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4 maggio 2016 ,

Zhongyu

ZHONGYU

2016 - MoonJune Records
[Uscita: 19/04/2016]

Stati Uniti     #consigliatodadistorsioni     

 

a4069291161_16Un progetto di musica d’avanguardia, miscellanea virtuosa di rock progressive, suggestioni di electro-jazz e sonorità evinte dalla tradizione orientale, ci sembra si presenti già in maniera intrigante. E’ il caso degli Zhongyu, formazione americana (Seattle) che fa capo al valoroso Jon Davis. Il nostro si circonda, nell’occasione di questo lavoro d’esordio come Zhongyu, di tre componenti dei Moraine (Dennis Rea alle chitarre, Alicia DeJoie al violino, James DeJoie al sax, clarinetto, flauto) e dei validissimi Randy Doak alla batteria e alle percussioni e, in veste di special guest, del trombettista Daniel Barry (Celestial Rhythm Orchestra).

La poetica dell’intrapresa sonora s’estrinseca chiara e netta già dal nome, Zhongyu, che in cinese significa “infine”, sostanziandosi in un armonico agglomerato di note sospese tra sperimentazione e tradizione, con costanti riferimenti a sonorità asiatiche, prova ne sia, altresì, l’introduzione nella griglia degli strumenti del guzheng, sorta di cetra, di ventuno corde in genere, tipico della tradizione cinese, suonato qui dallo stesso Davis. I brani sono accattivanti, sinuosi come seriche sciarpe armoniche, pregni di variazioni cromatiche e sonore, tali da renderli variegati e cangianti, oltre che musicalmente godibilissimi.

 

E’ il caso, ad esempio, di una traccia come Torture Chamber Of Commerce che inizia con un ritmo di greve pulsazione del basso, per dipanarsi in graffianti tocchi chitarristici, ingentiliti dall’intervento del flauto. Hydraulic Fracas si evidenzia per l’iniziale e serpentina evoluzione del flauto, prima di dar luogo a una sarabanda di suoni di tipo sperimentale, sotto un ossessivo tappeto percussivo. Nello stile del tardo Miles Davis, di cui il Nostro è zsommamente devoto, s’avvia Tunnel  At The End Of The Light, prima di esplodere in sonorità tipicamente progressive.

Atmosfere evocative quant’altre mai s’evincono dall’ascolto della superba Sleepwalking The Dog, forse l’episodio musicalmente più felice dell’album, in cui l’intreccio di flauto e chitarra crea un incanto armonico di notevolissimo impatto. Di aperto tratto sperimentale è invece MBBL, con la sontuosa tromba di Daniel Barry e la chitarra fiammeggiante di Dennis Rea a dominare il proscenio. La conclusiva e bellissima All Food Comes From China, oltre a rendere omaggio alla Cina come fonte d’ispirazione dei Nostri, utilizza canoni sonori discendenti da quella millenaria tradizione; in particolare l’uso di strumenti ordinari intersecati dal soffice suono del guzheng crea atmosfere intriganti e chiude degnamente questo prezioso lavoro.

Voto: 7.5/10
Rocco Sapuppo

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