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8 aprile 2012 ,

Orbital

WONKY

2012 - ACP Recordings
[Uscita: 2/04/2012]

Violadimarte LA SINDROME DEI PANDA Inquietanti pulsazioni salienti dagli abissi stessi del suono, afrori di 'rave-nightmares' e rasoiate di urticante gelo tecnotronico: il ritorno degli Orbital. A otto anni di distanza dal dignitosissimo “Blue Album”, e dopo la tanto sospirata reunion del 2008, i fratelli Hartnoll confezionano il loro ottavo album da studio. Diciamolo subito, nulla a che vedere coi capolavori del sodalizio electro, “Snivilization”, “In Sides”, “Middle Of Nowhere”...ma un prodotto sempre notevole, cruda simbiosi di motivi rave, selvagge pulsazioni dub, profonda inclinazione all'escavazione della molle e marcescente materia degli incubi metropolitani odierni. A cominciare dall'ipnotica traccia d'esordio, One Big Moment, aggressiva e sintetica danza sul filo del vuoto sonico, con campionamenti ai limiti del delirio su una base di indiavolato dub-step. Proseguendo per l'affascinante Straight Sun, abbacinante miscellanea, già dal titolo, di cadenze tastieristiche sognanti, dapprima, e di furiosi rivolgimenti heavy dance, infine.

 

La traccia migliore, invero, ci pare sia però rappresentata dal terzo frammento, Never, che sembra riportare il duo britannico agli albori dei loro più felici lavori, con suoni che paiono estrapolati dall'essenza sintetica di un'altra dimensione, melodie robotizzate del trentesimo secolo, piovute in siderali frammenti, con traiettorie oblique e a ritroso, nel nostro desertico tempo, a rischiararlo di luce cosmica. In New France, appare come guest-star Zola Jesus, a tratteggiare uno dei brani più spiccatamente dance dell'intero album. Mentre, oscura ai limiti dello spasmo febbrile è senz'altro Distractions, uno dei pezzi più sperimentali in assoluto. Suoni scolpiti in un raggio di luce violacea, con un contrappunto sottostante di voce femminile a tramarne il tessuto elettronico di ossessioni alla Philip Dick. Stringy Acid ci riporta a immagini di enormi sale popolate di alieni in trance tecnotronica.

 

Un soffio avernale pare spirare, invece, dal rovinoso e iterativo dub di Beelzedub, esercizio di puro cinismo elettronico, una sorta di malefica nenia giocata sul filo di un immaginario rasoio, con autentiche frustate al sistema nervoso ridotto in ceppi e agognante impossibili liberazioni. La splendida title-track, Wonky, che ospita Lady Leshurr, in puro stile sperimentale, fa da prodromo alla magnifica e conclusiva Where Is It Going?, colonna sonora ideale per impavidi colonizzatori di asteroidi. In definitiva, un ottimo disco, per una band che ha saputo nei decenni tenere alto il vessillo della grande elettronica, al pari di similari progetti seminali quali Autechre, Future Sound Of London, Aphex Twin, Banco De Gaia...Bentornati sul Terzo Pianeta.

Rocco Sapuppo

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