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11 luglio 2012 , ,

Liars

WIXIW

2012 - Mute
[Uscita: 4/06/2012]

Liars "WIXIWNon che i Liars non ci avessero già abituato a repentini cambi di genere e a tuffi improvvisi in forme sperimentali che, senza mezzi termini, venivano imposte come imprescindibili e protagoniste assolute di capovolgimenti drastici quanto coraggiosi e geniali. Questi di "WIXIW" (pronunciato wish you) sono i Liars della svolta elettronica, attenzione però, non parliamo di quei meravigliosi, folli e sghembi inserti che graffiavano la verve dance e post punk del loro primo "They Threw Us All In A Trench And Stuck A Monument On Top". Qui lo sbandierato ritorno alle origini, la risalita a ritroso verso il principio, metaforicamente richiamato anche dalla sigla palindroma del nuovo lavoro, non appare come la strutturazione di un processo creativo completamente avulso dalla logica dei target e del calcolo sottile. La mestieranza è un pò quella che decide di 'concedersi' ammiccante al synth pop e ad un ambient melodico - avanzo sbrandellato e abusato della magia irripetibile degli anni '80 - piuttosto che 'votarsi' all'originalità ad oltranza. E poi è piuttosto inquietante, la transmutazione che Angus Andrew sta compiendo verso la deità Tom Yorke, quello più tracotante e più insopportabilmente protagonista ad oltranza.

 

Detto questo per dovere di precisazione e nel rispetto di una carriera artistica di assoluto rispetto, ne esce comunque un lavoro apparentemente inattaccabile e inscalfibile. Dosaggi perfetti, contaminazioni ricomposte con il loro assoluto buongusto (collage perfetto tra Can, Battles, Yeah Yeah Yeahs), intuizioni argutissime, e sicuramente e indiscutibilmente almeno un paio di pezzi azzeccati e marchiati dalla zampata ferina della classe autentica. Tuttavia farei un grandissimo torto a lavori memorabili, geniali e ispirati come "They were wrong so we drowned" e "Drum's Not dead", alla loro oscurità ipnotica, alle loro trascinanti diluizioni atmosferiche, così come ai loro tribalismi viscerali e sanguigni, al percussionismo ammiccante al Pop Group, alle ritualità industrial meravigliosamente in bilico tra freddezza post moderna ed estasi tribale, misticismo e psichedelia deviata, crepuscolare smarrimento, se solo mi affidassi ad un ascolto non adeguatamente preparato.

 

Allora voglio pensare che Angus e compagni stiano semplicemente mettendo a punto le strategie per i prossimi sorprendenti sviluppi. Questo è un lavoro cerebrale che gioca con la tecnica e con le squadrature, con la concentrazione da studio di registrazione penalizzando il loro magico, libero fluire. Sintetizzatore e drum machine come macchine da esplorazione per saggiare la pulsione. Allora posso anche piacevolmente ondeggiare ai ritmi dance floor incontenibili di Brats, alla freschezza sorniona di A ring on every finger, alle dilatazioni un pò scontate e prevedibili di una pur ineccepibile Octagon con tanto di sfumatura Smithsiana (citazione colta? NdA). Dire che No 1 Against the Rush è il pezzo più bello di un manifesto consunto, di un'angolazione su cui già molti e in modo migliore avevano già dibattuto. Con la coscienza a posto di avere già nella mia collezione le pietre del paragone prima di gridare alla meraviglia, per dire che una III Valley Prodigies (emula perfetta del sound Radiohead) denota senz'altro una latitanza di idee. Ma del resto tutti abbiamo diritto al momento di 'evasione', rimaniamo tranquilli, non è successo niente.

Romina Baldoni

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