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30 gennaio 2012 ,

Antonio Bacciocchi

GIL SCOTT-HERON, The Bluesologist – Storia e discografia del padre del rap

2012 - Vololibero Edizioni/Nda distribuzione

"Non so come e non ricordo bene quando, ma so perché ho incominciato ad amare Gil Scott-Heron". Con queste appassionate parole Antonio Bacciocchi, batterista veterano della scena mod  che può vantare di aver aperto ai Clash, Siouxsie e Manu Chao, nonchè produttore discografico e giornalista musicale, ci introduce al suo lavoro su uno dei più grandi artisti della musica black dei '70 e non solo. Oltre ad essere ricordato come un cantante carismatico dotato un timbro di voce magnetico e caldo, Gil è stato anche e soprattutto un poeta. Ed è proprio sulla sua poeticità, ricca di sarcasmo ed invettive sulla società ma densa anche di profonde riflessioni sulla propria vita, inevitabilmente contraddistinta dalla coscienza di appartenere ad una comunità (afroamericana) in lotta, che Bacciocchi pone l'accento più volte nel tracciare la parabola artistica ed umana di un personaggio che, pur lasciando un vuoto davvero incolmabile, sembra poter trascendere addirittura dalla propria morte, avvenuta il 27 maggio dello scorso anno. La sua opera mantiene intatta una potenza comunicativa poliedrica e ad ogni nuovo ascolto i numerosi masterpieces sembrano arrichirsi (ed arricchirci) anzichè sfiorire col tempo. Sarà perchè Gil Scott-Heron, oltre ad essere uno dei progenitori del rap e ad avere indiscutibilmente influenzato schiere di artisti, ci permette di entrare in contatto con noi stessi sotto una luce diversa, una luce che nel bene  e nel male non risparmia niente delle nostre esperienze, mantenendo sempre uno sguardo lucido e critico sul mondo in cui stiamo vivendo.

 

"The Bluesologist"  è scritto con la dedizione di chi davvero conosce e stima l'opera del Black Poet pur conservando la capacità critica necessaria a guidarci attraverso quelle che sono le testimonianze migliori in ambito discografico. Questo piccolo tomo è diviso in due parti. Innanzitutto la vita di Gil Scott-Heron viene raccontata attraverso il suo rapporto con la scrittura, i suoi dischi, il sodalizio artistico con Brian Jackson, i suoi successi, i suoi eccessi e, pur se alle volte riportate con una certa morbidezza, le sue contraddizioni. Nella seconda parte viene presa in esame in maniera più approfondita la discografia degli album registrati in studio, per ognuno dei quali Bacciocchi scrive una sorta di recensione collegata con le altre attraverso una linea che segue la traiettoria della maturazione artistica prima, di un certo calo poi e della caduta negli inferi con le lunghe assenze tra un disco (di pregio) e l'altro nell'ultima fase della sua vita. Bacciocchi contestualizza e non si lascia sedurre da semplicistiche classifiche, anche se le proprie preferenze traspaiono in maniera più o meno evidente. E del resto non gli si può certo dar torto quando, tra gli altri, elogia dischi come "Pieces of a Man" oppure ci permette di riscoprire perle come "It's Your World" (da me colpevolmente sottovalutato fino ad oggi). "The Bluesologist" offre alcuni spunti per un approfondimento a chi conosce magari solo superficialmente l'opera di Gil Scott-Heron, ma anche i connoisseurs potranno trarre piacere nel leggere questo breve saggio che per il sottoscritto è servito ad inabissarsi nuovamente dentro una musica ed una poetica uniche.

 

Aldo De Sanctis
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