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10 maggio 2012

Roberto Bolaño

I DISPIACERI DEL VERO POLIZIOTTO

2012 - Adelphi

Per chi ha amato “2666”  (uscito postumo nel 2004) sarà davvero impossibile non immergersi nella lettura de “I dispiaceri del vero poliziotto”, opera su cui Roberto Bolaño lavorò a fasi alterne dalla fine degli anni ottanta sino alla sua morte avvenuta nel 2003, e che nel 1995 in una lettera indirizzata ad una amica aveva definito ‘il mio romanzo’. “I dispiaceri del vero poliziotto” si presenta come un romanzo totalmente "bolañesco", una sorta di continuazione/variazione delle vicende e dei personaggi che avevano animato 2666; ritroviamo il professore Amalfitano e sua figlia Rosa, lo scrittore “fantasma” Arcimboldi, Barcellona e la città messicana di Santa Teresa, le stesse ambientazioni, le stesse inquietudini.  In questi romanzi Bolaño porta alle estreme conseguenze l’idea di un’opera continua, perennemente provvisoria, senza conclusione, meta-romanzo, enciclopedia di biografie di scrittori inesistenti, atlante di città luminose ed inquietanti, bibliografia di testi possibili, luogo di digressioni impertinenti e di interminabili scambi epistolari.

 

Può capitare che episodi facciano sbiadire circostanze appena messe a fuoco e che imprevisti diano vita a nuovi percorsi narrativi destinati successivamente ad essere lasciati in sospeso se non addirittura abbandonati. Chi accetta di leggere questo romanzo mette in conto che alla fine non tutti i nodi di questa storia ingarbugliata si scioglieranno, come se il vero intento di Bolaño fosse quello di mescolare e confondere ulteriormente gli incerti convincimenti del lettore. Il vero poliziotto è proprio il lettore che come un detective si sforza di districarsi nel groviglio di fatti e di storie, accettando l’eventualità che i personaggi possano sfuggire proprio nel momento in cui sembrava che tutto stesse diventando chiaro. ‘Il poliziotto è il lettore che cerca invano di mettere ordine in questo dannato romanzo’, ammetterà Bolaño.

 

Ne “I dispiaceri del vero poliziotto” ritroveremo il professore Amalfitano che dopo essere stato espulso dall’università di Barcellona a causa della sua omosessualità senile, è costretto a trasferirsi nell’università messicana di Santa Teresa, città che si trova ‘su entrambi i lati della frontiera’, come un paese rinnegato sia dal Messico che dagli Stati Uniti. Santa Teresa è una città che affascina Bolaño per la sua passione popolare e per il circolo di violenze e di inquietudini che la circonda. Proprio a Santa Teresa, Amalfitano conoscerà il suo nuovo amante, un improbabile falsario di dipinti di Larry Rivers, vivendo di riflesso la storia con l’ex-amante rimasto a Barcellona in un interminabile scambio epistolare. Il poliziotto Pedro Negrete si innamorerà di Rosa durante il pedinamento del professore Amalfitano su richiesta del fratello Pablo Negrete, rettore dell’università di Santa Teresa. Un intreccio ingarbugliato che si aggroviglia sempre di più ogni qual volta il lettore cerca di dipanarlo. “I dispiaceri del vero poliziottoè un libro che può essere considerato un progetto parallelo e complementare a 2666, un ulteriore tassello di quell’ incredibile ed affascinante mondo di possibilità che Bolaño è riuscito a costruire.

 

Felice Marotta

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