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4 maggio 2015 ,

José Gonzàlez

VESTIGES & CLAWS

2015 - Mute Records
[Uscita: 17/02/2015]

 Svezia

 

josè Vestiges & ClawsJosé Gonzàlez: con un nome così chi direbbe che viene dalla fredda Svezia? Eppure è nato nella piccola Gothenburg, da genitori argentini, sfuggiti alla persecuzione della feroce dittatura militare dei settanta. Il giovane ragazzo ascoltava da piccolo molta musica popolare latina, un po' di reggae salvo confluire in avventure musicali sul filone hardcore punk. Trova infine la propria dimensione ideale come songwriter, nel filone depressivo, al pari del connazionale Kristian Mattson (The tallest man on earth). Esordisce nel 2003 con l'interessante "Veneer", per sola voce e chitarra, che vende l'incredibile cifra di 700.000 copie, una enormità considerata la natura del progetto. Se ne accorge anche la Mute Records che lo mette sotto contratto per il secondo "In our nature" (2007), al pari dell'esordio un disco davvero riuscito, pur essendo cupo ed intimista. Poi la sparizione. Di lui non si sa più niente, riappare alla fine a fianco dell'amico Tobias Winkerton, che con lui da vita al duo Junip, desideroso di nuovi sbocchi musicali. 

 

Jose-GonzalezDue dischi discreti ed una canzone, Far away che, immessa nella colonna sonora del film "La vita segreta di Walter Mitty", gli dona ulteriore visibilità. Ma a quanto pare il buon Gonzàlez deve aver pensato che otto anni di attesa per il suo fedele pubblico erano troppi e se ne ritorna con questo nuovo "Vestiges & Claws", senza allontanarsi troppo dalle sonorità dei precedenti dischi. E se dobbiamo trovare un difetto a questo nuovo album è proprio quello. L'artista argentino-svedese non apporta molte José_Gonzales_at_La_Route_du_Rock_2008,_bvariazioni alla sua tavolozza musicale, un suono solo raramente più ricco, ma senza nulla di rivoluzionario. Quando succede vengono fuori le cose migliori, negli oltre sei minuti di What will o in in Leaf off/The cave, dove un po' di percussioni aggiunte donano più colore alle altrimenti scarne e depresse composizioni presenti in questi solchi. Il resto del disco infatti è composto da malinconiche songs sulle tracce del solito Nick Drake, Open Book e l'iniziale With a link of a ghost sono le migliori. Un ritorno non proprio con il botto per Gonzàlez, forse il suo capolavoro deve ancora arrivare, il talento sembra esserci, non resta altro che aspettare.

 

Voto: 6.5/10
Ricardo Martillos

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