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11 Maggio 2015

MundiaLibro! Torino Campionati del Mondo dei romanzi del Novecento

2015

cartolina-fronteIl racconto dei quarti di finale (Torino, Unione Culturale, 18 gennaio - 8 aprile 2015)

 

A Torino, succede che la passione per il libro e la promozione della lettura diventi un MundiaLibro, una tenzone calcistica tra i migliori romanzi del Novecento italiano, ideata da Andrea Bajani con il Gruppo Libri dell'Unione Culturale Franco Antonicelli (che compie 70 anni), in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro. La selezione degli otto titoli approdati ai quarti di finale è stato deciso in rete, tra una cinquantina di libri: gli scontri sono regolati (e decisi) da un arbitro (Bajani), due allenatori scelti per i due libri in campo, un guardalinee (il brillante Francesco Morgando), una giuria impopolare (mai uguale); non sempre decisivi gli applausi del pubblico in sala, misurato con perizia dal bravo guardalinee

 

libriPer ogni quarto di finale, una libreria indipendente torinese ha garantito la fornitura dei gadget in formato-libro. Una gran bella iniziativa, che si infrange senza i consueti clamori sul mainstream culturale torinese, che pare volgere lo sguardo solo al Palazzo degli Ori o verso la Certosa (ma sotto la Mole, Gadda non c'entra…). Non sono mancati i tweet letterari ad ogni partita, in grado di svelare pretattiche, scongiurando combine e possibili, veri casi di doping letterario; chissà cosa ne avrebbe scritto Giuàn Brera! E questa cronaca, racchiude gli immaginari rilanci in campo di un appassionato, umile scriba raccattapalle, sempre presente a bordo campo.

 

 

Primo quarto di finale: 28 gennaio 

In campo "Il barone rampante" di Italo Calvino, allenato da Margherita Oggero [1], contro "Kaputt" di Curzio Malaparte, allenatore Andrea Tarabbia [2]; arbitro Andrea Bajani, libri forniti dalla libreria La gang del pensiero; sala gremita in ogni ordine di posti.

 

Calvino ultima edLe squadre scendevano in campo sotto la sigla di Notti magiche (by Gianna Nannini, revival di Italia '90); ogni schieramento adottava criteri di incitamento distinti da motivetti evergreen, all'uopo inventati dall'ottimo Morgando. Un Bajani munito di fischietto e divisa d'ordinanza Diadora, apriva le schermaglie: il campo a Kaputt, la palla a Calvino, con una Oggero subito impegnata in una tattica di gioco furba, impostata sulla leggerezza, cifra distintiva dell'autore sottolineata nelle postume Lezioni americane. La Oggero giocava con immagini e quadretti per esaltare meglio Il barone rampante, uno dei tre capitoli della trilogia fiabesca di Calvino I nostri antenati (con Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente): l'abatino Italo era il Rivera della serata? Passaggi smarcanti pochi, ma gran maestria di Margherita nel nascondere la palla (à la Mario Corso): sì, perché la Oggero non svela le trame del Barone (aka Causio), suggerite a Calvino da un fatto di cronaca accaduto in curzio-malaparte-kaputtCalifornia nel '31 [3]: sarebbe stato un autogol! Tarabbia risponde da par suo, con la trama fitta di quella cronaca descritta da Malaparte come inviato di guerra del Corriere della Sera nel 1943-44: un gioco tipico di quella zona grigia che permeava la società italiana fascista, con una scrittura creativa seppur pervasa da «fantasie lugubri; incubi orrorosi» [4]. Nel secondo tempo e nei previsti rigori, la Oggero ricorreva ad una metafora ad alta gradazione (ci torneremo nelle semifinali): per lei, la lettura indigesta e pesante di Kaputt (im)poneva l'urgenza di un fernet (applausi e fischi sdegnati). Tarabbia, nel contrattacco, sottolineava l'importanza del romanzo di Malaparte nell'attualità, pertinente con il paesaggio letterario italiano, quanto la splendida villa costruita dallo scrittore a Capri. Gli applausi e le decisioni di giurie e arbitri sancivano la vittoria di Calvino, seppur di misura (2 a 1).

 

 

Secondo quarto di finale: 18 febbraio

In campo "Libera nos a Malo" di Luigi Meneghelloallenato da Alessandro Perissinotto [5], contro Primo Levi con "Se questo è un uomo"allenato da Giusi Marchetta [6]; sponsor la libreria Borgo Dora.

