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28 agosto 2013

Josè Saramago

Cecità

- Prima edizione: Einaudi 1996, Seconda edizione: Feltrinelli 2010 - pagg. 276, € 9,50

Saramago

Continua il ripescaggio di Distorsioni di validi libri usciti negli anni scorsi, a cura di Alfredo Sgarlato: speriamo possa essere di vostro gradimento. 

 

 

Josè Saramago (Azinhaga 16 novembre 1922 - Tias 18 giugno 2010), Premio Nobel 1998, è senz'altro il maggiore scrittore portoghese del secolo passato, ovviamente insieme a Pessoa, omaggiato nel bellissimo “L'anno della morte di Ricardo Reis” (1984). Figlio di contadini, diplomato alle scuole serali, praticamente autodidatta anche se laureato, in realtà si chiamava Souza; Saramago, cioè rafano, era il soprannome del padre, che un superficiale impiegato dell'anagrafe gli diede come cognome. È arrivato al romanzo dopo un lungo percorso: giornalista, critico letterario, poeta, autore di brevi pezzi in prosa poetica (molto acerbi, va detto), ha affrontato il romanzo solo quando, dopo la caduta del regime fascista, si è sentito libero di esprimersi. Ciònonostante il suo “Il vangelo secondo Gesù” (1991), gli è costato critiche tali da scegliere di abbandonare la propria patria, per non parlare dello scatenarsi dei pennivendoli nostrani quando ha osato criticare un leader politico ancorché pregiudicato. La prosa di Saramago è complessa, magmatica, con periodi interminabili. La punteggiatura è usata in maniera personale, senza virgolette o punti interrogativi a segnare i dialoghi. Il suo stile è comunque di una bellezza rara. Per chi non avesse ancora approcciato il magnifico portoghese il romanzo che consigliamo è “Cecità”(“Ensaio sobre a cegueira”, 1995). Una storia corale, dove il fantastico si unisce al realismo quotidiano: una misteriosa epidemia rende cieca l'umanità intera. La trama è lo spunto per una raffinata analisi sociale e psicologica dove, come in tutti i romanzi di Saramago, vedi il magnifico “Memoriale del convento”(1982), le donne sono i personaggi più forti. Anche quando sembra indulgere nello stereotipo, come col personaggio della prostituta dal cuore d'oro, la banalità è sempre evitata. In questo romanzo, che pure è tra i suoi più rappresentativi, lo stile si fa meno complesso, mentre aumenta la forza profetica e politica. Ne è stato tratto un film, nel 1998, da parte del mediocre regista Fernando Meirelles, con un cast stellare che comprende tra gli altri Julianne Moore. Una volta letto “Cecità”, verrà la voglia al lettore di leggere tutti gli altri libri di Saramago: è una lettura più impegnativa rispetta alla media della letteratura corrente ma lo sforzo è ampiamente ripagato dal piacere che se ne ricava.

 

La trama

 

saramago_cecitaIn un tempo e un luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l'insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un'umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbruttimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull'indifferenza e l'egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza. 

Alfredo Sgarlato

Foto 1: Josè Saramago


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