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14 aprile 2013 ,

Barn Owl

V

2013 - Thrill Jockey
[Uscita: 15/04/2013]

Barn Owl – V (Uscita 15/04/2013 – Thrill JokeyEvan Caminiti e Jon Porras, arrivano con il nuovo album “V” (come esemplifica il titolo, il quinto della loro carriera), in uscita per Thrill Jockey a distanza di due anni dall’ultimo “Lost in the glare”, ad avantaggiarsi, grazie alla produzione di Phil Manley (Moon Duo, Wodden Shjips, Golden Void) del fare musica in studio ed utilizzare l’elettronica per accelerare ulteriormente la loro marcia di avvicinamento ad una visione desertica,  verso le proprie radici selvagge e dell’inconscio. Un bel lavoro che risulta un po’ disarmante nel suo viaggiare su un pianeta disabitato da milioni di anni, incontrando scenari apocalittici fatti di albe di luce intensa minacciate da tornado improvvisi in un ambient/drone  di rara raffinatezza ed eleganza emotiva. L’incedere inquietante di Void redux disegna lo scenario di sfondo, fatto di stelle cadenti ed un synth che si dipana in maniera oscura mentre prende corpo un sottile gioco di scambio tra una drum machine e le trame di chitarra.

 

Il lato Desert-Rock della band rende lo sguardo su questi paesaggi ancor più impressionante tra echi di chitarre e ritmi di batteria tanto semplici quanto lenti nell’incedere del ritmo evolutivo, in cui una voce umana appare come una piccolo squarcio di speranza nella desolazione generale. Ogni traccia  si avvolge in vari strati come le chitarre carillon, e l’organo di The long shadow, mentre la tempesta elettronica di Against the night, disegna paesaggi glaciali. La vetta tellurica viene raggiunta con Blood Echo, dai vaghi rimandi agli ultimi Swans, brano già affascinante di suo, ma che nell’incedere all’interno dell’album suona quasi come una rivelazione con le percussioni che assumono il controllo totale della scena, a completamento del lavoro di introduzione delle stesse fatto su “Lost in the glare”. La  significativa evoluzione nel modo in cui i Barn Owl costruiscono la loro musica è esemplificata dal brano conclusivo The Opulent Decline,  originariamente concepito come 30 minuti di improvvisazione, arrivati poi, attraverso editing e conversioni varie a 17.  L’introduzione dell’elettronica ha portato il duo di San Francisco ad un Ambient/Dub che va oltre la definizione di Drone, davvero affascinante, complesso e variegato con cui scandagliare gli angoli estremi dell’oscurità e della luce in cui perdersi a volume altissimo nel nostro spazio/tempo interiore. Sicuramente il loro miglior lavoro fino ad oggi!

Voto: 8/10
Ubaldo Tarantino

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