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3 novembre 2014 , ,

La Chiva Gantiva

VIVO

2014 - Crammed Discs-Materiali Sonori
[Uscita: 17/02/2014]

Colombia-Belgio-Francia-Vietnam                              # Consigliato Distorsioni

lachivacover“Le Plat Pays”. Così chiamava il Belgio un suo illustre figlio, Jacques Brel: il paese piatto, magari intendendo qualcosa di più profondo che non solo la sua morfologia geografica. Molta acqua è passata sotto i ponti da quando il grande chansonnier compose quella canzone e il Belgio, nel frattempo, è diventato un posto molto più vivo, cosmopolita e ospitale. Un bell’esempio di questa vocazione universalista è l’album di cui ci occupiamo, visto che il gruppo è composto dai fondatori, tre percussionisti Colombiani residenti a Bruxelles, ai quali si sono aggiunti musicisti locali, francesi e, per non farsi mancare niente, un vietnamita. Detto che si tratta del secondo lavoro per La Chiva Gantiva, dopo “Pelao”, del 2012, che la registrazione effettuata a Bruxelles è stata mixata a New York dall’ottimo Joel Hamilton (Sparklehorse, Marc Ribot, per citare due dei suoi “clienti”), e che il gruppo, con un curioso giro del mondo all’incontrario, partendo dall’Europa adottiva ha conquistato recentemente un enorme successo proprio nella natia Colombia, veniamo ad analizzare il prodotto: ci muoviamo evidentemente in un ambito latinoamericano, se non altro perché la maggioranza del gruppo arriva da quel continente.

 

In particolare, l’influenza che salta per prima all’orecchio è quella del genere musicale principe della Colombia, la Cumbia, dall’inconfondibile incedere in 2/4, scandito dalle percussioni e dalla stridula accoppiata clarinetto/accordion. Ma nel pastiche musicale dei nostri c’è molto di più, dall’afrobeat, nelle tonanti sezioni di fiati, a spruzzate di punk, hip-hop e dosi da cavallo di funk. Il risultato finale è divertente, frenetico, trascinante, come seLa_Chiva_Gantiva_artist Rage Against The Machine, Fania All Stars e Fela Kuti si fossero trovati in un bar di Bogotà e, dopo qualche cerveza, avessero messo in piedi una jam session. Dalla quale, metaforicamente, laescono la pachanka scatenata della title track, la tribalità di Wepaje, il funk storto e dissonante di Pigeon, l’unico pezzo cantato in francese, la cumbia contaminata dal punk di La Pecosa, quella sposata con il funk di Me Voy De Mi Cabeza, quella accoppiata all’hip-hop di El Pollo, le escursioni afrobeat di Para Arribia e Estrenando. Non stiamo a nominare ognuno dei dodici brani che compongono l’album, quelli sopra citati bastano a esemplificare al meglio il suo contenuto, ma non sono necessariamente i migliori, visto che la qualità generale del disco è sicuramente alta e omogenea, senza alcuna caduta di tono. Un ascolto davvero pienamente soddisfacente, per una delle uscite più interessanti dell’anno, a parere di chi scrive.     

Voto: 8/10
Luca Sanna

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