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5 settembre 2017 , ,

Naomi Punk

YELLOW

2017 - Captured Tracks
[Uscita: 04/08/2017]

Stati Uniti

 

naomipunk_yellowC’è aria di cambiamento in casa Naomi Punk: il trio originario della Penisola Olimpica, nello stato di Washington, spiazza con il nuovo album (il terzo in studio dopo "The Feeling", 2012, e "Television Man", 2014, tutti su Captured Tracks), “Yellow”, imprimendo una svolta sperimentale alla propria musica. A dispetto del nome, in questo nuovo lavoro di punk “tradizionale” c’è poco o nulla. A cominciare dalla durata: se gli artisti punk si sono sempre contraddistinti per canzoni brevi, concise e minimali, Travis Coster e compagni stupiscono con un doppio LP che consta di ben 25 tracce, per un totale di 75 minuti pieni di musica.

Una scelta piuttosto discutibile: la pressoché totale assenza di elementi melodico/orecchiabili nel disco rende veramente difficile arrivare alla fine senza distrarsi o cedere alla tentazione di mettere nel lettore un vero disco punk. Un autogoal che rischia di deviare l’attenzione dai contenuti intrinsechi dell’album, nel complesso  tutto sommato interessanti. La provenienza geografica ha certamente influito nella scelta dei suoni e delle naomi-punk_atmosfere che Naomi Punk vogliono sviluppare: tutto l’incedere del lavoro è attraversato da costanti richiami al grunge “nirvaniano” più violento e rabbioso, su cui si sovrappongono come castelli di carta elementi elettronici, psichedelici, avanguardistici che, però finiscono per fare a pugni tra loro. Nella moltitudine di suoni proposta da “Yellow” le cose migliori alla fine sono proprio quelle che cercano una maggiore aderenza alla “tradizione” di Seattle: Cookie (e Cookie II), Gotham Brake, Perfect, On Mi Mind, Tiger Pipe e Chains. Tra i brani strumentali dalla propensione sperimentale più marcata contenuti in questo disco troppo dispersivo e confusionario si fa notare My Shadow, ballata elettronica con rimandi “orientaleggianti” che nel complesso non appaiono stonati. Da bollino nero, invece, i sei naomi-punkminuti e oltre di Journey To The TopLa sensazione è che i tre abbiano voluto intraprendere un vero e proprio percorso verso la decostruzione degli architravi portanti della società occidentale, tra cui la musica pop.

Yellow non è album nè positivo nè propositivo: puro nichilismo sul cui altare i Naomi Punk hanno sacrificato anche la volontà/capacità di scrivere canzoni piuttosto che semplicemente distruggerle. Una scelta intellettualmente comprensibile, ma sulla bontà di trasportarla in musica c’è da discutere. A qualcuno piacerà, ma era lecito aspettarsi di più. 

 

Voto: 5/10
Riccardo Resta

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