nik e -con titolo e testo diverso- di Dalida. Da notare come, nelle pagine del libro, gli Spettri cantino questo e gli altri pezzi citati (per l’evidente scarsa confidenza con la lingua d’albione), in un buffo 'fake english', usati sul serio da molti musicisti nostrani, per molti anni anche dopo il 1969.

 

Filippo Tagliaferri

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