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1 aprile 2012 ,

Above the Tree & The E-Side

WILD

2012 - Locomotiv Records
[Uscita: 13/01/2012]

# Consigliato da DISTORSIONI

La visionaria, eterea, delicatissima avanguardia del galletto alieno Marco Bernacchia si incontra in questo disco con la ritmica primitiva di Matteo Sideri. Ne nasce un progetto di commistione ad hoc che si fregia di una ragione sociale specifica: Above the Tree & The E-Side. Entrambi i personaggi si sono caratterizzati per aver compiuto esplorazioni elettroniche e sperimentazioni sonore continuando - però - ad attingere linfa vitale e spunti di ispirazione, tenendo sempre lembi delle proprie radici ben piantati nell’humus nutritivo e fecondo di generi specifici e storicamente solidi. Folk blues dilatato e scarno per Above the Tree, tribalismi percussivi, attitudine etnica per The E-Side. Cavalcate spaziali tra sentori di deserto e steppe desolate, tra riverberi di luci violacee e sinistre, presenze irreali sospese tra allucinazione e immaginazione dilagante. On the road ne dirada lo strato di mistero insinuandosi con lievi arpeggi acustici in una distesa sempre più densa di trame rumoriste e ed echi sintetici.

 

Vi sono episodi in cui la tensione emotiva, creata dalle dilatazioni corali aleggianti tra sussurro e lamento evocativo, va ad impattare in un suono troppo ritmico, in un dance techno beat che sottrae atmosfera e spleen visionario a troppi buoni spunti di partenza: W China, Winter Queen. L’immersione onirica mantiene spessore e giusta sapidità in Bunga Bu, caratterizzata da inserti di voci, tagli e atonalità suggestive e ben dosate. Morbidi sussulti di chitarra e loop improvvisati tra cigolii e battiti sparuti aprono una panoramica interessante su una foresta fossile lambita dal vento tra carcasse che affiorano e cespi rotolanti: Birds fobik town. L’osmosi perfetta degli stilemi e dell’estetica più sublime del duo emerge sicuramente in Safari F. C., in cui l’essenza del viaggio - tra origini ed esplorazione, esperienza ed evasione - si materializza e si esalta in unica armonica identità. Nel complesso il progetto è godibile e pregevole, curato e raffinato, con il mixaggio chirurgico e sapiente di Mattia Coletti.

 

Mantiene i tratti distintivi di creatività e gran temperamento di personalità sdoganate dall’ordinario e affamate di ricerca e gusto per l'improvvisazione. E' un'indagine nel selvaggio, in quel "wild" che è bisogno di rompere le righe. Ci riporta su due piani sequenza che il nostro occhio a piacimento, e senza forzature, può avvicinare e sovrapporre, o tenere in parallelo, per coglierne le sfumature e i contrasti più vivaci in tutta naturalezza. Non è necessariamente una pecca di questo album la mancata smussatura di certe diversità - che non vanno in alcun modo ad intaccare i relativi manifesti dei due artisti marchigiani ma semmai ne segnano una tappa di eclettica divagazione - ne viene anzi evidenziata quella magia conviviale, quel confronto costruttivo e di crescita che sa ampliare la panoramica percettiva, attingendo nelle più sfaccettate espressività musicali.

Romina Baldoni

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