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7 settembre 2015

Sándor Márai

LA DONNA GIUSTA

2004 - La Biblioteca Adelphi , trad. di Laura Sgarioto e Krisztina Sándor, pp. 444, €19

Sándor Márai LA DONNA GIUSTA

 

A volte, leggendo un libro, capita di sottolineare una frase particolarmente pregnante, di copiarne una che troviamo geniale per poterla condividere con gli amici, reali e virtuali. Leggendo “La donna giusta”, di Sándor Márai, questo desiderio coincide con l’intero libro. Nel caso de La donna giusta l’abusata definizione di capolavoro non è assolutamente fuori luogo. Pochi libri pubblicati negli ultimi anni si rivelano così avvincenti, complessi, densi di significato. Il romanzo ha una struttura particolare. Sono quattro lunghi monologhi, in realtà quattro dialoghi, di cui però è riportata solo la parte del narratore, l’interlocutore rimane come tra parentesi. Raccontano tutti la stessa storia, in momenti e punti di vista diversi. Non possiamo dire troppo per non deludere il lettore curioso, limitiamoci a dire che si parla di un matrimonio all’apparenza perfetto e invece…

 

Ma amore e matrimonio sono una minima parte dei temi toccati in un romanzo estremamente raffinato. Le differenze di classe, che investono i personaggi, sono affrontate nel dettaglio, sia del punto di vista delle ideologie, sia da quello degli uomini che queste differenze le vivono e non le studiano. C’è la storia dell’Ungheria, paese passato da una dittatura a un’altra (e non è finita…). Si parla di arte, di musica, di Dio. Insomma, un romanzo universo, come non se ne sono scritti più in seguito, e anche questo non è un luogo comune. Márai, scrittore scoperto postumo in Italia, è un autore di rara sottigliezza psicologica, tipicamente mitteleuropea. Antifascista, ma critico verso il comunismo, visse gran parte della sua vita esule, anche in Italia, dove questo romanzo è in parte ambientato, e in California. Morì suicida, dopo la morte della moglie e del figlio. Si definiva un borghese e lo era, ma nel senso migliore del termine. Ha scritto oltre cinquanta libri, romanzi e volumi di diario, circa la metà sono tradotti in italiano. “Le braci”, un’altra storia d’amore e amicizia, che l’autore non amava particolarmente, è stato un grande successo, che ha scatenato la sua doverosa, seppur tardiva, riscoperta da parte di pubblico e critica.

 

Un frammento

 

«L’amore dici? No, tesoro mio, credo che nemmeno l’amore possa essere d’aiuto agli uomini. E nemmeno l’affetto… Quello là, l’artista, diceva che nel dizionario hanno fatto confusione tra queste due parole. Lui non credeva nell’amore, e neppure nell’affetto. Credeva solo nella passione e nella pietà. Che comunque non giovano, perché durano solo un attimo… tanto la pietà quanto la passione. Che dici?… Che allora non vale la pena di vivere? Non dovrei scuotere le spalle? Guarda, amore mio, chi viene da dove vengo… ma tu non puoi capire quello che dico, perché sei un artista. Tu credi ancora in qualcosa… credi nell’arte, vero? Hai ragione, tu sei il miglior batterista del continente.»

Alfredo Sgarlato

Adelphi     


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