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29 luglio 2014 , ,

Christian Loffler

YOUNG ALASKA

2014 - Ki Records
[Uscita: 21/04/2014]

loffler                                               # Consigliato da Distorsioni

Chiariamo subito: Christian Loffler con questo nuovo album si candida indiscutibilmente alla palma di miglior disco elettronico del 2014, con alcuni mesi di anticipo. E dire che il suo debutto di due anni fa, “A Forest”, aveva ben impressionato, questo sì, ma in pochi avrebbero scommesso su una crescita così esponenziale e sulla capacità di pubblicare una gemma quale è questo “Young Alaska”. Dentro si avvinghiano e si mescolano melodie autunnali, liriche confidenziali, ritmiche sofisticate e umori diametralmente opposti. Come un unico raggio che sbuca da un tappeto fitto di nubi, le otto canzoni dell’album creano un mesto grigiore per poi sedurre con una melodia morbida, mite, soave. Cresciuto sul Mar Baltico, in un paesino sperduto nel nord della Germania che non poteva offrirgli opportunità di apprendere i segreti del mestiere, Loffler è cresciuto da autodidatta della musica elettronica. Inizia a suonare e comporre all’età diloffler2 quattordici anni, fino a quando diventa produttore fondando, anzi co-fondando, la Ki Records, ovviamente specializzata nel settore della techno, dell’ambient e del minimalismo. Da questa essenziale biografia si possono già trarre i primi impulsi che il producer ha rielaborato in “Young Alaska”: in primo luogo quelle atmosfere gelide e selvagge già sentite in molti lavori di formazioni nord europee. Sia elettroniche, e allora la pacatezza delle percussioni, la profondità delle trame e lo studio che porta all’euritmia si fanno largo; sia rock, soprattutto post-rock, pur senza la carica destrutturalizzante, conservando la capacità di disorientare l’ascoltatore. E poi refrigera e rigenera, rendendo il lavoro perfetto per sfuggire all’afa estiva, proprio come farebbe una vacanza in terre nordiche.

 

Nella techno contenuta nell’album riecheggia inequivocabilmente la fluidità che caratterizza le composizione del britannico Jon Hopkins e proprio con il suo ultimo lavoro, “Immunity”, possiamo costruire il paragone più efficace, che appare evidente soprattutto nel dittico d’apertura di “Young Alaska”, la bellissima title track e la seguente Mt Grace, su binari decisamente IDM. L’umore a fondo della composizione è mesto, vero, ma senza mai neanche sfiorare profonde depressioni, anzi sempre pronto a regalare qualche attimo di euforia; per rimanere su altri ottimi album usciti quest’anno, potremmo dire che il lavoro lofflerdi Loffler è molto più vicino a “Everyday Robots” di Damon Albarn di quanto lo sia “Ghettoville” di Actress e, in questo senso, Roman ne è l’esempio. Per il resto, la linearità che deriva dalla vicinanza alla techno in 4/4 dà ampio respiro alle tracce, coccola e trafigge chi sta dall’altro capo della cuffia (Notes, Beirut, All Comes sono paradigmatiche). Poi il capolavoro del lotto, il brano che fa saltare un banco che già il resto della tracklist faceva vacillare: Veiled Grey, canzone perfetta, freschezza di percussioni ed ampiezza di liriche. Meravigliosa. Dunque, nell’anno dei ritorni di Donato Dozzy, Lone e Luke Abbott, delle sperimentazioni dell’italiano Lucy, delle ottime uscite di Kassem Mosse e Benjamin Damage,  Young Alaska è in grado di svettare nel vasto campo elettronico, tanto da far entrare Loffler nel gruppo di artisti da seguire con grande interesse. 

Voto: 8/10
Simone Pilotti

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