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6 agosto 2012

Jussi Adler-Olsen

Battuta di caccia

2012 - Marsilio

jussi adler olsenSe la qualità media dei gialli scandinavi continua a essere così alta è augurabile che l’invasione degli scaffali delle librerie da parte degli autori nordici non rallenti. Dopo “La donna in gabbia” uscito l’anno scorso, ecco il secondo caso per la Sezione Q della polizia di Copenaghen, se possibile ancora più avvincente del precedente, le quasi 500 pagine del libro si lasciano letteralmente divorare, tale è l’attenzione, l’interesse e il divertimento che le pagine di Adler-Olsen suscitano. Destinato alla neonata Sezione Q, incaricata di indagare su casi rimasti irrisolti, Carl Mørck, che a quell’incarico è stato messo per toglierselo elegantemente dai piedi, si trova confinato nei sotterranei e con un unico collaboratore, l’enigmatico siriano Assad nel ruolo di factotum, cui si è aggiunta l’irrequieta e impacciata Rose come segretaria. Di ritorno dalle ferie sul tavolo Mørck trova un fascicolo sul duplice efferato omicidio di due giovani, fratello e sorella, avvenuto vent’anni prima nella loro casa di villeggiatura e per il quale furono sospettati alcuni giovani dell’alta borghesia danese, tutti frequentanti un esclusivo college.

 

Solo uno di loro è oggi in galera, reo confesso, l’unico del gruppo di famiglia modesta. Mørck, indolente, maschilista, amante del bere, non si è ancora ripreso dalla sparatoria che è costata la vita a un suo collega, in cui lui stesso ha rischiato la vita e che ha ridotto l’amico Hardy paralizzato dal collo in giù, ma è un ottimo detective, ha fiuto, determinazione e soprattutto non guarda in faccia nessuno e più si cerca di ostacolarlo, più lui persevera ostinato. E così quando le indagini lo portano verso quei giovani, oggi fra i più ricchi e stimati uomini di successo del paese, non saranno gli interventi dall’alto a fermarlo. Vent’anni prima, fanatici di “Arancia meccanica” e imbevuti di arroganza, disprezzo e senso dell’impunità terrorizzavano i compagni di scuola, oggi, diventati uomini di potere, organizzano violentissime battute di caccia come crudeli feudatari medievali, ma indagando i sospetti si fanno ben più pesanti, una scia di sangue bagna quell’esistenza dorata e sciagurata. 

 

Jussi Adler-olsen ‘Gli uomini potenti regnano solo sulla debolezza della gente’, si diceva Kimmie. ‘Compresa la propria. La storia lo dimostrava di continuo’, “Battuta di caccia” è anche un libro sulla violenza delle classi privilegiate, sulla falsità e ipocrisia che si nasconde dietro ogni ricchezza, come nei migliori gialli scandinavi l’indagine di polizia è anche e soprattutto uno scavare nelle pieghe oscure della società, uno svelare le ingiustizie e le differenze sociali che si celano dietro società apparentemente ricche, felici e ordinate. Ma innanzitutto il libro di Adler-Olsen è un gran bel libro, bella la storia, riuscite le caratterizzazioni dei personaggi e degli ambienti in cui si sviluppa la trama, alterna abilmente tensione, che sfocia in un finale pulp, irresistibile umorismo, momenti di intensa drammaticità, acida ironia sulla classe dirigente del suo paese. Una lettura perfetta per questa calda estate, e certamente giunti al termine anche voi non potrete far altro che aspettare  con trepidazione la pubblicazione dei prossimi casi della sorprendente Sezione Q.

 

Ignazio Gulotta

Jussi Adler-Olsen "BATTUTA DI CACCIA", 2012, Marsilio, pp. 495, €.18,50; traduzione di Maria Valeria D’Avino


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