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20 marzo 2018 , ,

Tarawangsawelas

WANCI

2017 - Morphine Records
[Uscita: 21/11/2017]

Indonesia      #consigliatodadistorsioni

 

Per comprendere la musica del duo Tarawangsawelas, dobbiamo necessariamente fare una premessa: l'Indonesia è un Paese vastissimo, composto da centinaia di isole, abitato da quasi duecento milioni di persone in grande maggioranza musulmane, vi convivono numerose etnie e culture, alle quali corrisponde una gran varietà di stili ed espressioni musicali. E la musica indonesiana ha certamente moltissimo da offrire, ci sono a testimoniarlo le ristampe e le raccolte di rock del periodo degli anni Sessanta e Settanta, il fiorire di band jazz rock, si pensi al catalogo della Moon June Records, per non parlare del gamelan e dell'influenza che ha avuto sulla musica occidentale o del geniale lavoro di band come i Senyawa che intrecciano stili occidentali come doom, industrial, noise e strumenti tradizionali.

 

Veniamo ora al duo Tarawangsawelas, proveniente da Bandung, il cui nome deriva da un particolare stile chiamato appunto tarawangsa che è suonato in un centinaio di villaggi nella parte occidentale di Giava. Uno stile che poco ha a che vedere con l'ampia orchestrazione di percussioni del gamelan, ma anche con la trance dei gruppi indonesiani che abbiamo conosciuto tramite la straordinaria serie "Unheard Indonesia" di Arrington de Dionyso (Old Time Relijun etc.). Il tarawangsa ha delle sue regole molto precise: così è denominato anche uno dei due strumenti in cui consiste, sorta di violino a due corde che si suona verticalmente, l'altro è il jentreng, a sette corde, vengono sempre suonati insieme (nella foto a destra). E' una musica eseguita esclusivamente nei riti e nelle cerimonie sacre, spesso accompagnata da danzatori: in questo "Wanci" è presente un solo brano tradizionale, Sekalipun, non a caso il più lungo del lotto seguendo così la tradizione del genere, mentre gli altri sono composizioni originali scritte per l'occasione dai due musicisti.

 

Certo è una musica che impone una certa disposizione  ad affrontare e confrontarsi con sonorità che molto probabilmente risultano nuove e insolite, ma che a un ascolto più attento potrà far venire in mente connessioni insospettabili con correnti della musica contemporanea occidentale, come il minimalismo, la drone music e perfino l'ambient o l'elettronica. Musica da meditazione, dai tempi distesi, da ascoltare in silenzio e raccoglimento, potremmo definirla una psichedelia arcaica e rituale, il suono del tarawangsara crea sovente aperture cosmiche ed evocative tali da ricordare il theremin; le progressioni sono lente, appena percettibili, i droni stordiscono e creano un'atmosfera ora di attesa ora di vuoto. Quella dei Tarawangsawelas è una trance mistica alla quale lasciarsi andare felici di esserne quasi storditi, avvolti nelle spire di una musica dionisiaca che per il tempo dell'ascolto ci perde in una dimensione altra e affascinante.

Il disco è stato prodotto, missato e arrangiato da Rabih Beaini, il boss della Morphine (etichetta per la quale pubblicano anche i Senyawa) e musicista con il nome di Morphosis, sperimentatore e ricercatore di suoni, nato in Libano, ma che ha vissuto a lungo anche nel nostro Paese, e al cui lavoro dobbiamo render merito per essere riuscito a rendere appetibile e moderna una musica dai tratti ancestrali e misteriosi. 

 

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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