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10 febbraio 2012

Birds Of Passage

WINTER LADY

2011 - Denovali Recordings/Goodfellas
[Uscita: 17/12/2011]

Birds Of Passage è il moniker dietro il quale si cela l’artista neozelandese Alicia Merz che giunge con questo “Winter Lady” al terzo album in poco più di un anno, tutti per la tedesca Denovali. Musica minimalista, dalle atmosfere eteree e rarefatte, tenue e fragile come la brina di un mattino ghiacciato, che non disegna però paesaggi idilliaci e confortanti, ma torbidi e tormentati, ci parla di mostri che vivono dentro di noi, di melodie fatali e di sogni che annunciano disastri; come la bella copertina dai toni grigi su cui è disegnata l’immagine di una fanciulla, con i lunghi capelli che le coprono il viso, legata a un palo e col vestito macchiato di sangue. La voce di Alicia Merz è soave e sognante, ti penetra dentro in punta di piedi, sembra quasi chiederti scusa per essere venuta a disturbare la tua tranquillità e ti avvolge in un mantra sussurrato e irresistibile come il canto delle sirene.

 

Ma Alicia è una sirena non del Mediterraneo, ma delle eterne notti artiche invernali, in cui ti perdi dentro “interminati spazi e sovrumani silenzi” sprofondando nello spazio siderale. La musica è una presenza anch’essa quasi impercettibile fra strumenti acustici, effetti elettronici e drone che accompagnano il canto evocativo della Merz. Sette brani per quasi 50 minuti di musica della e per l’anima, ma l’album scorre come un unico flusso sonoro al quale lasciarsi andare, producendo un effetto straniante molto simile a quello prodotto dall’ascolto della musica classica indiana o degli artisti di Tuva, come Sainkho Namtchylak;  naturalmente la voce di Alicia Merz non ha l’estensione dell’artista mongola, ma produce una sorta di trance che durante l’ascolto porta la mente a perdersi nell’incanto, o forse per qualcuno nella monotonia.

 

E il rischio di una certa assuefazione e di un affioramento della noia esiste, non è certo la varietà delle composizioni la caratteristica di “Winter Lady”:  le canzoni che sembrano fluire in un unico grande canto ispirato dal gelo e dalla notte, sono tutte su toni dark e tenebrosi, strutturate su lunghe narrazioni, con sonorità algide e ripetitive e cantate in modo monocorde.  La voce è spesso filtrata e dilatata dall’eco, il paragone più immediato è quello con gli islandesi Sigur Ros.  Fra i brani, pur nella sostanziale uniformità delle composizioni, si fa comunque preferire Highwaymen In Midnight Mask’s, scelta anche come singolo, fra effetti che richiamano venti lontani, note di piano distillate come gocce e la voce filtrata che si dilata nel tempo. Un’ opera di non facile fruizione, non adatta a tutti i momenti della giornata,  che richiede concentrazione meditativa nell’ascolto e, come sempre nel caso della musica di ispirazione minimalista, il disco cresce e l’ascolto si affina col procedere degli ascolti svelandone la crepuscolare bellezza.

 

                                                                                                         

 

Ignazio Gulotta
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