 

MENEGHELLO-libera-nos-a-maloSgombrato il campo dagli pseudonimi usati dai due scrittori (Damiano Malabaila → Levi; Ugo Varnai → Meneghello), in una sala stracolma di pubblico, toccava al vivace Marco Pautasso (del Salone del Libro)  sostituire  Bajani in qualità di arbitro. Nell'aria si respirava il clima di un verdetto già scritto, a favore del libro di Primo Levi. Palla al centro con Perissinotto che parte di slancio, forte di un pacchetto di mischia difensivo con propensioni al contropiede, data la caratura del libro avversario. E' Meneghello stesso a fornirci squarci di gioco vero, reale: «Dure erano le partite in trasferta, durissime le vittorie. Al gioco partecipava il pubblico, e in misura che noi da Malo giudicavamo spesso eccessiva. L'istituto dell'invasione del campo era una parte importante del gioco fra i "Liberi"; ma certi paesi di corta esperienza calcistica esageravano.»; nelle trame di gioco costruite da Perissinotto «La difesa era solida, maestosa la mediana, ma la meraviglia della squadra era l'attacco. "Un salto di Tonìn su cros di Kùbal-Kìn e in porta resterà…" Che cosa resterà in porta? L'ombra di un ragazzo attonito, l'inutile Portiere avversario.». La risposta di Giusi Marchetta, con il tifo quasi tutto per Primo Levi, era il tipico gioco a zona (grigia) che pareva non (voler o poter?) sfruttare le molte occasioni fornite da Perissinotto che praticava un deciso pressing dialettale. I nodi venivano ben presto sciolti: Se questo è un uomo è un libro atipico che ha vissuto una storia editoriale travagliata P.LEVI ed 2014(prima edizione nel '47, un rifiuto einaudiano nel luglio '52) ma che ha inciso profondamente nella memoria collettiva come forse nessun altro. Giusi, in caso di vittoria, forse si poneva il problema di come dover proseguire il torneo, ma sentiva che le sue forze non avrebbero retto: la giovane allenatrice del chimico scrittore torinese, conscia di questo pesante fardello intriso di emozioni, razionalità e valori oltre la letteratura, decideva di ritirare la squadra. Pautasso, nello stupore generale e davanti ad un pubblico frastornato, dichiarava la vittoria a tavolino in favore di Libera nos a Malo di Meneghello: Perissinotto in semifinale (il 15 maggio, al Salone Internazionale del Libro) se la vedrà con Margherita Oggero, allenatrice de Il barone rampante; una partita che oseremmo definire a rischio di alto tasso alcolico: il fernet, asso nella manica di Oggero/Calvino, contro la miglior grappa di Perissinotto/Meneghello (si accettano sponsor per l'occasione).

 

 

Terzo quarto di finale 11 marzo

Leonardo Sciascia, "A ciascuno il suo"allenato da Daniele Zito, contro Beppe Fenoglio, "Una questione privata"allenato da Angelo Ferracuti. Sponsor, la libreria Therese.

 

A ciascuno il suoPreannunciata con un mio twt «Milton, Fulvia #OverTheRainbow o la tresca del Roscio-Laurana-Rosello?», la serata si è svolta a spalti gremiti, sotto la direzione di Andrea Bajani e non ha tradito le aspettative. Angelo Ferracuti [7], ha impostato la partita con una tattica volta a contrastare l'avversario a centrocampo, con un'esposizione pacata: il nocciolo de Una questione privata è nei passaggi di una scrittura rapida, nuova, un legame amoroso che descrive bene la trama fitta dentro la Resistenza, nell'inferno della guerra civile che resta centrale nella vicenda e non sullo sfondo. Centrale è il paesaggio di Langa, pensato da Fenoglio come il luogo degli amori, che diventa invece teatro di guerra. Poi vi è la scoperta della musica: l'ascolto di Over The Rainbow, di Harold Arlen, che Fenoglio conosce già e che avvolge gli sguardi di Milton per Fulvia. Il celebre standard entrò nella vicenda  editoriale del romanzo: Fenoglio  avrebbe voluto titolarlo Lontano dietro le nuvole  o Far behind the clouds; poi Garzanti scelse  Una questione privata, che pubblicò nel 1963, per iniziativa di Lorenzo Mondo, con altri racconti nel volume Un giorno di fenogliofuocoDaniele Zito [8] ha spiazzato il pubblico distribuendo letterine bianche con all'interno un biglietto anonimo (a me è toccato Cornuto!, ad altri  Morirai!, o altre simili minacce) per creare il clima giusto  di A ciascuno il suo. L'allenatore di Sciascia ha illustrato in modo efficace  questo giallo che giallo non è: Calvino, in una lettera a Sciascia del novembre 1965, confessa lapidariamente come dalla lettura del manoscritto ne tragga la divertita conclusione «di vedere come il giallo viene smontato, anzi come viene dimostrata l'impossibilità del romanzo giallo nell'ambiente siciliano.» [9] Nella condotta dell'incontro, Zito trasforma la partita di calcio in una sfida a scacchi, perché gli consente infinite combinazioni tattiche: nella fase finale, quella decisiva, ricorre ad un meditato gioco di cerchi proiettati che si intersecano in diverse soluzioni, per sottolineare la grande attualità irrisolta del sistema di potere in Italia che Sciascia ha descritto in modo così efficace. L'esito della partita, forse contro i pronostici e nonostante la maggioranza degli applausi sia andata a Fenoglio, prevale Sciascia di misura, 2 a 1

