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27 gennaio 2018

Massimo Padalino

IL GIOCO

Novembre 2016 - Meridiano Zero - pag.256 - Euro 14,00


massimo_padalino_il_giocoIl gioco” è il romanzo d’esordio di Massimo Padalino, scrittore friulano conosciuto per le imponenti monografie sui Beatles (“The Beatles: Testi Commentati 1962-1966/1967-1970”,  Arcana Editrice, 2012) e sullo space rock ("Space is the Place", Meridiano Zero, 2016). La colonna sonora immaginaria di questo libro è invece legata al Southern rock dei Lynyrd Skynyrd che fa da scenario ai paesaggi della campagna veneta non dissimili dai territori paludosi della Florida. La trama ruota intorno alle vicende di due protagonisti davvero singolari: il Cugino Berto, meccanico, dedito occasionalmente alle rapine in villa e Mina, maga televisiva, depositaria di un tremendo segreto. Il romanzo mescola insieme diversi format narrativi che vanno dall’horror alla commedia, dal noir al romanzo psicologico, in un intreccio che si propone di smontare la narrativa di genere, anche attraverso l’utilizzo di una comicità spesso irriverente e derisoria.

 

Padalino ama costruire e decostruire i livelli del romanzo attraverso il ribaltamento dei piani di riferimento, costantemente intersecati e rovesciati. Come nel caso degli eventi, inizialmente incentrati sulla rapina in villa del Cugino Berto, che successivamente andranno a sovrapporsi  alle vicende criminali della maga Mina, in una sequenza in grado di spiazzare il lettore. Oppure come nel caso dell’opposizione di genere tra gli uomini e gli animali, in cui i primi si trasformano progressivamente in bestie, mentre i secondi diventano i veri depositari del senso di umanità. Anche gli insetti appartengono ad un mondo che appare sistematicamente invisibile ai nostri occhi, ma che invece sarà destinato ad interagire profondamente con quello degli umani, riuscendo a sbriciolarne letteralmente le fondamenta (“l’intenzione era di narrare la vicenda dal punto di vista delle termiti”, scriverà Padalino per rendere ancora più chiara l’idea). Anche lo spazio ed il tempo tendono a deformarsi e divergere, come nel caso della Villa Krampur, abitazione della maga Mina e del Cugino Berto, infinita per camere e spazi ed in grado di attrarre tutti i protagonisti come una calamita, eppure fragilissima nelle proprie fondamenta.

 

I modelli metanarrativi utilizzati da Padalino richiamano espressamente le invenzioni letterarie di Carlo Emilio Gadda ed del suo “Pasticciaccio“ (1957), sia per l’uso diffuso delle espressioni dialettali (veneto, calabrese, romano), sia per la visione entropica e deterministica del mondo, che in un ideale desiderio di esattezza, trasforma l’inesauribilità del mondo in un groviglio intricato. La realtà si mostra dura, non lineare, spesso sgradevole e disgustosa. Descrivere il mondo significa mostrarne il volto più tremendo ed inquietante. Ecco allora che non è un caso se i protagonisti de Il gioco siano dei veri e propri criminali, imbranati come il Cugino Berto, oppure cinici e determinati come la maga Mina, depositaria dell’arte della stregoneria che diviene gioco per dare sfogo alle proprie pulsioni omicide. Il romanzo (che possiede numerosi momenti divertenti) acquista progressivamente le cadenze cinematografiche di un horror psichedelico, che trasporta il lettore verso un finale inaspettato, nel quale il piano della realtà si mostrerà completamente rovesciato. Lettura consigliata. 

 

Felice Marotta
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