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25 agosto 2018 ,

Cimini, Galeffi, Nel Giardino

Color Fest 2018


color-okIl 4 e 5 Agosto a Platania (CZ) si è svolta la sesta edizione del Color Fest, Festival di musica che dà voce ad artisti della scena contemporanea italiana cercando di offrire una proposta più varia possibile. Sui due palchi (uno più piccolo, che vive dalle 16 in poi; uno più maestoso, dalle 21 in poi) si sono succeduti tra gli altri The Zen Circus, Bud Spencer Blues Explosion, Willie Peyote, Rettore, ma anche cantanti più giovani come Galeffi, Cimini e Sick Tamburo fino alle nuovissime proposte come Nimby e Nel Giardino. Abbiamo scambiato due chiacchiere con tre di loro.

 

 

CIMINI

 

Gianlorenzo Franzì (Distorsioni) - Tu vieni da San Lucido, calabrese doc: e più difficile per un ragazzo del sud entrare nel mercato discografico di oggi che è diventato un po’ una selva?

Cimini - Secondo me no: guarda ci sono esempi, non tanto il mio magari, visto che vivo a Bologna da una decina d’anni... no forse va bene anche il mio! Quando sono “scappato” a Bologna ho iniziato a scrivere della mia terra, dei ricordi della provincia... e poi c’è Dario Brunori, che vive in Calabria e si è saputo ugualmente valorizzare al massimo diventando un faro per tutti. Io ero andato via per studio, amo la mia terra non per campanilismo ma proprio perché penso che nelle radici ci sia la nostra essenza: penso che per l’epoca in cui ci troviamo, nel 2018, sia doveroso e difficile per tutti spingersi verso determinati obiettivi. La cosa difficile, insomma, è che ognuno deve trovare un proprio spazio in un contesto complicato e pieno di tutto.

 

Non so quanto hanno influito i talent, ma il mercato oggi è così inflazionato che ci vuole tanto coraggio (e follia forse) per tentare di fare della musica il proprio mestiere.

ciminiCi vuole coraggio legato alla determinazione e alla verità. Perché se tu vuoi soltanto arrivare alla “popolarità” non arriverai da nessuna parte, se non in maniera transitoria: quando io scrivo canzoni lo faccio perché ho un’esigenza interna che quasi mi costringe. C’era Lauzi, o forse Endrigo... che diceva che le canzoni più belle si scrivono quando si è tristi: è sciocco ma forse è vero, perché si scrive meglio quando devo esprimere qualcosa, con una funzione magari catartica... la creazione non viene tanto dalla sofferenza ma dall’angoscia, dal bisogno di dire e di esternare un pensiero, una necessità dell’anima. Quando sono sul palco non faccio altro che dire la verità, per trovare persone che cantando le mie canzoni condividano le mie parole creando una forma bellissima di empatia. Versi come quelli de La Legge di Muprhy devono essere condivisi, altrimenti li avrei tenuti in camera mia e non ne avrei fatto nulla...

 

Come genere musicale hai una figura di riferimento? Qualcuno che ha influito nella tua formazione artistica?

Ce ne sono state tante di figure così: da Rino Gaetano (e non solo per motivi geografici) a Ligabue, ci sono stato tanti artisti con i quali ho trovato confronto e conforto. Artisti che poi sono diventati miei amici: da Calcutta a Lo Stato Sociale a Brunori. È stato un percorso ma se siamo ciò che mangiamo, ho mangiato tanta rabbia.

 

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GALEFFI

 

Gianlorenzo Franzì (Distorsioni) - Non sei l’unico, dei nuovi cantautori, a farti chiamare con il tuo cognome (nda: Galeffi è il cognome della mamma): lo fai per dare subito alla tua musica un’impronta personale?

Galeffi - Sinceramente no. Non sapevo che nome scegliere, ho aperto tantissimi libri ma nessuno mi convinceva, alla fine ho pensato che “Galeffi” non era affatto male...

 

Sei giovanissimo, del 1991, e ti scrivi i testi da solo: come sei cresciuto musicalmente?

