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13 dicembre 2015

Marcus O’Dair

Different Every Time – La biografia autorizzata di Robert Wyatt

Ottobre 2015 - Giunti

Wyatt libro coverFinalmente vede la luce, nella bella traduzione in italiano a cura del bravo Alessandro Achilli, la monumentale biografia dell’incommensurabile Robert Wyatt, scritta da Marcus O’Dair e che era stata pubblicata nella originaria versione in lingua inglese nel 2014, parallelamente a un corposo cd antologico del vate britannico. Un libro titanico, di oltre quattrocento pagine, introdotto incisivamente dallo scrittore Jonathan Coe, grande fan di Wyatt, con illustrazioni e foto rarissime, la gran parte delle quali provenienti dalla collezione privata dello stesso Wyatt e di sua moglie, Alfreda Benge, Alfie, la quale ultima vedremo quale ruolo fondamentale (in ordine a un incessante supporto umano e psicologico, in specie dopo l’incidente, e al prezioso ruolo di co-compositrice dei testi delle canzoni e dei disegni delle copertine dei dischi del marito) abbia svolto nella consacrazione di Robert come uno dei più grandi musicisti britannici di sempre. Un testo che è una miniera d’oro per gli aficionados dell’aedo inglese, ricchissimo di aneddoti, notizie sulla vita privata e musicale di Robert, opinioni di amici musicisti, tecnici, discografici, giornalisti, e con un’ampia discografia commentata in coda al volume.

 

Libro diviso in capitoli che scandiscono, anche cronologicamente, oltre che artisticamente, la carriera di Wyatt. Dalle notizie prettamente relative a nascita e infanzia dell’artista, a Robert 4quelle della sua prima formazione musicale e poetica (il grande poeta Robert Graves, ad esempio, era un caro amico di famiglia, e lo influenzò non poco), dalla sua iniziazione all’alcool, alle sue avventure sentimentali, culminate in due matrimoni, dal suo instancabile impegno politico nelle fila del Partito Comunista Britannico, all’incidente drammatico che dal 1973 lo costringe su una sedia a rotelle, dalla depressione susseguente alla successiva e decisiva rinascita umana e artistica. Procediamo con ordine, tuttavia. Nato a Bristol il 28/01/1945, Robert Ellidge (più tardi assumerà anche il cognome della madre, Wyatt) Robert 7vivrà coi genitori nella residenza di Wellington House, nel piccolo villaggio di Lydden, nel Kent, nei pressi di Canterbury. L’atmosfera comospolita e intellettualmente aperta dei genitori di Robert, George e Honor, costituisce la condizione ideale per lo sviluppo delle innate qualità artistiche di Wyatt, presto venuto a contatto con ragazzi talentuosi, in virtù della comune frequentazione della Simon Langton Grammar School For Boys di Canterbury, che presto daranno vita alla leggendaria scena del rock progressive canterburyano: i fratelli Hopper, Brian e Hugh, Dave e Richard Sinclair, Mike Ratledge, Kevin Ayers, Daevid Allen,venuto ad abitare in qualità di inquilino a Wellington House.

 

Tutti accomunati dall’amore per il free jazz, avente come punto imprescindibile di riferimento il grande Ornette Coleman. Il libro, poi, descrive nei minimi particolari, l’evolversi della sensibilità di Robert, spesso morbosamente inclinante a una sorta di cupio dissolvi, ne sia testimonianza il tentativo di suicidio in età giovanissima, fragilità emotiva che lo accompagnerà sempre; la sua prima formazione musicale, la sua passione per lo strumento prediletto, la batteria, nell’uso del quale attingerà livelli strepitosi, ad onta della robert 8sua invincibile umiltà, le sue letture preferite, scrittori di epoca vittoriana quali Lewis Carroll ed Edward Lear, in odore di surrealismo, che tanta parte avranno nella sostanza testuale e musicale del Nostro. Fino ai primi esperimenti squisitamente musicali di quel nucleo di ragazzi, sfocianti nell’esperienza altamente formativa dei Wild(e) Flowers, antecedente alla favolosa parabola artistica dei leggendari Soft Robert 5Machine. Il libro, variegato in una miriade di frammenti, capitoli e paragrafi, concernenti la vita, umana e artistica di Wyatt, delinea, tuttavia, una ideale divisione tra la carriera del Nostro prima dell’incidente del 1973 (una caduta dalla finestra, mentre, completamente ubriaco, partecipava a una festa di compleanno), dopo il quale Robert, da allora, è costretto su una sedia a rotelle, e la fase successiva a esso, diversa non solo dal punto di vista fisico-logistico ma anche prettamente compositivo e psicologico.

