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12 marzo 2014

Arthur Beatrice

WORKING OUT

2014 - Open Assembly Records/Polydor Records
[Uscita: 24/02/2014]

Arthur-Beatrice-Working-Out-Signed# Consigliato da Distorsioni

 

Arriva nel periodo metereologicamente più adatto il debutto sulla lunga distanza degli Arthur Beatrice. Preceduto sin dalla loro apparizione on-line nel 2011 da alcuni singoli ed un EP (“Carter”) edito nel Luglio dello scorso anno, esce “Working out” che, diciamolo subito, è uno dei dischi indie-pop dell’anno! Il quartetto londinese il cui nome rende omaggio all’attrice americana Bea Arthur (da noi conosciuta principalmente per le sitcom americane  ‘Arcibaldo’ e ‘Cuori senza età’) ha impiegato ben diciotto mesi per confezionare quello che è un perfetto disco di pop sofisticato ed emozionale con rimandi a gente come The XX, Wild Beasts ed Alt-J, ma con’un impronta del tutto personale, grazie alle voci di Ella Girardot (anche tastiere) ed Orlando Sheppard/Leopard (chitarra, tastiere ed organo), capaci di alternarsi alla guida del tappeto volante intessuto dal basso e dalla batteria dei fratelli Hamish ed Elliot Barnes. Certo intendiamoci, nulla di totalmente originale se paragonati a bands come i London Grammar o i Daughter, ma qui troviamo uno spettro più ampio e capace di toccare vertici più elevati che trasportano grazie ai patterns di batteria - Late, More scrapers, Grand Union -  mentre le delicate trame di chitarra di Midland ci accompagnano in un uggioso viaggio metropolitano.

 

La già nota Carter con la sua intro di piano è una lancia che si conficca con dolce lentezza nel cuore e la voce di Ella accompagna in una svolta soul-funky di inaudita bellezza. Le sonorità spaziano così dal r&b al jazz, all’indie-pop a certo pop oscuro degli anni ’80  con la chiara commistione delle voci del duo Girardot/Sheppard a farla da padrone con la capacità di rendere più espressivo il tutto rispetto alle band sopra citate. Nella conclusiva Ornament & Safeguards anche i fratelli Barnes danno il loro contributo vocale e la batteria (che è un altro elemento distintivo del disco) intesse il suo sottofondo ritmicamente accattivante. Ella è semplicemente un virus che  coglie impreparati mentre il controaltare di Orlando tiene saldamente ancorati al senso di impotenza che si prova davanti alle emozioni più viscerali. Liriche a volte criptiche ed in generale di una malinconia oscura a dare uno spessore ulteriore. Non ci sono episodi che riescono a spiccare all’interno del disco (forse, dovendo citare un brano a tutti i costi, diremmo Midland) semplicemente perché il livello generale è davvero alto in tutti gli undici brani.

 

Voto: 8.5/10
Ubaldo Tarantino

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