Per i classici ho sempre ascoltato (anzi, mi ha fatto ascoltare mia madre!) De Andrè, Dalla, De Gregori: ma io nutro una passione per Cesare Cremonini con annessi i Lunapop... e mi piace anche Carmen Consoli.

 

gaIn effetti nei tuoi brani c’è tantissimo dell’artista bolognese, dall’apertura delle vocali Gino agli scivolamenti fino anche ad alcuni giri armonici...

Si: io sono proprio in fissa con Cesare. Gli ho proprio rubato alcune cose! Per me è il n.1, l’ho ascoltato dall’inizio in maniera proprio fidelizzata. Poi ho unito musica anglosassone, come Amy Winehouse, i The Verve, i Beatles, Ray Charles.

 

Il blues infatti emerge specialmente dai tuoi live più che nell’ascolto da CD, da alcuni graffi vocali. 

Nel mio cd “Scudetto” ho cercato di fondere queste mie due “anime”, sempre però con riferimento alla pastosità del timbro di Cesare.

 

In tanti oggi si formano sul palco, che serve anche per la comunicazione: anche tu preferisci i concerti alla sala di registrazione?

Live tutta la vita!! In studio forse canto pure peggio: con le cuffie senti tutto molto “distante”, freddo. Diversamente da altri, come i Canova, noi ci siamo formati e proposti non con Spotify o YouTube ma proprio con i live: abbiamo fatto due anni di “cazzeggio” dal vivo perché non avevamo nessuna ambizione, volevamo solo suonare.

 

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NEL GIARDINO (aka Chiara Giardino)

 

Gianlorenzo Franzì (Distorsioni) - Da quanto tempo fai musica?

Nel Giardino - Io ho iniziato a cinque anni con le varie scuole, dalla tastiera elettronica: in famiglia poi sono innamoratissimi della musica, quindi mi hanno incoraggiata in tutti i modi. Certo non ho mai fatto scuola di canto perché non pensavo sinceramente di averne le doti....ho più che altro coltivato lo studio della musica, che mi trasmette serenità: e quella doccia calda che fai a fine giornata.

 

Ora inizi a suonare con una vera e propria etichetta discografica, la “Mamma Dischi”.

Si: lavoriamo insieme da poco, e abbiamo concretizzato l’idea di questo mio progetto, perché poi “Nel Giardino” è un progetto. È una stanza nella quale chiunque può entrare e lasciare qualcosa di suo, l’importante è che sia costruttivo. Siamo tutte persone che viviamo con i piedi per terra, nella terra: e proprio come in un giardino piantiamo le nostre idee. 

 

giaOra vivi in Olanda: dal tuo punto di vista è difficile oggi fare una musica realmente “diversa”?

Ah, bella domanda... penso che in Italia in generale sia difficile emergere quando si hanno delle idee che vanno in contrapposizione con quello che il mercato propone, con il “coro”. Ma bisogna avere pazienza.

 

Sembra che negli ultimi tempi ci sia una nuova ondata di cantautori, come Calcutta e Motta: forse è la parte produttiva che non funziona bene? Perché non investe in quello che sembra troppo nuovo, quindi troppo rischioso?

Secondo me si cerca troppo l’immagine, o la sonorità che vanno di moda, tralasciando la parte fondamentale che è il testo, il messaggio che vuoi lasciare. Quindi i cantautori faticano di più ad emergere perché non sono di moda, non sono cool. Però forse questo è il periodo giusto, con tante idee e persone disponibili per realizzarle. 

 

Il cantautorato femminile invece è dominato ancora da nomi che tanto hanno dato, come Carmen Consoli e Paola Turci: ti sei rifatta a questa tradizione o stai cercando di dare nel tuo piccolo una spinta propulsiva nuova? 

Le ascolto, e ovviamente sono innamorata di Carmen Consoli: però no, cerco di dare qualcosa di mio, anche magari aiutata dal fatto che come dicevo non ho mai fatto una scuola di canto, che quindi non ha “costretto” la mia evoluzione in nessun modo... ho quindi una voce molto grezza. Non mi prendo poi il lusso di attingere da niente, racconto solo quello che vivo e sento io personalmente.  

 

 

GianLorenzo Franzì

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