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29 maggio 2013 ,

Yast

YAST

2013 - Adrian Recordings/Double Sun/Audioglobe
[Uscita: 26/04/2013]

Yast YAST 2013 – Adrian Recordings / Double Sun/Audioglobe Il grande Nord noi lo identifichiamo con grandi distese di ghiaccio, silenzi profondi, spazi immensi che si aprono di fronte ad esseri umani inclini alla malinconia e dai cupi pensieri filosofici sul destino umano, ebbene c’è un’altra Scandinavia ed è quella estiva illuminata dalla luce brillante e cristallina del sole, allegra per la fine del buio inverno e spensierata. Ed è a quest’ultima che si ispira la musica dolce e spumeggiante degli esordienti Yast, originari di Sandviken, sonnacchiosa cittadina della Svezia centrale. Originariamente Yast era un trio formatosi nel 2007 nella loro città natale, ma una volta trasferitisi a Malmö, città che offriva loro prospettive ben migliori, sono diventati un quintetto con l’aggiunta di un bassista e un batterista provenienti dalla band post rock Aerial.

 

Yast è l’acronimo di Yet Another Setup Tool, un software libero utilizzabile su Linux, perché i nostri abbiano scelto questo nome francamente mi sfugge, ma si sa ormai i nomi delle band seguono delle vie sempre più tortuose e misteriose. Ma tortuosa e misteriosa non è certo la musica dei cinque svedesi, lo si capisce sin dalle battute iniziali del disco: attitudine lo-fi per un dream pop dalle melodie tanto semplici quanto accattivanti, chitarre jangly, distorsioni leggere, twee pop, canto caldo e confidenziale con uso di cori e falsetto. Le melodie ariose e gentili a volte si ammantano di immancabile nostalgia, ma perlopiù questo degli Yast è un album solare, felicemente ispirato da una concezione leggera e leggiadra della vita, niente drammi, il dolore, la malinconia sono avvolte da un’aura dolce, primaverile che stempera i sentimenti spiacevoli e li rende più sopportabili. Del resto anche le canzoni, che come hanno dichiarato parlano «del nostro amore, della nostra solitudine e della nostra malinconia», hanno testi di presa immediata e facile comprensione, come richiede il pop sbarazzino e giovanile della band.

 

 I Wanna Be Young conquista subito per l’irresistibile melodia surf del ritornello, e malgrado nasca dall’odio che il cantante, appena venticinquenne, nutre per quelli più giovani di lui (!), suona allegra e pimpante come il video realizzato lungo le coste della Liguria; più crepuscolari e con una sotterranea vena psichedelica Stupid e Sick, che giustificano un certo accostamento ai Tame Impala, band alla quale hanno fatto da supporto in tour; canto in falsetto nella sognante e fin troppo romantica Believes; Heart Of Steel ci proietta nei colorati sixties fra surf, juke-box e corse al tramonto sulla spiaggia, con tanti saluti ai Beach Boys, mentre in brani come Strange life o The Person I Once Was i toni si fanno più malinconici e intimi. In definitiva un album frizzante di buon pop che conquista per simpatia e comunicativa, anche di questo abbiamo bisogno per tenerci un po’ su.

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

Yast 

 

 


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