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13 novembre 2013

Mats Gustafsson / Thurston Moore

VI ÄR ALLA GUDS SLAVAR

2013 - OTOroku Records
[Uscita: 11/10/2013]

Mats Gustafsson & Thurston Moore: VI ÄR ALLA GUDS SLAVAR L’incontro tra Mats Olof Gustafsson (Peter Brötzmann Chicago Tentet e molteplici altre collaborazioni), talentuoso sassofonista svedese, e il geniale chitarrista Thurston Moore, co-fondatore dei leggendari Sonic Youth, è di quelli destinati a ridisegnare il concetto stesso di musica sperimentale e d’avanguardia. Già nel 2012, i due temerari devastatori di ogni barriera sonora s’erano trovati a collaborare a un progetto discografico, “Play Some Fucking Stooges”, vertente sulla destrutturazione in chiave sperimentale dell’opera della storica band del Michigan, a tal punto, ispirandosene, da renderne irriconoscibile la sia pur minima traccia. Si ritrovano, adesso, protagonisti di un’apocalittica incursione nel caos cosmico di questa esperienza sonora: “Vi Är Alla Guds Slavar”, (la cui traduzione in inglese non è altro che: We Are All Slaves Under God, titolo ispirato all’omonima opera pittorica astratta di Edward Jarvis), null’altro che l’estrapolazione di due lunghi frammenti di improvvisazione per chitarra ‘trattata’ e sax, soprano e baritono, fulminato da scariche elettrostatiche dal live-set tenuto dai due terroristi sonici al Cafe OTO, in quel di Londra. Stampato in sole mille copie, in vinile 180 gr, l’album rappresenta la quintessenza della paranoia compositiva in chiave avant-garde-free jazz improvisations.

 

Il lato A del vinile ospita la prima tranche, con i suoi diciannove minuti, Vi Är Alla Guds Slavar, Part I, nella quale è la chitarra di Moore elaborata elettronicamente a recitare un ruolo preponderante, una sorta di crollo astrale di tutte le strutture lineari del suono, con lancinanti punte di feedback che trapassano l’apparato auricolare, fino a farlo sanguinare. Una valanga di rumore metallurgico cheMats Gustafsson & Thurston Moore: VI ÄR ALLA GUDS SLAVAR travolge ogni possibile e velleitaria resistenza d’ascolto. Il sax di Gustafsson, a tratti, s’inserisce con spunti di esplosiva e delirante policromia espressiva. Nel lato B, invece, in Vi Är Alla Guds Slavar, Part II, ventitré minuti, è il sax di Mats a torreggiare, dispiegato in tutta la sua potenza devastatrice di matrice free jazz, con le sortite chitarristiche di Thurston che si aprono varchi  travolgendo le barriere del suono, talmente astratte da ogni concetto di melodia, e virate verso un pandemonico oceano di autodistruzione sonora, da simulare per qualche minuto la fase di decollo degli aeroplani. Seppur intrigante, ascolto ostico, per usare un eufemismo, per quanti non siano adusi frequentare i territori impervi dell’avanguardia più allucinata. Per soli sopravvissuti ad almeno un paio di conflitti interstellari. 

Voto: 6/10
Rocco Sapuppo



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