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23 febbraio 2013

Cult of Luna

VERTIKAL

2013 - Indie Recordings
[Uscita: 25/01/2013]

Cult of Luna  VERTIKAL - 2013 - Indie RecordingsA distanza di cinque anni dall’uscita di “Eternal Kingdom”, gli svedesi Cult of Luna rilasciano "Vertikal", sesto album della loro produzione. Il suono, più o meno impropriamente definito post-metal, riprende le sonorità del metal apocalittico dei Neurosis e l’attitudine strumentale degli Isis. Sono molte le affinità che legano i Cult of Luna agli Isis, dalla concezione della musica intesa come narrazione, all’immagine ricorrente di un futuro governato dall’oppressione e dall’alienazione. “Vertikal” è un album che prende ispirazione da “Metropolis”, il film muto girato da Fritz Lang nel 1927, che descrive le vicende di una megalopoli del futuro caratterizzata da una società divisa in classi, in cui i potenti vivono nei piani alti di grandiosi grattacieli mentre i poveri sopravvivono nei sotterranei della medesima città, lavorando come schiavi. Le sonorità rispecchiano l’espressionismo industrial del film, in cui l’alienazione e la disumanità prodotta dalla ripetitività dei cicli di produzione annienta definitivamente l’uomo in una solitudine senza speranza. Il futuro si trasforma in una visione angosciosa in cui l’oppressione verso i deboli viene istituzionalizzata in società illiberali che ricordano le distopie orwelliane.

 

L’album prende avvio con The One, traccia strumentale che celebra le meraviglie di Metropolis, la città verticale che si eleva sempre più in alto nel cielo con un' arroganza che promette profetiche e bibliche sventure. Il successivo I, The Weapon è una sorta di discesa verticale che parte dallo splendore dei piani alti dei grattacieli per atterrare nelle profondità del sottosuolo, aprendo uno squarcio sulla disumanità e sull’orrore destinato ai più deboli. I, The Weapon è uno dei brani più belli dell’album in cui la verticalità è esplorata in feroci discese ed in altrettante inaspettate risalite. L’anima post della band si esalta nella apocalittica Vicarious Redemption, brano di quasi venti minuti che parte da un lungo avvio strumentale per trasferirsi successivamente nei territori cari ai Neurosis, nei quali il conflitto interiore si tramuta in una piaga che divora l’anima. Con The Sweep e Synchronicity la band svedese esplora la meccanicità industriale che diviene metafora di un processo di alienazione che divora la residua umanità delle persone. Mute Departure parte dal silenzio claustrofobico del mondo del sottosuolo per esplodere definitivamente nell’urlo di rabbia degli oppressi, mentre Passing Through evoca le malinconiche sensazioni di chi assiste impotente alla distruzione della propria città, in una scena che rimanda esplicitamente al finale originario che Fritz Lang aveva concepito per il film. La poderosa formazione di Umeå, costituita da tre chitarre, due batteristi, un bassista ed un tastierista ci propone un album possente, dalla narrazione densa e stratificata, che prende possesso di tutto il territorio lasciato libero dalla dipartita degli Isis. Una conferma per una delle migliori band di metal strumentale attualmente in circolazione.

Voto: 7.5/10
Felice Marotta

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