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31 maggio 2014 , ,

Dead Horse One

WTHOUT LOVE WE PERISH

2014 - A Quick One Records
[Uscita: 14/04/2014]

dead horse one# Consigliato da Distorsioni

 

Lo shoegaze è certo stile che si addice a climi umidi e nebbiosi, inverni lunghi e scuri, quando l’anima, priva della luce del sole, sembra rannicchiarsi su se stessa, incupirsi in un melanconico e nostalgico ricordo di tempi ariosi e azzurri, in contrasto col grigiore del presente. Ecco invece che questa volta questi quattro giovanissimi alfieri del ‘rock che si guarda le scarpe’ arrivano invece dalla calda luce del sud della Francia, in particolare vengono da Valence, una cittadina del delfinato posta a 90 kma nord di Avignone e firmano questo loro lavoro per la prestigiosa label parigina A Quick One Records, dopo che il loro ep d’esordio aveva visto la luce su Crane Records poco più di un anno fa. A produrre questo “Without Love We Perish”, titolo estremamente significativo della fragilità psicologica e dell’inquietudine propria del genere, è Mark Gardener che fu leader dei Ride, una delle band shoegaze più rappresentative della scena inglese, e gruppo al quale la musica dei valenziani è stata speso accostata.

 

Come ha dichiarato il cantante Olivier Debard: «I Ride sono stati la maggiore esperienza dal vivo che io abbia mai visto e ora è incredibile pensare che pochi anni dopo ci troviamo a lavorare mano nella mano con Mark!». Dopo i primi due brani che si muovono in modo ortodosso dentro la dimensione shoegaze, suono ipnotico delle chitarre, canto monocorde, Raven vira più verso il britpop reso inquieto da chitarre distorte e dilaniate;dead horse one con By My Side, in particolare nella sua parte strumentale, l’assolo di chitarra ci porta verso suoni più propriamente psichedelici vicini ai Brian Jonestown Massacre, mentre Blackwood e Teen, con il loro suono catatonico di chitarre distorte che incedono lente e ossessive nei ripetuti accordi ci fanno precipitare nello shoegaze depresso di derivazione Spacemen 3. Decisamente una piacevole sorpresa questo disco dei transalpini Dead Horse One, ben suonato, ottimamente prodotto, nove brani che funzionano benissimo nel loro mood di malinconia e sguardo nichilista verso l’esistenza, ma anche capaci di improvvise aperture psichedeliche e di far filtrare raggi di speranza e di quiete in alcuni sprazzi melodici pop. 

 

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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