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17 febbraio 2015

Arnaldur Indridason

Le notti di Reykjavik

2014 - Guanda - Traduzione di Alessandro Storti - pp. 300 - €. 18,00

 

«Nella triste storia di quell’uomo c’era qualcosa che lo tormentava, e non soltanto il finale tragico, ma anche la caparbietà con cui Hannibal cercava di fuggire dalla società. Cosa c’era all’origine di un simile comportamento? Erkendur provava compassione per quel poveretto, solo e avvilito, eppure si sentiva stranamente affascinato dalla sua tenacia, da come aveva voltato le spalle alla vita per starsene da solo, indifferente a qualunque possibilità di salvezza». 

 

Per gli amanti dei buoni libri gialli quello con i romanzi dell’islandese Arnaldur Indridason è appuntamento ormai irrinunciabile, un viaggio in una terra lontana, in gran parte misteriosa e sconosciuta, posta ai limiti estremi del nostro continente, con la miglior guida possibile, il poliziotto Erlendur, un campagnolo trasferitosi nella capitale, ma dentro il cui animo le steppe artiche, le tempeste, il mare burrascoso, l’inclemenza del clima e dell’ambiente hanno inciso solchi profondi e incancellabili. Nelle vie trafficate del centro, nei suoi squallidi sobborghi, nei quartieri residenziali di Reykjavik Erlendur si è sempre sentito estraneo, a disagio. A disagio nei rapporti personali e familiari (chi ha letto gli altri suoi libri non sarà rimasto indifferente ai suoi tormentati rapporti coi figli) pochissimo incline alle mode e profondamente legato alle tradizioni della sua terra, si veda la sua predilezione per il cibo islandese e la sua avversione alle novità provenienti dall’estero, pizza e hamburger in primo luogo.

 

IndridasonCome spesso avviene per i personaggi che riscuotono un buon successo in questo "Le notti di Reykjavik" Indridason ci porta indietro nel tempo, a un Erlendur giovane poliziotto alle prime armi, non l’agente investigativo che conosciamo, ma un semplice agente incaricato del pattugliamento notturno delle strade della capitale. Apparentemente niente casi clamorosi, ma qualche incidente stradale, arresti per guida in stato d’ebbrezza, qualche rissa, schiamazzi e violenze domestiche, alcolismo e droga, in una città notturna popolata soprattutto da piccoli delinquenti e da un buon numero di senzatetto che vi si aggirano disperati ed esausti rannicchiati nelle pieghe della nascente società del benessere.

«Giorno dopo giorno, lui e i colleghi giravano per la città e vedevano ciò che nessun altro poteva vedere: coloro che la notte provocava e tentava, e coloro che la notte straziava e spaventava».

arilCasi in fondo abbastanza semplici da risolvere, ma che pesano molto sull’animo di Erlendur, su di lui le storie di solitudine, squallore, violenza disperata che deve affrontare lasciano tracce profonde, ma quando viene scoperto in una torbiera alla periferia della città il cadavere di Hannibal, un clochard che nei suoi giri notturni di pattuglia aveva più volte incontrato, non può fare a meno di occuparsene, sia pure in maniera assolutamente non ufficiale.

 

Caparbio, metodico Erlendur inizia la sua personale e solitaria indagine che lo porterà a scoprire una sospetta coincidenza, negli stessi giorni e negli stessi luoghi in cui era affogato Hannibal era anche scomparsa, dopo una serata trascorsa con i colleghi, una giovane donna sposata, Oddny, Non è solo il bisogno di conoscere la verità che muove il giovane poliziotto, ma soprattutto quello di indagare nell’animo umano, cosa spinge un uomo a emarginarsi dalla società e a vivere reietto e solitario? Perché una giovane donna può scomparire senza lasciare alcuna traccia dietro di sé? E le storie di abbandoni e di sparizioni costituiscono per il poliziotto islandese una vera ossessione, sin da quandoarna da bambino fu sorpreso insieme al fratellino da una violenta bufera dalla quale lui si salverà, ma del fratellino si perderanno per sempre le tracce. Con ritmo pacato, riflessivo Indridason ci guida verso la soluzione del caso e la conoscenza della società e dell’anima islandese e dell’indole malinconica e solitaria dei suoi abitanti che si manifesta soprattutto durante l’inverno artico, ma soprattutto ci induce a riflettere sulle grandi domande che gravano sugli esseri umani: il senso di colpa, la redenzione, la violenza, l’emarginazione, la disperazione, il dolore, in una parola il saper resistere al peso della vita quotidiana.

Ignazio Gulotta

foto 2-3: lo scrittore Arnaldur Indridason 


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