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4 gennaio 2018 , ,

Zervas & Pepper

WILDERLAND

2017 - Pledge Music
[Uscita: 29/07/2017]

Galles

 

C'è una lunga tradizione tipicamente americana che da David Thoreau a Kerouac celebra la vita selvaggia, un isolamento contemplativo lontani dalla vita cittadina e sociale, ora tocca al duo formato da Paul Zervas e Kathryn Pepper seguire quelle orme, così la coppia si è ritirata per 28 giorni in Colorado in una baita isolata nelle Rocky Mountain, dove fra una passeggiata e una contemplazione della natura hanno scritto le tracce di questo loro ultimo lavoro intitolato significativamente “Wilderland”. Già, ma i Nostri sono gallesi di Cardiff, solo che il loro amore per la West Coast e la musica che vi nacque fra Frisco e Laurel Canyon è la dichiarata fonte d'ispirazione per la loro musica. I nomi di Byrds, Buffalo Springfield e soprattutto CSN&Y vengono immediatamente in mente, non a caso proprio David Crosby li ha molto apprezzati e in “Wilderland” tre tracce sono state prodotte su sua indicazione dal figlio James Raymond, che vi suona anche il piano. Questo è il loro quarto lavoro, del secondo “Lifebringer” ci eravamo occupati nel 2013, mentre ci era purtroppo sfuggito il terzo e questo siamo riusciti a recuperarlo con qualche mese di ritardo, ma è davvero difficile, nel marasma delle uscite, riuscire non solo ad ascoltarne buona parte, ma anche semplicemente ad accorgersi di tutto quel che esce.

 

Hotel Bible è in puro stile CSN&Y cori ariosi, le chitarre che ci fanno levitare meditando sulla solitudine «I'm as Lonely as an Hotel Bible», il tema della difesa della natura si affaccia nella bella Mother Earth, il cui testo si richiama a una leggenda dei nativi americani, secondo la quale quando appare il Serpente Nero è ora di unirsi per difendere la terra, e alla loro recente lotta contro la costruzione di una pipeline sul loro territorio. I Leave No Traces nella sua fragile delicatezza ci fa pensare a Joni Mitchell e Mazeppa and the Wild Horses riprende un poema romantico di Byron e lo musica in perfetto stile Laurel Canyon. Forse niente di nuovo sotto il sole, ma un disco di grande godibilità che certo guarda al passato, glorioso e indimenticabile, ma lo fa con gusto e classe, l'alternarsi delle due voci soliste funziona perfettamente, vengono talvolta in mente i Carpenters, gli arrangiamenti basati sulle chitarre acustiche si arricchiscono efficacemente con i tocchi del piano e delle sonorità evocative della steel guitar. Meritano senz'altro un ascolto questi gallesi d'America.

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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