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29 dicembre 2016

Amélie Nothomb

IL DELITTO DEL CONTE NEVILLE

Febbraio 2016 - Voland Editrice - Trad. di Monica Capuani - Pagg. 93 - euro 14.00

Amelie Nothomb copertina

 

“Presto lei darà una grande festa a casa sua durante la quale ucciderà uno degli invitati, ma stia tranquillo, andrà tutto per il meglio”.

 

Queste parole, rivolte da una chiromante al decaduto e sbigottito conte Neville, sono l’assunto su cui si basa il recentissimo nuovo romanzo breve (o racconto lungo) della vulcanica scrittrice belga che con questo titolo raggiunge il numero delle ventiquattro opere pubblicate per conto della piccola ma prestigiosa casa editrice romana VolandRicalcato fin dal titolo dal più celebre racconto ottocentesco di Oscar WildeIl delitto di Lord Arthur Savile” e parzialmente fedele, in alcuni spunti, alla storia scritta dall’autore inglese, questo romanzo di Amélie Nothomb (nella foto sotto a destra) se ne discosta invece in diverse altre situazioni paradossali e al limite del grottesco proprie dello stile caleidoscopico e sfavillante a cui l’autrice ci ha abituato da tempo.

 

Non proprio una “cover” quindi, per usare un termine conosciuto dagli appassionati di rock, ma un’ispirazione palese ed evidente che già si avverte nel senso di straniamento che avvolge il lettore, che pur leggendo una vicenda perfettamente ambientata ai giorni nostri si ritrova immerso in situazioni e stilemi da romanzo gotico ottocentesco. Il triste e tormentato Conte Neville, ormai in disgrazia, povero e decaduto, è in procinto di dare un ultimo lussuoso ricevimento nel suo castello avito che presto verrà svenduto al miglior offerente per risanare, almeno in parte, le disastrose condizioni economiche della famiglia e quando la sedicente chiromante gli predice il delitto che commetterà durante quella festa non si pone minimamente il dubbio che questa possa essere una fallace millantatrice; comincia invece ad arrovellarsi, per tutto il romanzo, tra notti insonni e giornate pensierose su chi potrebbe essere la predestinata vittima da uccidere postulando altresì i nomi di Nothomb fotocoloro che farebbe fuori volentieri per rivalità o antipatia, valutando i metodi e le motivazioni che potrebbero risolversi solo in pochi anni di carcere o addirittura procurargli qualche beneficio.

 

Ormai deciso ad uccidere qualcuno per fare fede alla profezia senza neppure nascondere il suo intento, l’uomo si inerpica in grotteschi dialoghi con l’infelice e problematica figlia adolescente, con la più distaccata moglie, con gli amici aristocratici di sempre o altri più o meno occasionali, ai quali il conte chiede consiglio rivelando candidamente il suo proposito omicida. Tutte conversazioni infarcite di un humor nero e sottile, così come le situazioni al limite del paradosso e dell’assurdo che si dipanano profonde e divertenti, al tempo stesso rivelando una storia che al di là della piacevole superficialità apparente nasconde problematiche importanti dell’animo umano che possono addirittura ricondursi a situazioni bibliche o ai miti della tragedia greca.

Amélie Nothomb ci racconta tutto questo, divertendosi e  divertendoci, con mano ferma e leggera terminando la storia con un gustoso e fulminante colpo di scena, così come un altro bel “colpo di teatro” è proprio l’incontro iniziale con la chiromante. In mezzo c’è tutta la godibilissima storia che non esitiamo a considerare forse la migliore tra quelle pubblicate negli ultimi anni dall’eclettica e anticonformista scrittrice belga. 

 

Maurizio Pupi Bracali
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