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5 aprile 2016 ,

Trembling Bells

WIDE MAJESTIC AIRE

2016 - Tin Angel Records
[Uscita: 01/04/2016]

Scozia  #consigliatodadistorsioni     

 

trembliDopo il successo immediato di “The Sovereign Self”, i Trembling Bells si concedono un mini-album di 7 pezzi. Wide Majestic Aire arriva a colorare la primavera, come la copertina suggerisce, di arioso freak folk. Ancora una volta c’è tanto di autobiografico nel lavoro della band  di Alex Neilson: l’Aire del titolo è un fiume dello Yorkshire (da cui il batterista proviene) che attraversa Leeds. “L’Aire era una specie di santuario per me. Sono cresciuto nelle case popolari di Bramley e il fiume era a 5 minuti da lì. Da ragazzo ascoltavo Incredible String Band, Velvet Underground e Captain Beefheart, camminando coi miei cani lungo il fiume. Queste sono le cose che mi hanno formato e mi hanno indirizzato verso una certa direzione nella vita”.

Wide Majestic Aire rappresenta un viaggio a ritroso nell’intimità e nella vita dei suoi protagonisti, ma anche un viaggio tra Yorkshire, Scozia ed Inghilterra del passato e del presente. Curiosamente la band ha messo a disposizione su Spotify un breve commento di Neilson ad ogni pezzo: cosa lo ha ispirato, dove si trovava quando ha scritto le canzoni, a chi sono dedicate.

 

Musicalmente ha prevalso il folk tremblingsontuoso di Sweet Death Polka e O Where Is Saint George: la magnifica ed evocativa voce di Lavinia Blackwall onora la tradizione del folk-rock britannico leggera e tenera nella title-track iniziale, un’elegiaca ballata romantica il cui ritornello ricorda in modo imbarazzante la famosa Catch The Wind di Donovan. England Was Aghast dimostra cosa sarebbero stati i Fairport Convention con una pesante chitarra fuzz; Show Me An Hole (and I’ll Crawl in It) è un pezzo di folk tradizionale sommerso dal suono dell’organo; Swallows Of Carbeth (che fa il paio con Willows Of Carbeth dell’esordio “Carbeth” del 2009 – Carbeth è un luogo della campagna di Glasgow) riprende il folk brillante e nostalgico dell’inizio. I Love Bute è una minisuite freak. Neilson canta a cappella The Day That Maya Deren Died, un triste lamento che introduce l’ultimo pezzo.

 

tremblingThe Marble Arch (“Now I wish I was in London town carousing with my lass/ for it’s there I find infinity at the bottom of a glass/ Is the Central Line alone enough to inspire eight thousand poems?/ And the Marble Arch one day will be a song of mine.”) chiude il lotto in grande stile, crepuscolare e arioso (ispirato tra l’altro, dalla visita di Neilson a Roma). Il lato più sperimentale dei Trembling Bells rimane alla sbarra in quest’opera, non c’è dubbio. Il magma ipnotico e tribale di The Sovereign Self è tremblingbellsprofilestdstato quasi del tutto rimpiazzato da un’esigenza narrativa e strutturale più codificata, in un forte legame con la propria nazione e le proprie radici. Il racconto un mondo così emarginato e povero, quello del nord dell’Inghilterra e della Scozia, diventa una storia universale in cui si confondono razionale e mistico, antico e moderno, memoria e futuro, essenza ed esistenza.

I Trembling Bells sono una delle realtà più interessanti in terra scozzese dall’inizio del decennio, la loro capacità di giocare con tradizione e innovazione è innata: umorismo e malinconia, sperimentazione e radici, gioia intellettuale e giocosità barbare, tutto contribuisce a creare un humus compatto e coerente. 

Voto: 8/10
Ruben Gavilli

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