 

 

Ultimo quarto di finale: 8 aprile

Elsa Morante, "L’isola di Arturo", allenato da Emmanuela Carbè, contro  Paolo Volponi, "Le mosche del capitale", allenato da Massimo Raffaeli; sponsor: libreria Il ponte sulla Dora.

 

morante 1a edL'arbitro designato Andrea Bajani cedeva il fischietto a Davide Ferraris (della libreria Therese) davanti ad una vasta platea, equamente divisa tra i supporters di Morante e di Volponi. Esaurite le incombenze dei riti e inni propiziatori, Emmanuela Carbè [10] con L’isola di Arturo di Elsa Morante, si distingueva per un gioco sobrio, essenziale, nella lettura del romanzo che la Morante scrisse dal 1952 al '57. Passaggi e paesaggi dell'isola di Procida profusi a volontà, con le descrizioni puntuali su cui la scrittrice sapeva  insistere come gli eleganti dribbling-veronica di Sivori. Nel romanzo, vincitrice allo Strega 1957, si sviluppano le esperienze del giovane Arturo, che supera le angosce e i contrasti dell'infanzia prima e dell'adolescenza poi, per conoscere tutte le menzogne del mondo adulto.

 

Massimo Raffaeli [11] allenatore di lungo corso (e conterraneo) di Paolo Volponi, scomponeva la struttura de Le mosche del capitale esaltandone i passaggi più attuali, ricorrendo a continui cambi di schemi (i blocchi del romanzo, che tanto impegnarono Elena De Angeli, editor all'Einaudi), sottolineando la peculiarità del testo, una sorta di Volponi ultima edautobiografia (Volponi è Bruto Saraccini nel libro), che riflette le vicende dell'autore dal 1975 al 1989, con le espulsioni dall'industria, prima dalla Olivetti di Ivrea (1971), poi dalla Fiat nel 1975: la Bovino del romanzo è quella Torino per la quale Volponi ne studiò le linee di sviluppo territoriale su indicazione di Umberto Agnelli dal 1972 al 1975, come segretario della Fondazione Agnelli. Come ha saputo magistralmente dipingere Raffaeli, è il contesto territoriale, politico, economico e sociale che si snoda nel libro, che si intreccia con gli assetti che il potere ha costruito, a partire dalla sconfitta operaia alla Fiat dell'autunno '80 «Mentre la politica e la cultura si dimenticarono in fretta degli operai in favore della finanza e dell'impresa, Volponi fu l'unico scrittore italiano a raccontare questa fase cruciale della nostra storia recente» [12]. La straordinaria urgenza della (ri)lettura del romanzo di Volponi oggi sottolineata da Raffaeli nel finale di partita, sancivano il risultato finale: 2 a 1 per Le mosche del capitale, che incontrerà in semifinale (allenato da Federico Faloppa e non da Raffaeli), il romanzo A ciascuno il suo di Sciascia (ancora allenato da Zito), il 18 maggio al Salone Internazionale del Libro.

 

Assisteremo alle semifinali di questo Mundialibro.  Come raccattapalle/scriba rilanceremo in campo palloni e lettere uscite dal campo per destinazione.

 

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Note:

[1] Einaudi-Margherita Oggero

[2]  Andrea Tarabbia

[3] Salvatore Scarpitta, il vero Barone rampante

[4]  Guido Davico Bonino, Novecento italiano,  Einaudi, Torino 2008, pag. 120.

[5]  Alessandro Perissinotto

[6]  Einaudi-Giusi Marchetta

[7]  lL Costo della Vita-Angelo Ferracuti

[8]  Sei Cose

[9]  Italo Calvino, "I libri degli altri", Einaudi, Torino 1991, pag. 538

[10] Emmanuela Carbè

[11] Massimo Raffaeli 

[12]  Paolo Volponi, Romanzi e prose III, a cura di Emanuele Zinato, Einaudi, Torino 2003, pag. 798

 

Luciano Viotto
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