 

Cambia tutto da allora. A un artista irrequieto, polimorfo, pirotecnico, estroso nell’uso della batteria; a un ragazzo geniale ma sventato, marito infedelissimo della prima giovane moglie Pam Howard  e padre non esemplare del piccolo Sam, subentra l’uomo maturo, riflessivo, attento alle tematiche sociali e politiche del globo terracqueo, legatissimo alla Robert 9seconda moglie, Alfreda Benge, il compositore dal sublime tratto malinconico, dalla voce sottilmente estasiante e dal tocco magico, seppur minimalistico, che incanta anche i più scettici critici del panorama musicale britannico e mondiale. L’elaborazione del doppio “lutto”, la sua estromissione dai Soft Machine e le inevitabili ripercussioni sulla sua vita dell’incidente, innerva l’intera linea narrativa del volume. Traumi mai superati totalmente, sia in ordine alla perdita quasi completa di autostima e consapevolezza delle sue immense doti artistiche sia alla difficoltà, fisica e psicologica, di tornare a tenere concerti dal vivo. A una prima vita artistica di Wyatt, contrassegnata musicalmente dalle mirabolanti esperienze coi Soft Machine e coi Matching Mole, si sostituisce quella lieve, poetica, di album che lo consegnano alla leggenda: “Rock Bottom”, “Old Rottenhat”, Dondestan”, Shleep”…

 

All’uomo genialmente frivolo delle origini si giustappone il paladino dei diritti civili (la sua strenua lotta contro l’apartheid in Sudafrica ne è testimonianza palmare, ad esempio) e Robert 3delle istanze delle classi povere (la militanza nel Partito Comunista, sebbene fuori da ogni schema di semplice e supina appartenenza dogmatica, ne è esempio incontrovertibile). Periodi di depressioni cosmiche, durante i quali la presenza amorevole di Alfie è fondamentale, preludono a riconoscimenti universali del suo immenso talento, ridisegnato sulla sua nuova dimensione psico-fisica: niente più concerti live, a parte qualche rarissima apparizione in serate altrui; album solistici con l’uso di strumenti essenziali e minimali, l’organetto Riviera acquistatogli dalla moglie Alfie tanti anni prima, una cornetta sfiatata, percussioni da suonare con le mani, e anche qui magistralmente, voce esile ma ricca di poesia e di pathos.

 

Una miriade di collaborazioni, sia per i suoi dischi che per quelli altrui, con artisti del calibro, tra gli altri, di Brian Eno, David Gilmour, Nick Mason, Phil Manzanera, Paul Weller, Robert 1Billy Bragg.  Soprattutto, il riconoscimento della sua indubitabile grandezza artistica, a cura dei maggiori esponenti di svariati generi musicali, dal jazz al rock, dal progressive al blues, dal funky al soul e ai traditional, e la consapevolezza universale della sua opera come punto di riferimento per intere generazioni di artisti, di ogni estrazione, lo consegnano giustamente alla leggenda della musica contemporanea. Un libro superbo, da leggere come si effettuasse un viaggio immaginifico nelle terre incantate dell’elfo Wyatt, verso la casa di Elrond della sua umanità commovente.

 

Rocco Sapuppo

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