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16 agosto 2016 , ,

S T F U

WHAT WE WANT

2016 - ElaB Records
[Uscita: 29/07/2016]

Inghilterra-Stati Uniti

 

STFU CoverE' sicuramente d'impatto S T F U, l'acronimo della poco garbata espressione british presa in prestito per battezzare il progetto: chiudere la bocca possibilmente senza proferire parole insensate. A celarsi dietro questo inedito ed ironico moniker sono le figure del cinquantottenne polistrumentista britannico Dean Garcia (colonna portante dell'onda shoegaze d'oltremanica degli anni novanta con i Curve ed in seguito spalla ideale della figlia Rose negli alternativi SPC ECO) e Preston Maddox, vocalist della post-punk band texana Bloody Knives. Un insolito connubio artistico che, dopo i vari approcci collaborativi del passato, ha deciso di rilasciare un debuct act tutto proprio. What we want è un disco che è andato a modellarsi man mano, frutto di un processo creativo imbastito attraverso l'asse telematico sospeso tra lo studio londinese di Garcia e casa Maddox in Austin. Le undici tracce che scaturiscono da questa simbiosi inventiva a distanza raccolgono solamente in sporadici frangenti le velleità sonore più congeniali ai due talentuosi musicisti dispensando altresì forte tinte elettro-pop, spesso dalla striature oscure, in un lavoro saturo di nebbiose atmosfere, fruscii di sottofondo ed ipnotici rumori sintetici. 

 

Loop trip-hop e trame dark in cui le stanche recitazioni di Maddox affondano costantemente disegnando un mood -spesso eccessivamente ripetitivo- dal sapore artefatto e abbacinato. Echi di Massive Attack e Smashing Pumpkins ma anche riverberi di synth-wave anni ottanta (Depeche Mode) in una tracklist che dispensa i suoi bagliori STFUPress 5 imagemigliori negli episodi New shadows, Promise e nel singolo apri-pista che dà il titolo all'album. Un viaggio musicale lungo un'ora in cui le cicliche e fredde costruzioni elaborate da Garcia e Maddox  immobilizzano l'ascoltatore in una dimensione statica, emotivamente spasmodica. Sebbene suggestivamente interessante What we want risulta di difficile assimilazione per tutti coloro non usi alla masticazione di produzioni musicali così estreme; la coppia anglo-statunitense ha il merito di osare, di addentrarsi in pertugi sonori anomali, dispensando un album convulso lontano da quelle che sono le proprie corde migliori, un album che finisce per risentire dell'inflessibile monotonia del proprio filo conduttore risultando alla fine efficare solo in parte.  

 

Voto: 6.5/10
Alessandro Freschi

Audio

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