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31 marzo 2014 ,

Francesco Schianchi - Franz Di Cioccio

Libro Lambro – i festival giovanili

2014 - Aerostella

Nell’immaginario collettivo la Festa del Proletariato Giovanile di Parco Lambro del 1976 è fondamentalmente legata all’immagine di bande di giovanotti che giocano a calcio con un pollo congelato. Ma ovviamente i quattro giorni, dal 26 al 29 giugno, in cui 200.000 giovani si ritrovarono insieme ad ascoltare musica, discutere di temi sociali e politici, fare esperienze di yoga e discipline orientali, furono molto più di questo. Rappresentarono soprattutto l’irruzione prepotente di una nuova realtà che si stava affermando fra i giovani; la speranza degli anni appena trascorsi mutava nella solitudine e nella disperazione di un presente incerto e squallido e di un futuro senza prospettive. La società non era in grado di comprendere e dare risposte a questo disagio e la fuga nell’eroina e nella lotta armata rendevano più cupa l’atmosfera. Non più il gioioso riappropriarsi degli spazi e della vita che aveva animato le precedenti edizioni del festival, ma un evento forte che ha segnato quegli anni, in cui alla gioia e alla speranza si sostituiscono la disperazione e il nichilismo.

 

Due i fili ispiratori di questo intenso dialogo fra Francesco Schianchi, oggi docente e formatore, che fu uno degli organizzatori della Festa e Franz Di Cioccio, batterista della PFM, che alla Festa ha partecipato come musicista e spettatore. Il primo filo è "Alice nel Paese delle Meraviglie" per il suo richiamo ad una memoria bidirezionale, che non sia soltanto una rievocazione di un tempo passato: "….(nostro) desiderio è stato quello di confrontarsi con la contemporaneità, il presente del presente. In questo senso ripensare a un lontano 'come eravamo' diventa una sollecitazione a esprimere come siamo ora, ciò che sentiamo, pensiamo o desideriamo, ma anche cosa ci aspettiamo dal futuro, dagli altri" ; il secondo è il brano 4’33” di John Cage, nel quale il silenzio della musica è riempito dai suoni della vita, con la sua forza e la sua casualità.

 

Proprio quello che accadde al Parco Lambro nel 1976, quando la vita nella sua brutale imprevedibilità dimostrò la difficoltà di organizzatori e artisti, movimenti politici e culturali, di dare una risposta al crescente disagio: "Erano, soprattutto, l’emarginazione, la disperazione, l’inutilità di molte vite sacrificate all’eroina o alla violenza sempre più armata, che richiedevano risposte e proposte nuove e diverse. Pagavamo il non aver capito che la separazione che si era creata tra gruppi, realtà, aspirazioni individuali e collettive era il vero terreno su cui confrontarsi". Costruito come un intenso dialogo fra i due autori, il libro partendo dalle contraddizioni e dagli eventi del 1976 costruisce una serie di riflessioni che portano fino ai nostri giorni, spaziando su diversi argomenti: la musica, i diritti, le forme di socializzazione, l’emarginazione, la condizione giovanile, la globalizzazione, la crisi della politica, la radio, internet e i social network. Una ricca miniera di idee, pensieri, riflessioni in cui ognuno troverà numerosi spunti per comprendere meglio non solo il passato, ma anche l’oggi. Una lettura utile e piacevole anche per chi all’epoca non era ancora nato.

Ignazio Gulotta

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