Migliora leggibilitàStampa
1 marzo 2012 , ,

Gabriel Kahane

WHERE ARE THE ARMS

2011 - 2nd Story Sound
[Uscita: 9/09/2011]

# Consigliato da DISTORSIONI

Gabriel Kahane è il figlio del noto direttore d' orchestra Jeffrey Kahane. Nato a Venice Beach, California, nel 1981, e residente ora a New York, dopo aver frequentato il New England Conservatory si trasferisce successivamente alla Brown University dove compone il suo primo musical. Ed è proprio grazie a queste esperienze, e soprattutto ad un' educazione musicale da parte del padre, che l'artista americano riesce senza alcuna difficoltà a proiettare la sua musica verso varie direzioni ed a battere senza problemi le strade del pop e la musica classica. Risulta quindi difficile attribuire a Gabriel Kahane un' etichetta o collocarlo in una scena musicale ben precisa. Nel 2006 con la pubblicazione di "Craigslistlieder", una raccolta quantomeno stramba di otto brani che prendevano spunto da alcuni annunci pubblicitari che comparivano sul sito craigslist.org, Gabriel Kahane inizia a godere di una certa notorietà. 

 

Già nel precedente album omonimo del 2010 le qualità compositive dell' artista americano venivano ben espresse da un pop molto raffinato. Una scrittura tanto godibile quanto elegante che mancava forse solo di una certa compattezza."Where Are The Arms" è un disco più maturo rispetto all'esordio del 2010. Un susseguirsi di canzoni brillanti che si dibattono tra gocce di pianoforte, ventate di violini e carezze di chitarra. Spiccano l'iniziale Charming Disease dalla strabiliante bellezza compositiva. Merritt Pkwy sfiora quasi sonorità jazz. La title track suona dolce e ammaliante sino all'orecchiabile e godibile LA,  Calabash & Catamaran che a tratti ricorda sonorità quasi progressive. Winter Song con un pianoforte vorticoso ed un flauto fluttuante è forse il momento migliore del disco. Autore eclettico quindi l'americano Gabriel Kahane che dimostra con questo secondo album di sentirsi a suo agio anche con composizioni dall'aspetto apparentemente semplice. Una scrittura obliqua e accattivante, rivestita di una patina elegante di sonorità pop e seduzioni classiche, tra Sufjan Stevens e Gershwin.

 

 

Michele Passavanti
Inizio pagina