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19 agosto 2016

Gianmaria Testa

Da questa parte del mare

19 Aprile 2016 - Einaudi - Euro 12.00

mare“Da questa parte del mare” non è solo un bellissimo album di Gianmaria Testa del 2006, (vincitore anche del Premio Tenco come miglior album dell’anno) ma è anche il titolo di un libro che lo stesso Testa ha voluto pubblicare a dieci anni di distanza da quel disco che trattava, in tempi meno sospetti di quelli odierni, il tema dell’emigrazione, oggi dibattuto ferocemente e centro focale dell’attenzione dei media, della politica e dei cittadini tutti, in Italia e in Europa. 

Il crudele destino degli uomini, che ha sempre in sé una parte di infamia, ha voluto che Gianmaria Testa morisse per un male incurabile soltanto venti giorni prima dell’uscita del libro senza poterne vedere la pubblicazione e seguirne il percorso. La struttura del volumetto è molto semplice: Testa, alla luce degli anni trascorsi e dell’acuirsi del problema immigrazione, ripesca i testi di quelle undici canzoni corredandoli con gli aneddoti che ne hanno ispirato la creazione arricchendo così la canzone stessa e facilitandone la comprensione. Ogni testo è quindi preceduto da poche pagine di spiegazione sotto forma di raccontini minimali, gustosi aneddoti, altri più struggenti, ricordi d’infanzia, riflessioni e testimonianze dirette di personaggi legati al tema immigrazione.

 

La visione è ovviamente quella di chi osserva il fenomeno con attenzione e con gli occhi disincantati dell’artista che si fa domande e che cerca risposte scavando nella profondità del problema senza giudicare, senza condannare, ma cercando di capire una situazione Gianmaria Testa fotoproblematica che coinvolge l’Italia e l’Europa, anche se, conoscendo la poetica e la produzione artistica del cantautore piemontese, non sfugge al lettore la sua predisposizione all’accoglienza e alla comprensione del problema con benevolenza e una sottintesa simpatia verso i più deboli e i più sfortunati. 

Tra gli aneddoti più gustosi quello dell’intirizzita prostituta di colore ispiratrice della canzone Tela di ragno che, raccolta da Testa in automobile in una gelida notte d’inverno Cuneese, nei pochi minuti in cui il cantautore la sta portando alla stazione a prendere un treno, gli chiede candidamente se accetterebbe di sposarla per toglierla dal marciapiede. Tra i più struggenti, invece, spicca commovente l’incontro con il grande scrittore noir italo-francese Jean-Claude Izzo, (leggetelo!) già in testa-de-lucaostaggio del cancro che l’avrebbe portato alla morte, che a casa di Testa, lui figlio di un emigrante salernitano, si commuove ascoltando una canzone di Roberto Murolo (la cantava sempre mio padre) e racconta le discriminazioni subite come “rital” che è il nomignolo dispregiativo, simile a “terrone” con il quale i francesi definiscono i figli di emigranti che essendo “ital” cioè italiani, non hanno la R alla francese, da qui Ritals la bellissima canzone scritta da Gianmaria Testa dopo quell’incontro. In appendice a questo piccolo ma profondo volumetto da leggersi anche come frammento di un’autobiografia, ancora alcune brevi e delicate poesie del cantautore, mentre all’inizio la prefazione è una breve analisi acuta e partecipata dell’amico scrittore Erri De Luca (nella foto sopra a destra insieme a Giammaria Testa).

Maurizio Pupi Bracali

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